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	<title>Psicologia dell&#039;Infanzia Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Come aiutare i bambini a dormire da soli: IL LIBRO-GUIDA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 10:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Problematiche nel dormire]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare i bambini a dormire da soli]]></category>
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		<category><![CDATA[Problemi del sonno nei bambini]]></category>
		<category><![CDATA[una guida per i problemi del sonno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dalle domande che i genitori mi hanno posto sul mio blog, ho deciso di scrivere una guida che possa seguire passo passo i genitori che hanno bambini con problematiche nel dormire. La guida Il libro permette ai genitori di inquadrare la problematica del proprio bambino a partire dall’età in cui è comparso il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">A partire dalle domande che i genitori mi hanno posto sul mio blog, ho deciso di scrivere una guida che possa seguire passo passo i genitori che hanno bambini con problematiche nel dormire.<br /><br /></p>
<h3>La guida</h3>
<p>Il libro permette ai genitori di inquadrare la problematica del proprio bambino a partire dall’età in cui è comparso il sintomo.  Ogni fascia d’età possiede una descrizione dei punti salienti, sottolineando quelli che possono essere i fattori che possono interferire con il sonno.</p>
<p>A partire dall’inquadramento del problema, i genitori saranno accompagnati nel formulare delle ipotesi rispetto alle cause che lo possono aver originato, per poter poi ipotizzare degli interventi concreti da mettere in atto per cambiare la situazione problematica che si sta vivendo.</p>
<h3>Una lettura anche per chi è interessato ad un sano sviluppo psicologico del bambino</h3>
<p>Questa guida, affrontando in modo agevole le diverse tappe dello sviluppo del bambino, permette ai genitori di divenire consapevoli delle tappe evolutive significative, con le possibili insidie che vi si possono incontrare. La lettura nel suo complesso permette di accrescere le proprie competenze-modalità educative genitoriali.</p>
<h3>Cosa fare per leggere l’ebook</h3>
<p>Attualmente il libro è un ebook pubblicato da Amazon ed è in formato Kindle. Ciò significa che per acquistare il libro basta scaricare il lettore Kindle adatto al vostro dispositivo (è gratuito) e l’ebook una volta acquistato (basta un click) verra caricato automaticamente all’interno del lettore.</p>
<p>Per visionare l’anteprima del libro potete cliccare <a href="https://www.amazon.it/Come-aiutare-bambini-dormire-soli-ebook/dp/B09NQKSG5V/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&amp;crid=6LYEKBXKGZ83&amp;keywords=Mattioli+Moreno&amp;qid=1640685694&amp;s=books&amp;sprefix=mattioli+moreno%2Cstripbooks%2C95&amp;sr=1-1">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordate che il mio libro NON VI DA UNA TECNICA PREFORMATA che vi risolverà il problema del sonno dei bambini (a mio avviso non esiste). Il libro invece, vi aiuterà a capire ciò che il vostro bambino può vivere, e di conseguenza mobilitare in voi genitori la capacità di trovare delle soluzioni, o l’opportunità di chiedere aiuto quando la problematica richiede l’intervento di uno specialista.</p>
<h3 style="text-align: center;"> </h3>
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		<title>La consulenza nei disturbi del sonno dei bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 09:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Problematiche nel dormire]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte sono le domande che ricevo ogni settimana, e spesso tali domande sono complesse, e implicano la conoscenza della storia famigliare. La consulenza online può essere un valido strumento per approfondire le situazioni che creano difficoltà, e poter ricevere delle indicazioni specifiche sul proprio problema. Come capire se è necessaria la consulenza Innanzi tutto è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Molte sono le domande che ricevo ogni settimana, e spesso tali domande sono complesse, e implicano la conoscenza della storia famigliare. La consulenza online può essere un valido strumento per approfondire le situazioni che creano difficoltà, e poter ricevere delle indicazioni specifiche sul proprio problema.