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	<title>Psicologia Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
	<lastBuildDate>Thu, 26 Sep 2024 17:34:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 17:34:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.Perché può succedere questo? Quali le possibili cause? Prima di tutto, è il potersene accorgere Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un [&#8230;]</p>
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<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.<br />Perché può succedere questo? Quali le possibili cause?</p>
<h3>Prima di tutto, è il potersene accorgere</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un malessere persistente alle cause lavorative. Il lavoro può logorare nel tempo, creando un disagio che tende ad incarnarsi, a diventare una parte di sé, così dentro di sé, che il disagio può sembrare un qualcosa da cui non ci si potrà mai separare. Anzi può diventare quasi impossibile il poterlo solamente pensare.</p>
<h3>Il valore psichico del lavoro</h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro è ciò che caratterizza la vita adulta (così come il gioco dovrebbe caratterizzare quella dei bambini).  Attraverso il lavoro l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni e quelli dei propri cari. Nello specifico si potrebbe anche parlare di soddisfazione dei desideri, anzi, potremmo dire che il desiderio è il modo particolare attraverso cui l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni. Un esempio semplice: tutti devono mangiare (bisogno), ma il modo in cui farlo appartiene al campo del desiderio. Su questa semplice distinzione, tra bisogno e desiderio, possiamo ricavare il valore psichico che implicitamente attribuiamo al lavoro, e questo valore, ci introduce alle possibili cause di malessere che la routine lavorativa può generare.</p>
<h3>Il lavoro: tra bisogno e desiderio</h3>
<p style="text-align: justify;">Come in ogni vicenda umana, quando il lavoro è sostenuto dal desiderio, allora ci sono le condizioni per la soddisfazione e la crescita (personale e professionale). Quando il lavoro si appiattisce sulla dimensione del bisogno, allora cominciano i problemi. La perdita o la caduta del desiderio, fa perdere la prospettiva, lo sguardo verso un’avvenire, e iniziano a crearsi delle sacche nella personalità, che diventano “zavorre” psichiche, ovvero  dei veri e propri pesi  psichici da portare e sopportare.</p>
<h3>Gli effetti delle zavorre</h3>
<p style="text-align: justify;">Il peso  psicologico, diventa un qualcosa che implicitamente obbliga il sistema psichico a doversene farne qualcosa. E come si formano le zavorre? Utilizzando la metafora dell’apparato digerente, possiamo dire che una buona digestione avviene quando il sistema psichico è in grado di assimilare i propri nutrienti (ciò che stimola il desiderio e l’ampliamento della prospettiva), e quando riesce a scartare ciò che non gli serve. Le zavorre invece,, sono la difficoltà nel distinguere ciò che serve da ciò che può essere effettivamente scartato. Nell’ indecisione su ciò che può essere scartato, si tende a trattenere tutto. Questo trattenere, è spesso generato dalla paura del cambiamento, o dalla impossibilità di prendere (e mantenere) una posizione che si ritiene utile per il lavoro (e dunque a anche per sé stessi).</p>
<h3>Aprirsi alle nuove prospettive </h3>
<p style="text-align: justify;">Perché ciò possa accadere, innanzi tutto è necessario coltivare un atteggiamento attivo all’interno del proprio lavoro. Un atteggiamento attivo, significa che la routine del quotidiano non deve intorpidire la propria capacità di valutazione. Ciò che non va, ciò si avverte come pesante, o addirittura nocivo per sé stessi, deve poter essere colto. Deve poter avere uno spazio mentale in cui farlo esistere, per avvertire le risonanze emotive di ciò che può significare. Arrivare ad un proprio significato personale, nel disagio sul lavoro, è il primo passo per poter prendere delle Reali decisioni. È per Reali qui si intende il capire che cosa effettivamente si cerca e si vuole da proprio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <a href="https://morenomattioli.it/capire-cosa-e-importante-per-se-stessi/">approfondire</a> </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La paura nel chiedere un aiuto psicologico</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-paura-nel-chiedere-un-aiuto-psicologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 14:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[gabbie mentali]]></category>
		<category><![CDATA[il primo colloquio con lo psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[paura dello psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[paura di cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[rimanere nello stare male]]></category>