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Come capire se è necessaria la consulenza</h3>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto è bene sapere che rispondo alle domande fatte sugli articoli, e alle domande che mi vengono poste via mail. Quando la domanda apre all’approfondimento della situazione, all’entrare nello specifico del problema, allora la semplice risposta scritta (nel blog o via mail) non può essere un indicazione sufficiente. Se la complessità e cronicità del problema necessita di capire la storia di come si è formato il disturbo, e approfondire le difficoltà o impotenze che i genitori vivono, allora in quel caso la consulenza può essere lo strumento più indicato.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa si può ottenere dalla consulenza</h3>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto è possibile circoscrivere il problema, approfondire le domande che i genitori hanno. Ma soprattutto, esplorando la situazione, si possono mettere a punto delle indicazioni OPERATIVE, per cercare di cambiare la situazione problematica. La consulenza permette di capire se il problema del bambino è inerente a delle cattive abitudini comportamentali. Permette di valutare la situazione della dinamica famigliare o sociale. Tramite la consulenza si valutano anche la possibilità che il bambino sia stato esposto a traumi di cui i genitori non sono a conoscenza. </p>
<h3 style="text-align: justify;">La consulenza online</h3>
<p style="text-align: justify;">Le domande che ricevo dalle mamme o dai papà arrivano da persone che vivono nelle diverse regioni d’Italia. Le consulenze tramite Skype mi permettono di fare un colloquio come se si fosse in presenza, non ci sono limiti nell’approfondire le tematiche e ricevere i consigli che si necessita di avere. Si ha quindi la possibilità di avere l’aiuto dello specialista senza muoversi da casa.</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Non ci sono metodi standard</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Per aiutare i bambini a dormire da soli non ci sono metodi standard. Tramite la consulenza è possibile alleggerire la pressione psicologica dei genitori, e approfondendo lo specifico della problematica, si possono ritagliare quelle indicazioni che possono essere più utili per la   situazione che il bambino e la famiglia stanno vivendo.</p>
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		<title>Cercare la tranquillità nel cibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 09:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[abbuffarsi di notte]]></category>
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		<category><![CDATA[mangiare da soli]]></category>
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		<category><![CDATA[sentirsi soli davanti al cibo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere usati anche per cercare tranquillità, per rassicurarsi, e cercare di togliere le ansie e le angosce della vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei disturbi del comportamento alimentare, possiamo constatare come il cibo sia utilizzato per esercitare una un controllo, per sviluppare un senso di controllo. Nelle pazienti affette da questi disturbi, possiamo rilevare il tentativo di provare a generare uno stato di calma attraverso il controllo. L’anoressia tende ad utilizzare il rifiuto del cibo per SENTIRE una sorta di tranquillità (che in realtà è controllo e anestesia delle sensazioni). Il disturbo da alimentazione incontrollata invece, usa gli alimenti come tentativo di creare un CONTATTO con qualcosa o qualcuno, come presenza che vorrebbe essere tranquillizzante e pacificante.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza arrivare all’eccesso di questi disturbi, è possibile affermare che nell’alimentazione le persone possono ricercare uno stato di rassicurazione inconsapevole. In alcuni momenti del vivere quotidiano, può capitare che la rassicurazione che il cibo può dare, diventi un fatto predominante nell’esperienza della persona. In questo senso gli alimenti tendono a diventare un OGGETTO, un oggetto da manipolare, per cercare attraverso il controllo, di ottenere una qualche forma di &nbsp;rassicurazione.</p>