		<category><![CDATA[scappare dalla guarigione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può accadere che una persona che si rivolga ad uno psicoterapeuta, fatto il primo colloquio e accordato il colloquio successivo per effettuare una valutazione della situazione, disdica dopo alcuni giorni l’appuntamento, affermando “che non se la sente di continuare”. Ha sbagliato qualcosa lo psicoterapeuta? La prima cosa che si può pensare è che lo psicoterapeuta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può accadere che una persona che si rivolga ad uno psicoterapeuta, fatto il primo colloquio e accordato il colloquio successivo per effettuare una valutazione della situazione, disdica dopo alcuni giorni l’appuntamento, affermando “che non se la sente di continuare”.</p>
<h3>Ha sbagliato qualcosa lo psicoterapeuta?<br /><br /></h3>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che si può pensare è che lo psicoterapeuta non abbia fatto una buona impressione, oppure che le cose che sono state proposte ,il paziente non le abbia sentite utili per sé o per la sua situazione. Tutto ciò è possibile, tant’è che l’incontro con lo psicoterapeuta è un incontro con una persona che propone un certo approccio relazionale, e questo non può andare bene per <em>tutti.</em></p>
<p>In effetti un paziente può pensare o realizzare successivamente al primo colloquio “queste cose non fanno per me, capisco che non mi saranno d’aiuto “.</p>
<h3>Quando lo psicoterapeuta chiede un chiarimento </h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso il disdire il colloquio successivo avviene per messaggio, più difficilmente avviene attraverso una telefonata. Quando si riceve il messaggio è si avverte che nel messaggio c’è la necessità di STACCARE, ovvero che ciò che è urgente per il paziente  è chiudere questo piccolo legame che si è creato attraverso il primo colloquio. Io in questi casi chiedo; chiedo se il paziente non si è trovato bene, se c’è qualcosa che a posteriori si è capito che non va bene per sé stessi o per la propria situazione. Magari capita che un paziente mentre fa un primo colloquio con un professionista, contemporaneamente ne fa altri con altri professionisti.</p>
<h3>La proposta</h3>
<p style="text-align: justify;">Di solito propongo comunque di incontraci almeno una seconda volta, per poter “capire” che cosa c’è che non è andato bene. Perché questa proposta? Perché molto spesso il paziente che chiede aiuto, in realtà dentro di sé vive la richiesta d’aiuto in modo ambivalente, e carica di aspettative il primo colloquio di un qualcosa di cui neanche lui è consapevole.</p>
<h3>La paura nella richiesta d’aiuto</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso il paziente è portatore di un equilibrio molto precario, sta male, magari vive delle inibizioni e dei blocchi che durano anche da molto tempo, ma allo stesso modo, la situazione di disagio, ansia o depressione, è diventata il modo in cui quel paziente vive, ovvero L’EQUILIBRIO PATOLOGICO che lo caratterizza. In quest’ottica l’equilibrio patologico è pur sempre la cosa con la quale si è creata una maggiore famigliarità,  e dunque implicitamente il paziente vive un ricatto che la mente gli fa.</p>
<h3>Il ricatto della mente</h3>
<p>Cosa dice implicitamente la mente al paziente di cui stiamo parlando, “stai attento se chiedi aiuto, perché è vero che vuoi stare meglio, ma il terapeuta potrebbe anche farti stare peggio!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa aspettativa latente il paziente arriva al primo colloquio, e capita che nel momento in cui il paziente chiede qualcosa di efficace per stare meglio, lo voglia senza un proprio coinvolgimento, secondo la logica della medicina e del farmaco. Qualcosa che agisca indipendentemente dall’implicazione del paziente.</p>
<h3>Cosa invece è bene sapere</h3>
<p style="text-align: justify;">E bene sapere che non esiste nessuna psicoterapia o aiuto psicologico che non implichi la messa in gioco del paziente, che nel momento che si tocca l’equilibrio patologico, l’ansia e la paura si faranno sentire, e lo faranno perché in fondo non pochi pazienti vivono LA PAURA DEL CAMBIAMENTO CHE LI POSSA FAR STARE BENE. <br />E perché succede questo? Perché la paura è strettamente collegata al CAMBIAMENTO, di qualsiasi natura esso sia, positivo o negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque fate attenzione ai ricatti della mente, e soprattutto è bene sapere che lo stare meglio passa dal rapporto terapeutico con l’altro, mentre il mantenimento del sintomo o della malattia, passa attraverso una chiusura e lo scappare dal rapporto con l’altro che fa paura per definizione.</p>
<p>I ricatti della mente possono diventare delle <a href="https://morenomattioli.it/le-gabbie-mentali/">gabbie mentali</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le gabbie mentali</title>