<h2>Perché il cibo può rassicurare?</h2>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Il motivo per cui il cibo può rassicurare non dipende solo dalla soddisfazione del bisogno nutrizionale, ma il mangiare può diventare veicolo di rassicurazione, quando è condiviso con persone che rassicurano ed esprimono tranquillità. L’esperienza di essere stati rassicurati da una persona percepita come sicura, spesso è un qualcosa di carente in chi cerca la rassicurazione nel cibo. La dov’è c’è il controllo, il cibo è percepito come un oggetto, la dove c’è un contatto umano, allora il cibo diventa il medium di una relazione affettiva. Quando una persona si ritrova da sola di fronte al cibo, questa è una persona che ha PERSO la vicinanza degli altri, e vive il suo profondo senso di solitudine.</p>
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		<title>Mamme che soffrono, quando un bambino non riesce a dormire da solo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 10:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Problematiche nel dormire]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[la sofferenza delle mamme]]></category>
		<category><![CDATA[mamme acrobate]]></category>
		<category><![CDATA[mamme che non c’è la fanno più]]></category>
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		<category><![CDATA[non parlare con il marito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mestiere della mamma non è facile ed anche faticoso (anche se potenzialmente molto gratificante), e ovviamente non è un mestiere, ma può rischiare di diventarlo. Le sofferenze a cui le mamme possono andare incontro sono molte, qui in questo articolo, cercherò di dire qualcosa rispetto alla sofferenza a cui una mamma può andare incontro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/mamme-che-soffrono-quando-un-bambino-non-riesce-a-dormire-da-solo/">Mamme che soffrono, quando un bambino non riesce a dormire da solo</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il mestiere della mamma non è facile ed anche faticoso (anche se potenzialmente molto gratificante), e ovviamente non è un mestiere, ma può rischiare di diventarlo. Le sofferenze a cui le mamme possono andare incontro sono molte, qui in questo articolo, cercherò di dire qualcosa rispetto alla sofferenza a cui una mamma può andare incontro quando il proprio bambino inizia in modo continuativo ad avere dei problemi del sonno. E’ risaputo che quando un bambino non dorme, molto spesso “chiama” la mamma, chiede di dormire con la mamma, oppure vuole che la mamma stia con lui. Iniziano così lunghe nottate in cui la mamma dorme poco o niente, dove il giorno fatica a tenere gli occhi aperti sul laovoro, arriva a casa e trova che tutte le cose da fare sono sue&#8230;.si apre davanti a lei una specie di incubo&#8230;..spesso le mamma non c’è la fanno più ma non possono “fermarsi”, devono continuare, esaurendosi&#8230;&#8230;esaurendo il tempo per Se’, esaurendo la disponibilità per il proprio marito, per le amiche e i famigliari&#8230;.esaurisce la pazienza, e tutto le fa scattare come una molla. Chi si può riconoscere in queste parole sta vivendo sicuramente una situazione di grande difficoltà.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa fare?</h3>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente questa è la domanda che più frequentemente mi viene rivolta. Su questo si possono dire alcune semplici cose che possono nascondere delle grandi verità. Ad esempio ci si può chiedere, se la mamma soffre, se la mamma si esaurisce, la stessa cosa sta accadendo anche al papà? Dare una risposta chiara a questa domanda è un primo passo, un primo passo per non nascondere la testa sotto la sabbia.</p>
<h3>Se il papà soffre</h3>
<p style="text-align: justify;">Se anche il papà soffre, se anche il papà si sta esaurendo, allora vuol dire che la coppia nella sua funzione genitoriale è entrata in crisi, vuol dire che la coppia non è in grado di contenere le problematiche emotive per trasformarle in possibili soluzioni&#8230;..se la coppia va in crisi sul piano educativo, la prima cosa che può fare è quella di fermarsi un attimo e chiedersi il perché? Non lo potete fare perché non avete tempo? Non lo volete fare perché tanto non serve? Questi di solito sono gli indicatori che mi possono far dire che quella coppia ha bisogno di aiuto, che per quella coppia è necessario la consulenza di uno Psicoterapeuta.</p>
<h3>Se il papà non soffre</h3>
<p style="text-align: justify;">Se invece il papà non soffre o il papà non si sta esaurendo, anche qui dovete chiedervi il perché, e sopratutto perché le risorse di vostro marito non possono diventare utili per far fronte ai problemi di vostro figlio. Anche qui se pensate che parlare con vostro marito non serva, che tanto non ha nulla da darvi, allora anche qui si può dire che non Voi come coppia, ma Tu come mamma che stai leggendo hai bisogno di una mano&#8230;&#8230; se la situazione di vita che ti sei crestata con tuo marito non ti sostiene, e non vedi come poterne parlare con lui, allora questo è il momento per iniziare a fare chiarezza sulle priorità della tua vita!</p>
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		<title>Come educare i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 08:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è un tema molto delicato, un tema che però non può non essere affrontato dai genitori. Che sia implicito o meno, essere genitori significa anche educare i propri figli, ma purtroppo molto spesso la parola educazione rimane una parola vuota, anche se molto usata&#8230; Innanzi tutto è doveroso dire che l’educazione NON è l’istruzione, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo è un tema molto delicato, un tema che però non può non essere affrontato dai genitori. Che sia implicito o meno, essere genitori significa anche educare i propri figli, ma purtroppo molto spesso la parola educazione rimane una parola vuota, anche se molto usata&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto è doveroso dire che l’educazione NON è l’istruzione, cioè non è solo insegnare delle cose, come d’altronde l’educazione non può essere dare un modello da imitare, questo sarebbe diseducativo. E’ normale invece che i bambini e le bambine possano identificarsi nei loro genitori, ma il frutto di questa identificazione, sarà un qualcosa di assolutamente soggettivo, unico e non prevedibile. Gli aspetti dei genitori su cui ci sarà identificazione, lo si potrà constatare, ma come ho detto prima, non lo si può prevedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da se’ però, che l’educaizone non può esaurirsi nell’identificazione, anche se l’identificazione ne è un aspetto essenziale. Educare, l’educere, sarebbe il favorire l’emregere di ciò che c&#8217;è, del potenziale latente. Questo è sicuramente vero in un ottica puramente pedagogica, se però alla pedagogia affianchiamo anche una teoria del funzionamento mentale, come può essere quella di Fonagy (sulla Mentalizzazione), allora ci accorgiamo che che l’educere non basta, non è sufficiente. Se partiamo dal fatto che ognuno di noi ha un proprio potenziale che può più o meno esprimersi, dobbiamo anche altrettanto dire che in ognuno di noi c’è una capacità più o meno sviluppata di Costruire le proprie potenzialità. Questo aspetto di costruzione non è un fatto individuale, ma è strettamente dipendente dal cosa accade nel rapporto che i bambini/e hanno con i propri care giver e con l’ambiente circostante. Una responsabilità implicita del genitore, è che il suo essere, il suo modo di fare relazione, di fare coppia o di aver fatto famiglia, sarà la base, su cui il proprio bambino/a edificherà il proprio senso di Se’.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ottica educare, significa (oltre all’educere) anche riflettere su quello che si sta trasmettendo al proprio bambino/a, educare in modo consapevole significa essere coscienti che il proprio modo di essere, pensare e sentire diventerà la base su cui il bambino/a costruirà il proprio modo di vedere Se’ e gli altri, diventerà il proprio modo di orientarsi. Responsabilità non significa colpa, non significa automaticamente che se il bambino ha dei problemi “allora” la colpa è del genitore; responsabilità significa che il ruolo del genitore è quello di aiutare e sostenere il proprio bambino/a nella capacità di leggere le situazioni, sapendo che la capacità di leggere le situazioni è un qualcosa che si Co-costruisce insieme, che non esiste un bambino isolato dalla mamma e dal papà, come non esiste un bambino che nasce senza degli aspetti potenziali innati propri.</p>