		<link>https://morenomattioli.it/le-gabbie-mentali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 16:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[come uscire dallo star male]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dagli attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dai disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dai problemi con l’alcool]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla depressione]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla dipendenza da cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dallo shopping compulsivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono delle modalità di pensiero in cui l’individuo che cerca di recuperare una propria salute psicologica, non si accorge di rimanere intrappolato all’interno di loop che lo costringono a perdere la speranza, e a non vedere la via d’uscita per il proprio dolore. Perdere la speranza E’ piuttosto comune che le persone che soffrono sul [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Esistono delle modalità di pensiero in cui l’individuo che cerca di recuperare una propria salute psicologica, non si accorge di rimanere intrappolato all’interno di loop che lo costringono a perdere la speranza, e a non vedere la via d’uscita per il proprio dolore.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perdere la speranza</h3>
<p style="text-align: justify;">E’ piuttosto comune che le persone che soffrono sul piano psicologico perdano la speranza di poter recuperare un proprio benessere. Quando ciò accade non significa che si sia in presenza della sola depressione, in modo più generale questo può accadere per diverse patologie. Può accadere negli attacchi di panico, così come nella dipendenza dalla cocaina o dall’alcol, nello shopping compulsivo, o nel dolore di una perdita inconsolabile. Le patologie possono essere le più varie.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Si è cercato un aiuto?</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è una domanda che utile porsi, ho cercato aiuto? E se si, perché ora non sto ancora bene?<br />
Si può chiedere aiuto a famigliari o amici, si può anche aver chiesto aiuto ad uno psicologo o ad uno psichiatra, eppure le cose non sono cambiate.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Capire la situazione</h3>
<p style="text-align: justify;">Anche nel modo di chiedere aiuto può essere annidato il fulcro del problema. Gli amici non capiscono, per i famigliari si è un peso? Lo psichiatra voleva dare dei farmaci che non si voleva prendere? Anche in questo caso le possibilità sono tante. Capire la situazione significa innanzitutto cercare di capire se c’è un legame con il proprio disturbo, capire se effettivamente se ne potrebbe fare a meno, o se invece anche se esso fa soffrire si può constatare che in un qualche modo “lui” ci deve essere.</p>
<h3 style="text-align: left;">Chiedere aiuto significa accettare che qualcosa di sé deve cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è la vera condizione per poter formulare una Reale richiesta d’aiuto, una richiesta non fatta così alla cieca. Capire a chi formulare una richiesta d’aiuto è già un modo per provare a prendersi cura di sé. Provare a formulare un aspettativa su come si vorrebbe essere aiutati, è un modo per potersi orientare nel proprio stare male, ed indirizzarsi verso ciò che si può credere utile. Non essere inglobati dalla passività è effettivamente un passo in avanti. In fondo chi si trova a leggere questo articolo e si ritrova all’interno di un disagio psicologico, sta già facendo qualcosa, evidentemente sta cercando qualcosa per sé.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Uscire dalla gabbia della passività</h3>
<p style="text-align: justify;">La passività è la vera gabbia, una gabbia fatta di un nulla, dove in fondo si può aspettare che qualcun’altro faccia al posto proprio. In alcuni disturbi importanti, questa è effettivamente la condizione perché si avvii una cura. Comunque stiano le cose, la passività mentale, è una delle condizioni che può togliere la speranza, far rimanere all’interno della coazione delle proprie dipendenze, o giustificare un isolamento come unica modalità difensiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Un possibile approfondimento lo potete trovare nell’articolo <a href="https://morenomattioli.it/mentire-a-se-stessi/">Mentire a sé stessi</a></p>
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		<title>Come aiutare le persone che hanno problemi con l’alcool</title>
		<link>https://morenomattioli.it/come-aiutare-le-persone-che-hanno-problemi-con-lalcool/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Oct 2023 21:32:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare chi ha problemi con il bere]]></category>