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		<title>Sulle difficoltà nel fare famiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 10:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Difficoltà in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Difficoltà relazionali in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie di oggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Capire cosa è la famiglia al di là dei luoghi comuni La famiglia è percepita in genere come un fatto naturale, è il luogo dal quale veniamo e nel quale siamo cresciuti; i bambini che sono esposti  al non avere una famiglia che li cresca e che li educhi, vanno incontro a delle problematiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">Sulle difficoltà nel fare famiglia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h2>Capire cosa è la famiglia al di là dei luoghi comuni</h2>
<p style="text-align: justify;">La famiglia è percepita in genere come un fatto naturale, è il luogo dal quale veniamo e nel quale siamo cresciuti; i bambini che sono esposti  al non avere una famiglia che li cresca e che li educhi, vanno incontro a delle problematiche serie della personalità (vedi i bambini istituzionalizzati precocemente).</p>
<p style="text-align: justify;">Se la famiglia viene percepita come un fatto naturale (anche se oggi sicuramente si stanno sviluppando diversi modi nel fare famiglia), ciò su cui vorrei portare l’attenzione è che “il fare famiglia” implica delle questioni psicologiche di rilievo, che non possono esaurirsi all’interno di una lettura solamente Educativa o Sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia di cui voglio parlare, è la famiglia che ha al suo interno uno o più figli (ovviamente anche una coppia può fare famiglia) ma una famiglia che è formata solo da una coppia, dal punto di vista psicologico rimane una coppia, e non una famiglia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cos’e’ dunque una famiglia dal punto di vista psicologico?</h3>
<p style="text-align: justify;">La famiglia è sicuramente un piccolo gruppo, anche se la famiglia è un gruppo molto particolare. La parola gruppo ha qui tutto il suo rilievo, una coppia non è un gruppo, mentre una coppia che genera un figlio diventa l’unita’ minima della costituzione di un gruppo, di un piccolissimo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dinamiche gruppo, sono diverse dalle dinamiche di una coppia, il gruppo per sua natura presuppone il “terzo” ovvero colui che in qualche modo mette in discussione la possibilità di fare coppia degli altri due. E’ questo il motivo per il quale la sola educazione, le considerazioni sociologiche della famiglia nella società, di base non possono cogliere il problema fondamentale del fare famiglia, perché la questione fondamentale è quella che oggi potremmo chiamare, la situazione Edipica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai tempi di Freud si parlò di “complesso” Edipico, ovvero dell’attrazione da parte del bambino o della bambina verso il genitore dell’altro sesso, manifestando invece forme di ostilità più o meno velata per il genitore dello stesso sesso. Sappiamo oggi che il complesso di Edipo è solo una variante di una situazione più allargata, ovvero quella che prima abbiamo chiamato situazione Edipica.</p>
<h4>Cosa si intende per situazione Edipica?</h4>
<p style="text-align: justify;">E’ la situazione di una coppia che generando (o adottando) uno o più bambini,  va ad innescare nel proprio contesto di vita delle dinamiche gruppali. Il problema del fare famiglia, non si esaurisce nel vivere e gestire questo tipo di dinamiche, ma di base, il problema del fare famiglia può essere esemplificato come la contrapposizione tra due spinte principali: la prima è quella di gruppo, ovvero, una spinta in cui la tendenza a cooperare e scambiare (evocando un senso di unità), entra in conflitto con ciò che invece tende a dissipare il senso di insieme. Il senso di unità nella situazione Edipica viene messa in discussione dalla forte tendenza di due componenti della famiglia a fare coppia, a scapito dell’altro, il quale può vivere e ritrovarsi come l’escluso. Questa dinamica di gruppo, va a sovrapporsi alla matrice diadica della famiglia, la coppia, la quale è chiamata a favorire da una parte, un loro essere in famiglia che possa incentivare lo scambio e la cooperazione (sostenendo il senso dell&#8217;unità), mentre dall’altra parte, è chiamata a ricavarsi degli spazi mentali, in cui la coppia possa essere, identificarsi e vivere. La grande difficoltà nel fare famiglia, risiede nel fatto che solitamente, una famiglia tende a sbilanciarsi o solamente da una parte (essere solo per il gruppo famiglia, favorendo la costituzione di una coppia che esclude), oppure essere solo per la coppia diadica, lasciando nella solitudine