		<category><![CDATA[consigli per chi ha problemi di alcolismo]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da alcool]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia per alcolisti]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dall’alcolismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Metto in questa pagina un link che permette di accedere ad un video in cui tratto sui primi passi da fare per aiutare le persone che hanno problemi con l’alcol. Spesso queste persone non sono consapevoli del loro problema, il quale viene percepito dai famigliari o amici che si trovano a vivere i cambiamenti negativi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Metto in questa pagina un link che permette di accedere ad un video in cui tratto sui primi passi da fare per aiutare le persone che hanno problemi con l’alcol.</p>
<p>Spesso queste persone non sono consapevoli del loro problema, il quale viene percepito dai famigliari o amici che si trovano a vivere i cambiamenti negativi che la dipendenza da alcool comporta.</p>
<p>Nel video si troveranno consigli e indicazioni per le persone che soffrono e subiscono i problemi che un loro famigliare o amico crea nei rapporti interpersonali.</p>
<p>Di seguito il link del <a href="https://youtu.be/-Qda5p_acuU?si=3cmJboVDYliVny9n">video</a></p>
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		<title>Il corpo-cervello in psicoanalisi può non essere quello che si crede</title>
		<link>https://morenomattioli.it/il-corpo-cervello-in-psicoanalisi-puo-non-essere-quello-che-si-crede/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 20:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello e computer]]></category>
		<category><![CDATA[corpo come una macchina]]></category>
		<category><![CDATA[la computazione del cervello]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze affettive]]></category>
		<category><![CDATA[origini della coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi e cervello]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi e coscienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il corpo sembra essere un riferimento chiaro ed immediato. Quando si parla di corpo, non sembrano esserci dubbi su cosa esso sia. Anche nelle teorizzazioni psicoanalitiche, soprattutto quelle che si appoggiano alle neuroscienze, il corpo e il cervello vengono considerati nella loro morfologia e struttura come il tratto distintivo dell’umano. Le cose stanno effettivamente così? [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il corpo sembra essere un riferimento chiaro ed immediato. Quando si parla di corpo, non sembrano esserci dubbi su cosa esso sia. Anche nelle teorizzazioni psicoanalitiche, soprattutto quelle che si appoggiano alle neuroscienze, il corpo e il cervello vengono considerati nella loro morfologia e struttura come il tratto distintivo dell’umano. Le cose stanno effettivamente così?</p>
<h3>L’hardware del corpo e del cervello</h3>
<p style="text-align: justify;">Anche se lo studio della complessità del corpo e del cervello, permette di costruire delle metafore che rendano conto dell’umano, ad un’analisi un po’ approfondita può emergere che l’umano non si allontani dal concetto di macchina o computer. In fondo in molte trasmissioni di divulgazione scientifica si parla del corpo come “una macchina meravigliosa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio del cervello, soprattutto a partire dai neuroni a specchio e del concetto relativo di “simulazione incarnata”, sembra poterci restituire una spiegazione più plausibile della sensibilità umana. Il concetto di Mentalizzazione potrebbe esserne un esempio.</p>
<h3>Per coloro che romanticamente credono che un intelligenza artificiale non potrà mai acquisire una coscienza</h3>
<p style="text-align: justify;">Molti psicoterapeuti-psicoanalisti avvertono istintivamente la radicale diversità tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale. E quando essi si appoggiano alle recenti scoperte delle neuroscienze, richiamando i neuroni a specchio, o l’intelligenza emotiva dell’emisfero destro, dicono qualcosa di assolutamente condivisibile, l’uomo non è una macchina, e un computer non diventerà mai cosciente. Se però andiamo ad analizzare le fondamenta elementari su cui si erge l’edifico teorico neuroscientifico, potremmo trovare delle sorprese.<br /><br /></p>
<h3>Il cervello computer</h3>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo al tipo di segnale minimo che circola all’interno del nostro cervello, guardando al singolo neurone, non possiamo non constatare che il neurone potrà assumere due stati: uno stato eccitatorio o uno stato di riposo. Lo stato <a href="https://www.unisalento.it/documents/20152/207558/10_+potenziali+graduati+e+potenziale+d-azione.pdf/89b12e54-1a49-3fc6-e62a-38dfb8f378b9?version=1.0">eccitatorio</a>  viene generato da un potenziale d’azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò per dire che L’unita di informazione minima che circola all’interno del cervello, così come oggi è pensato dalle neuroscienze, è un informazione di tipo binario, un informazione che può essere rappresentata da un 1 o uno 0. Su questo tipo di informazione le reti neurali eseguono un computo, ovvero fanno dei calcoli.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa significa?</h3>
<p style="text-align: justify;">Significa che qualsiasi modello delle neuroscienze attuali (anche quelle affettive) sotto intendono in modo implicito che gli stati affettivi hanno alla loro base un computo. Ciò che sfugge a molti psicoanalisti e psicoterapeuti che cercano di costruire dei ponti tra la mente e il cervello, è che i fenomeni più specificamente umani (e che loro ritengono non poter essere riproducibili nei computer) hanno alla loro base ciò che vorrebbero negare, ovvero la computazione. </p>
<h3 style="text-align: justify;">Un circolo imprevisto </h3>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i colleghi che si appellano all’intelligenza emotiva, alla necessità della sintonizzazione tra emisferi destri, o alla sintonizzazione frutto della simulazione incarnata, in fondo cercano di affermare lo specifico di ciò che è un essere umano. Eppure però il paradigma delle neuroscienze (implicitamente) si appoggia a ciò che si definisce essere una macchina di Touring, ovvero una macchina che esegue un determinato tipo di calcoli. È su queste basi che alcuni teorici dell’intelligenza artificiale pensano di poter dare coscienza <a href="https://www.futuroprossimo.it/2022/11/nuovo-modello-computazionale-di-cervello-spiana-la-strada-allai-cosciente/">all’intelligenza artificiale</a>. Dunque, ritengo che la maggior parte degli psicoanalisti che cercano nelle neuroscienze la spiegazione delle funzioni neurobiologiche che ci rendono specificamente umani, di base non considerano che il loro modello (a partire da quello dei neuroni a specchio) è un modello computazionale. Mi sembra che in questo modo emerga una strana simmetria, ciò che ci renderebbe umani in realtà sarebbe una macchina computazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo il mio sguardo rispetto alle neuroscienze si volge altrove, e nello specifico nelle parole di Roger Penrose:</p>
<p style="text-align: justify;">“vi sono manifestazioni esteriori di oggetti coscienti (diciamo, cervelli) che differiscono dalle manifestazioni esteriori di un calcolatore: gli effetti esterni della coscienza non possono essere adeguatamente simulati in modo computazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo non intendo dire che le scoperte neuroscientifiche che spiegano l’empatia, gli affetti e lo specifico dell’essere umano non siano vere, ma che esse, da sole, non possono essere sufficienti a dipanare il più grande mistero dell’essere umano, ovvero la sua autocoscienza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/il-corpo-cervello-in-psicoanalisi-puo-non-essere-quello-che-si-crede/">Il corpo-cervello in psicoanalisi può non essere quello che si crede</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>Capire cosa è importante per sé stessi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare vita]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[importanza]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[prospettive]]></category>
		<category><![CDATA[sogni per il futuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste una routine della giornata in cui si fanno le cose consuete, in esse dovrebbero essere contenute anche le cose che si ritiene importanti. Ma le cose stanno davvero così? Se ci si ferma a riflettere, si può veramente dire che nel corso delle proprie giornate si fanno le cose importanti per sé? Aprire una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Esiste una routine della giornata in cui si fanno le cose consuete, in esse dovrebbero essere contenute anche le cose che si ritiene importanti. Ma le cose stanno davvero così? Se ci si ferma a riflettere, si può veramente dire che nel corso delle proprie giornate si fanno le cose importanti per sé?<br /><br /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Aprire una riflessione</h3>
<p style="text-align: justify;">Se si riflette sulle proprie giornate, e si guarda alle cose che si ritiene importanti che cosa si scopre? Le cose importanti per la propria vita appartengono già al quotidiano? Le giornate risultano soddisfacenti perché si fanno le cose che piacciono o si desiderano?<br /><br /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Gli interessi cambiano con il passare del tempo</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è una constatazione importante, gli interessi non rimangono stabili una volta per tutte. Ci sono orientamenti di base che guidano il vivere quotidiano, ma poi i propri desideri possono essere mutevoli, ciò che un tempo si voleva ardentemente oggi potrebbe essere la tranquillità del proprio quotidiano. Ma questa tranquillità è quello che si vuole? Si ha soddisfazione di questo, oppure un senso di banalità o di inutilità si affaccia nel proprio pensiero.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Osservare i desideri</h3>