i propri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Come aiutare i bambini che hanno problemi di apprendimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2016 10:26:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il problema dell&#8217;apprendimento, è un problema molto diffuso in tutte le fasce d&#8217;età della scolarizzazione, è un problema che può mettere ansia ai genitori e suscitare un senso di inadeguatezza nel bambino. Ciò che per un genitore può essere d&#8217;aiuto sapere, è che di fronte ai problemi di apprendimento del proprio figlio ritengo sia utile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il problema dell&#8217;apprendimento, è un problema molto diffuso in tutte le fasce d&#8217;età della scolarizzazione, è un problema che può mettere ansia ai genitori e suscitare un senso di inadeguatezza nel bambino. Ciò che per un genitore può essere d&#8217;aiuto sapere, è che di fronte ai problemi di apprendimento del proprio figlio ritengo sia utile porsi queste domande: il problema di apprendimento può dipendere da disturbi come la Dislessia, Discalculia o Disgrafia?</p>
<p style="text-align: justify;">Questi disturbi solitamente vengono segnalati dagli insegnanti ai genitori, e quando lo si ritiene necessario, viene richiesta una valutazione testistica che possa verificare la loro presenza. È bene sapere però che i problemi di apprendimento non si esauriscono solo in queste categorie, spesso ci possono essere dei problemi comportamentali, quali, il disturbo da iperattività, oppure il disturbo dell&#8217;attenzione, che possono inficiare la possibilità di apprendimento del bambino. Anche in questo caso è necessria la valutazione di uno specialista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci possono comunque essere dei bambini che non presentano questi problemi, (oppure li presentano solo marginalmente), ma  che comunque faticano notevolmente ad avere un profitto sufficiente nel percorso scolastico, questa problematica spesso la si può evidenziare in modo più specifico nelle scuole medie e nelle superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a queste difficoltà che i propri figli possono incontrare, allora un punto importante che i genitori possono andare a verificare è quello della MOTIVAZIONE.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; bene sapere che la motivazione allo studio non può essere considerato come un fattore innato, e non può essere considerato un fattore che &#8220;deve&#8221; essere presente per forza. Lo studio, lo studiare è una produzione culturale del nostro sociale, e dunque, come ogni produzione culturale possiede dei mediatori che lo fanno esistere e lo trasmettono. Là dove è possibile identificare dei problemi di motivazione allo studio in un bambino o in un adolescente, allora è bene andare a guardare cosa è avvenuto tra lo scolaro/studente e i mediatori. I mediatori dello studio possono essere diversi, i genitori lo possono essere sicuramente, ma anche gli insegnanti, i compagni di scuola o le amicizie in genere. Questo discorso lo faccio per poter dire che non esiste una motivazione allo studio che possa esistere fuori dai contesti interpersonali in cui vive il bambino o l&#8217;adolescente.</p>
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		<title>Le domande delle mamme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 14:24:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[le risposte ai problemi psicologici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte mamme mi scrivono rispetto al problema del dormire dei loro figli. Una cosa in questi mesi mi pare evidenziarsi, ovvero la necessità della risposta. Cosa voglio dire? È ovvio che chi mi scrive sia alla ricerca di una risposta, ma mi pare altrettanto chiaro che chi cerca una risposta &#8220;non sia sempre disponibile all&#8217;interlocuzione&#8221;. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Molte mamme mi scrivono rispetto al problema del dormire dei loro figli. Una cosa in questi mesi mi pare evidenziarsi, ovvero la necessità della risposta. Cosa voglio dire? È ovvio che chi mi scrive sia alla ricerca di una risposta, ma mi pare altrettanto chiaro che chi cerca una risposta &#8220;non sia sempre disponibile all&#8217;interlocuzione&#8221;. Fare una domanda, fare una domanda sul dormire dei propri figli, &#8220;a volte&#8221; può sott&#8217;intendere l&#8217;idea che ci sia qualcosa di giusto da fare, che non si fa, piuttosto che porsi il problema del <em>cosa c&#8217;è da capire</em>.