<p style="text-align: justify;">Si desidera qualcosa? Oppure tutto si sfuma in un quotidiano conosciuto ma senza sorprese. Eppure il desiderio esiste sempre, c’è sempre un Altro a cui rivolgerci e che si può desiderare? Quando non si trovano tracce di desiderio in sé, allora un campanello d’allarme può suonare. Cosa soffoca la propria capacità di desiderare?</p>
<h3>Accogliere il nuovo</h3>
<p style="text-align: justify;">Come riconoscere il nuovo? O ancora, come far sì che il nuovo accada. I rapporti vitali sono rapporti produttivi, dove l’incontro produce qualcosa di inaspettato, e il nuovo diventa il piacere di scoprire e di conoscere. I semi del nuovo lo si trova all’interno del pensiero, del modo di pensare. E va ricordato che il nostro pensiero si alimenta della parole dell’Altro. Il nuovo è caratterizzato da una parola piena di risonanza simboliche, nuove prospettive, nuove idee, nuovi interessi. La parola vuota invece è la parola che si ripete stancamente in modo abitudinario, che conferma sé stessa, e non da nuove spinte propulsive. Il nuovo però non va cercato in modo volontario, con intenzionalità (ora cerco il nuovo, si potrebbe pensare). Il nuovo è un prodotto imprevisto dell’incontro, per questo motivo si può riflettere sulla rete dei propri rapporti interpersonali, e capire quali incontri alimentano una crescita del pensiero, e quali invece ristagnano in un quotidiano senza prospettiva.</p>
<p>Chi vuole approfondire come la tematica del tempo influisca anche sul desiderio e il benessere può cliccare <a href="https://morenomattioli.it/vivere-il-tempo-e-il-benessere-psicologico/">qui</a></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Genitori che fanno quello che dicono i figli</title>
		<link>https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 17:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[figli che mettono i piedi in testa ai genitori]]></category>
		<category><![CDATA[figli prepotenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori che non ne possono piu]]></category>
		<category><![CDATA[genitori in difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[genitori sfiniti]]></category>
		<category><![CDATA[la fatica di fare i genitori]]></category>
		<category><![CDATA[non riuscire ad educare i propri figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli. Dai capricci e oltre Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli.</p>
<h3>Dai capricci e oltre</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora può capitare che i genitori seguano i propri figli in ogni loro capriccio, generando in questo modo un senso di onnipotenza che nel futuro si scontrerà con la realtà delle relazioni.</p>
<h3>Lo smartphone</h3>
<p style="text-align: justify;">Il cellulare può essere un modo per facilitare la diluizione educativa. Se il bambino viene lasciato con lo smartphone (per non sentirlo), allora succederà che nel momento in cui si ascolta il bambino lo si dovrà subire. Il genitore che delega allo smartphone l’occupazione del tempo libero, o l’evitamento del conflitto per aggirare il peso del dire no, purtroppo predisporrà il proprio bambino ad un onnipotenza che potrà prendere vie problematiche.</p>
<h3>La delega</h3>
<p style="text-align: justify;">Alla base della diluizione educativa c’è una delega implicita, il non riuscire a stare in relazione con continuità. L’incapacità di stare in relazione potrà essere camuffato in vari modi, la delega allo smartphone è solo uno degli innumerevoli modi. L’educazione di un figlio non può che avvenire attraverso il vivere una relazione reale, una relazione in cui si incontra il piacere dello stare insieme, e si elabora il peso del conflitto.</p>
<h3>La delega misconosciuta</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso i genitori deleganti non si rendono conto di farlo, e motivi possono essere molteplici. Una coppia che non da spazio al figlio, oppure una coppia che basa il proprio rapporto su una relazione superficiale. Quando gli aspetti narcisistici prevalgono, la delega diventa una modalità di difesa. Il figlio che metterebbe in crisi gli equilibri interni della coppia, oppure l’equilibrio interno personale, spinge i genitori a delegare, o ad evitare la relazione educativa.</p>
<h3>Educare, questo mondo sconosciuto</h3>
<p style="text-align: justify;">Non bastano le buone intenzioni per una buona educazione, ma va ricordato che la RELAZIONE TRA I GENITORI  è il fondamento su cui i propri figli costruiranno la loro personalità. Questo non vuole essere un dire che vuole colpevolizzare i genitori, ma un modo per informare e rendere più consapevoli. Educare non significa dire sempre sì, o sempre no, ma piuttosto creare una relazione famigliare significativa, in cui le cose che fanno e vivono i figli, diventano momento di condivisione e di un fare insieme partecipativo. Educare significa favorire l’espressione del proprio modo d’essere in un ambiente sicuro e attento, e questo non significa che la famiglia non debba essere un luogo reale, dove si può discutere e a volte litigare. Ma il collante deve esser sempre la relazione. In una sana relazione tra genitori e figli, i genitori non saranno subordinati ai loro figli, e non si ridurranno a fare quello che dicono loro.</p>
<p>Per leggere qualcosa sulle difficoltà nel fare famiglia clicca <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">qui</a></p>
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		<title>dr. Mattioli Moreno Psicologo a Varese</title>
		<link>https://morenomattioli.it/psicologo-a-varese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 15:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi a varese]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia a varese]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologo varese]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapeuta varese]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia varese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dr. Mattioli esercita come  Psicologo a Varese, è iscritto all’albo degli Psicologi della Lombardia con numero 6273, ed è anche abilitato all’esercizio della Psicoterapia. Come psicologo effettua consulenze, valutazioni psicodiagnostiche, e sostegno psicologico. La funzione dello psicologo  Lo psicologo si occupa dell’abitazione e riabilitazione delle funzioni psicologiche dei pazienti che si rivolgono a lui. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il dr. Mattioli esercita come  Psicologo a Varese, è iscritto all’albo degli Psicologi della Lombardia con numero 6273, ed è anche abilitato all’esercizio della Psicoterapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come psicologo effettua consulenze, valutazioni psicodiagnostiche, e sostegno psicologico.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La funzione dello psicologo </h3>
<p style="text-align: justify;">Lo psicologo si occupa dell’abitazione e riabilitazione delle funzioni psicologiche dei pazienti che si rivolgono a lui. Lo psicologo può svolgere terapia psicologica in funzione delle conoscenze che ha approfondito e che ritiene più utili nella cura del singolo caso.</p>
<h3 style="text-align: justify;">L’intervento specialistico</h3>
<p style="text-align: justify;">Il dr. Mattioli è specialista nella Psicoterapia Psicoanalitica e in Psicoanalisi.<br />Come specialista, costruisce percorsi di cura ritagliati sui bisogni dei pazienti. All’interno dei percorsi psicoterapici, il dr. Mattioli a seconda della patologia del paziente, si può interfacciare in maniera integrata anche con altre figure professionali (ad esempio, Nutrizionista o Psichiatra), per una presa in carico più complessiva delle diverse problematiche e gravità che il paziente presenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Per vedere le aree di intervento su cui il dr. Mattioli opera potete cliccare <a href="https://morenomattioli.it/">qui</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per vedere un resoconto delle sue esperienze professionali potete cliccare <a href="https://morenomattioli.it/psicologo-varese/">qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/psicologo-a-varese/">dr. Mattioli Moreno Psicologo a Varese</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>Manuale su come aiutare i bambini a dormire da soli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 17:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Problematiche nel dormire]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[come aiutare i bambini a dormire]]></category>
		<category><![CDATA[come aiutare i bambini a dormire da soli]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi del sonno nei bambini]]></category>
		<category><![CDATA[un aiuto per i genitori di bambini che non dormono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Volevo informare i miei lettori, che tra non molto pubblicherò un manuale semplice nella consultazione, ed agile nella lettura, sui problemi del sonno nei bambini. Il manuale sarà suddiviso in fasce d’età di insorgenza del disturbo, per cui offrirà agevolmente un punto di ingresso per il problema che state vivendo. Cosa si potrà acquisire? Il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Volevo informare i miei lettori, che tra non molto pubblicherò un manuale semplice nella consultazione, ed agile nella lettura, sui problemi del sonno nei bambini. Il manuale sarà suddiviso in fasce d’età di insorgenza del disturbo, per cui offrirà agevolmente un punto di ingresso per il problema che state vivendo.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa si potrà acquisire?</h3>