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel mio modo di intendere la soluzione dei problemi psicologici, ciò che mi pare sia fondamentale mettere in evidenza, è innanzitutto la questione di come aiutare le mamme o i papà a capire, e per capire, è essenziale che io faccia delle domande, o stimoli la possibilità di farsi delle domande. Mi pare opportuno sottolineare come la soluzione delle problematiche del dormire dei bambini, non possa avvenire attraverso &#8220;la risposta&#8221;, ma mediante un attività di riflessione personale e condivisa, che possa portare ad un cambiamento di prospettiva o di punto di vista, solo allora diventerà chiaro <em>Il cosa fare.</em></p>
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		<title>Come aiutare i bambini a dormire da soli 2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 14:02:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riprendendo i temi del mio primo articolo, qui vorrei approfondire quello che a me pare il punto cruciale per riuscire a ad aiutare i propri a figli a dormire da soli. Alla fine del primo articolo sottolineavo come uno dei fattori cruciali per aiutare i propri bambini e’ quella del dialogo “tra i genitori”. Servono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riprendendo i temi del mio primo articolo, qui vorrei approfondire quello che a me pare il punto cruciale per riuscire a ad aiutare i propri a figli a dormire da soli. Alla fine del primo articolo sottolineavo come uno dei fattori cruciali per aiutare i propri bambini e’ quella del dialogo “tra i genitori”.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Servono le tecniche?</h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso la ricerca delle tecniche (a mio parere) sono il tentativo di trovare una scorciatoia a quello che invece potrebbe diventare la difficoltà della coppia nell’affrontare una problematica che può diventare <strong>veramente rilevante</strong>. Il dialogo tra i genitori è il sale del <strong>“rapporto di coppia”</strong> ma anche il centro della vita famigliare; quando questo dialogo si incrina o si inaridisce, allora può accadere che tutto il sistema famigliare ne risenta (compreso il sonno dei bambini). Le tecniche (che possono essere degli utili indicatori) non possono sostituire la vostra capacità di comprensione! Uscendo da una logica di facile colpevolizzazione, è però essenziale sapere che i bambini (a livello psicologico) si nutrono della comprensione e delle parole dei loro genitori, questo è importante saperlo, <em>perché è su questo che ruota la responsabilità di essere genitori!</em></p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa si può fare?</h3>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire quello che i genitori possono fare per i loro figli, partirei dall’idea di poter distinguere se il problema del sonno dei bambini può essere un qualcosa che è già presente nei primi mesi di vita, oppure se invece è insorto in modo improvviso e inaspettato in un periodo successivo. Cogliere questa distinzione permette di capire se è avvenuto un primo adattamento del bambino nel delicato passaggio dalla vita “intrauterina” a quella “extrauterina”. E’ importante capire se il bambino è riuscito ad acquisire i ritmi fondamentali del proprio sviluppo (come quello alimentare e del sonno), o se invece questo passaggio non è avvenuto completamente. E’ importante accorgersi se in un qualche modo qualcuno di questi ritmi fatica ad instaurarsi in modo armonico rispetto a quello che è lo <strong>stile e le abitudini famigliari dei genitori</strong>.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Il ruolo dei genitori</h3>