<p style="text-align: justify;">Il manuale aiuterà le lettrici (immagino che saranno più mamme che papà) ad orientarsi velocemente rispetto al problema che sta vivendo il proprio bambino, nel capire in quale situazione psicologica si è manifestato il disturbo. Questo inquadramento psicologico permetterà di dare un senso alla situazione (anche le più difficili), e permetterà di orientarsi nelle cose da poter fare.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Dove lo si potrà acquistare?</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 16px;">Lo si potrà acquistare direttamente dal mio sito, in quanto il formato sarà quello di un eBook facilmente scaricabile in ogni dispositivo.  Il formato eBook permetterà di avere immediatamente il manuale ad un prezzo molto accessibile, per cui si pone come un sevizio concreto per le famiglie che hanno dei bambini con disturbi del sono. Il mio libro si vuole porre come uno strumento alternativo al noto Fate la nanna di E Estivill.</span></p>
<p>IL LIBRO È ORA ONLINE, PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI E PER VEDERNE UN ESTRATTO CLICCA <a href="https://morenomattioli.it/come-aiutare-i-bambini-a-dormire-da-soli-la-guida/">QUI</a></p>
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		<title>Vivere il tempo e il benessere psicologico</title>
		<link>https://morenomattioli.it/vivere-il-tempo-e-il-benessere-psicologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 17:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicofisico]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[il benessere nei rapporti]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti con gli altri]]></category>
		<category><![CDATA[tempo del benessere]]></category>
		<category><![CDATA[vivere il tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La possibilità di vivere il tempo e di non subirlo, è uno dei fattori determinanti il benessere psicologico. Tale benessere, è uno stato mentale, il quale può essere coltivato, appunto nel tempo. Il tempo come porta al benessere psicologico La percezione comune è che il tempo scorra fuori da noi, e in effetti il tempo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/vivere-il-tempo-e-il-benessere-psicologico/">Vivere il tempo e il benessere psicologico</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">La possibilità di vivere il tempo e di non subirlo, è uno dei fattori determinanti il benessere psicologico. Tale benessere, è uno stato mentale, il quale può essere coltivato, appunto nel tempo.</p>
<h3 style="text-align: left;">Il tempo come porta al benessere psicologico</h3>
<p style="text-align: justify;">La percezione comune è che il tempo scorra fuori da noi, e in effetti il tempo cronologico è il tempo dettato dagli orologi, un tempo che in qualche modo ci determina, al quale dobbiamo sottometterci. Il tempo dell’entrata al lavoro, dell’andare a prendere i bambini alle scuole, il tempo del dover andare a far la spesa, il tempo di studiare, ecc…….</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo cronologico può restituire un senso di equilibrio se si armonizza con il tempo VISSUTO.  Come il tempo cronologico esiste fuori d noi, così il tempo vissuto esiste dentro di noi.</p>
<h3>Noi produciamo il nostro tempo</h3>
<p style="text-align: justify;">E’ un fatto curioso, eppure il tempo vissuto non è qualcosa di esterno a noi, ma è qualcosa che ci tocca nel nostro intimo. Il tempo vissuto proviene dal nostro essere, possiamo dire che <em>l’essere che diviene pensiero </em>è il tempo che noi creiamo. Si la nostra mente nel suo funzionare, come base crea il tempo vissuto.</p>
<h3 style="text-align: justify;">La porta del tempo</h3>
<p style="text-align: justify;">Coltivare il tempo vissuto significa vivere con consapevolezza i momenti dell’ ESSERCI. La meditazione o la mindfulness possono essere delle modalità per entrare in contatto con il ritmo personale, su come noi PRODUCIAMO il tempo. Non a caso il benessere passa la possibilità di prendere del tempo per sé stessi, di vivere i momenti e le situazioni con un’autenticità emotiva, dove la sintonia con l’altro possa esistere.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il rapporto con sé e il rapporto con l’altro</h3>
<p style="text-align: justify;">La chiave del benessere psicologico passa attraverso l’armonizzazione del senso di sé quando si è a contatto con sé stessi, e la possibilità che questo senso di sé possa confluire nei rapporti con gli altri SIGNIFICATIVI. Il rapporto con gli altri è un qualcosa che va preso molto sul serio. Essere consapevoli se lo stare in rapporto con qualcuno vi da o vi toglie sul piano psicologico, è un prerequisito essenziale per lo stare bene. Quando si sta bene con qualcuno il tempo non è subito, ma vissuto. Il tempo diventa gratificante, armonioso e non costa fatica. La cosa importante è prendere sul serio queste cose nella propria vita.</p>
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