<p style="text-align: justify;">Una coppia che si trova ad avere un figlio che ha problemi nel dormire da solo, dovrebbe prendersi un po’ di tempo per sé, in cui poter parlare con una certa tranquillità e senza fretta (sospendendo quelle che sono le quotidiane pressioni della vita famigliare) di questi argomenti. <strong>Ciò che conta veramente</strong> è che ognuno dei due genitori sviluppi una “propria” idea sentita sul argomento…spesso quello che trovo nella mia pratica di Psicologo è quella di incontrare dei genitori (che per diversi motivi) non riescono o non possono sviluppare un proprio punto di vista autentico in cui credere. L’importanza di avere un punto di vista “credibile” è quello di generare una motivazione e un orientamento nelle cose che ci sono da fare; quello che importa non è tanto il risultato immediato, ma l’iniziare (anche per prove ed errori) a tracciare un percorso che in estrema sintesi significa modificare il modo di fare o comunicare nella coppia e della coppia con i propri figli. Spesso sono questi cambiamenti (che possiamo considerare come l’ approdo a una nuova comprensione) che permettono la risoluzione dei problemi del dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dalle molte domande che i lettori dei miei articoli mi hanno fatto, ho messo a punto un semplice e agevole LIBRO-GUIDA che possa accompagnare e chiarire le diverse problematiche che riguardano il sonno dei bambini. Per avere più informazioni e leggerne un estratto cliccate <a href="https://morenomattioli.it/come-aiutare-i-bambini-a-dormire-da-soli-la-guida/">qui</a></p>
<p style="text-align: justify;">Per avere informazioni sulla consulenza psicologica online sulle problematiche del sonno cliccate <a href="https://morenomattioli.it/la-consulenza-nei-disturbi-del-sonno-dei-bambini/">qui</a></p>
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		<title>Bambini che non ascoltano i genitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2014 10:07:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Capita spesso che i genitori si lamentano di avere dei figli che non seguono quello che loro gli dicono, non si vogliono lavare, non riordinano i giochi, non fanno i compiti, rispondono male…..ecc….la lista potrebbe proseguire di molto. Capita a volte che questi comportamenti possono aumentare per quantità e frequenza, tanto da indurre i genitori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Capita spesso che i genitori si lamentano di avere dei figli che non seguono quello che loro gli dicono, non si vogliono lavare, non riordinano i giochi, non fanno i compiti, rispondono male…..ecc….la lista potrebbe proseguire di molto. Capita a volte che questi comportamenti possono aumentare per quantità e frequenza, tanto da indurre i genitori ad uno stato di grosso scoramento e frustrazione, spesso a volte anche se non possono dirlo ad alta voce si sentono fondamentalmente impotenti di fronte ai loro figli. La domanda che spesso mi viene fatta e questa:<strong> “cosa posso fare, come posso farmi ascoltare da mio figlio?”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante dire che questo tipo di situazioni mette in crisi l’assetto dei ruoli famigliari, si entra nel paradosso che chi comanda a casa non sono più i genitori, ma i figli! Quando l’autorità dei genitori viene messa in discussione, di base si pone il problema del “significato” della relazione che c’è tra i genitori e i figli. Un errore molto comune è quello di spostare l’attenzione su fattori esterni (alla relazione), sarà iperattivo? Avrà una sindrome di qualche tipo? È la scuola? Per i genitori che hanno voglia di capire realmente quali possono essere i motivi che hanno portato ad una delle situazioni che sono state descritte, credo sia opportuno affrontare alcune domande di tipo personale:<br />
<strong>• Perché mio figlio si comporta così, è cattivo lo fa a posta, ha un problema?</strong><br />
<strong> • Con chi ho potuto realmente parlare di questa problematica, potendo anche dire come mi fa stare?</strong><br />
<strong> • Penso realmente di non sapere più cosa fare?</strong><br />
<strong> • Mi sento sola nell’affrontare questo tipo di situazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
Ognuna di queste domande, se affrontate in modo autentico permettono di evidenziare il grado di solitudine, impotenza che si sta provando, evidenziano quale è il livello del rapporto di coppia, qual è il livello di rapporto con i famigliari e le istituzioni che si occupano dell’educazione dei bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">
Potendo capire a quale livello vi ponete all’interno delle relazioni che vi circondano, avrete la possibilità (di riflesso) di poter collocare la relazione che si è venuta a creare con i vostri figli, capire questo significa poter evidenziare delle risorse vostre o altrui che finora non avevate ancora utilizzato, oppure vi può evidenziare come sia giunto il momento di chiedere un aiuto fuori da quelli che sono i vostri rapporti famigliari e amicali.</p>
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