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	<title>Psicologia dell&#039;Alimentazione Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Dalla colpa alla responsabilità nelle relazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 11:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei disturbi alimentari (ma non solo), le pazienti sono afflitte da forti sensi di colpa verso la famiglia e/o verso sé stesse. Allo stesso modo, i loro famigliari sono afflitti dalla colpa di non essere stati dei buoni genitori, oppure si sentono giudicati come dei cattivi genitori. La colpa nelle pazienti affette da DCA Molto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nei disturbi alimentari (ma non solo), le pazienti sono afflitte da forti sensi di colpa verso la famiglia e/o verso sé stesse. Allo stesso modo, i loro famigliari sono afflitti dalla colpa di non essere stati dei buoni genitori, oppure si sentono giudicati come dei cattivi genitori.</p>
<h3>La colpa nelle pazienti affette da DCA</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso le pazienti soffrono di sensi di colpa legati al loro corpo, al peso e più generalmente verso ciò che mangiano (o come lo mangiano). Nell’anoressia la colpa è riferita al non restringere per quanto la malattia dice loro, di non arrivare ai pesi prefissati (sempre più bassi). Per le pazienti BED la colpa è di essersi abbuffate, di non essere riuscite a trattenersi, nel vedere che il peso continua a salire. Per le pazienti bulimiche la colpa si concretizza quando non riescono a vomitare tutto.</p>
<h3>La colpa verso i famigliari</h3>
<p style="text-align: justify;">La colpa del sintomo se analizzata, mostra che in fondo porta con sé sempre una colpa rispetto ai propri genitori. Si può pensare di non essere delle figlie all’altezza, di non essere come loro mi volevano, di essere una ragazza che da solo e sempre dei problemi. Una paziente direbbe: “non si meritano una figlia come me!”. Il fatto che sotto la colpa del sintomo ci sia sempre una colpa che ha uno sfondo relazionale, non è una consapevolezza che può essere percepibile nell’immediato. È necessario un lavoro psicoanalitico per arrivarci, come è necessario un lavoro per potersi slegare dalle colpe e poter accedere alla capacità di SCAMBIARE in una relazione. Scambiare alla pari, e non sentirsi sempre meno degli altri, e dunque non all’altezza, e quindi in colpa!</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire gli aspetti psicologici dei DCA clicca <a href="https://morenomattioli.it/il-sintomo-alimentare-e-il-disturbo-psicologico/">qui</a></p>
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		<title>Una chiave per uscire dall’Obesità: il ritmo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 11:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche più comuni nelle persone che soffrono di sovrappeso o obesità, è la riduzione della capacità di movimento. Il senso comune vuole che la persona che ingrassa perda progressivamente la capacità di muoversi, oltre che il piacere di farlo. Una valutazione psicologica però, può mostrare altro.  Lo stile psicologico individuale può manifestarsi in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle caratteristiche più comuni nelle persone che soffrono di sovrappeso o obesità, è la riduzione della capacità di movimento. Il senso comune vuole che la persona che ingrassa perda progressivamente la capacità di muoversi, oltre che il piacere di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una valutazione psicologica però, può mostrare altro.  Lo stile psicologico individuale può manifestarsi in configurazioni di movimento che oggi possiamo definire come poco ritmiche. L’obesità e il sovrappeso nella maggioranza dei casi hanno delle cause di tipo psicologico, e uno degli effetti principali che queste cause provocano, è quella di diminuire le capacità ritmiche dell’organismo.</p>
<h2>Cosa sono le capacità ritmiche?</h2>
<p style="text-align: justify;">Il ritmo lo possiamo pensare come il ponte che collega la sfera biologica con quella psicologica. Quando una persona inizia a mangiare in modo disordinato o troppo abbondante,  va a modificare quelli che sono i ritmi metabolici. Mangiare e digerire necessitano di loro ritmi particolari, una volta si diceva “mangia piano!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una persona che inizia ad avere un alimentazione disordinata, altera il ritmo sociale dell’alimentazione.  Il classico: colazione, pranzo e cena (con eventuali spuntini), si altera profondamente.</p>
<h2>Il ritmo sociale</h2>
<p style="text-align: justify;">Esistono i ritmi biologici, ma esistono anche i ritmi sociali. Come il calendario è una convenzione, così lo sono anche le abitudini alimentari. Il fatto che sono convenzioni, non vuol dire però che non abbiamo degli effetti profondi in noi stessi. Noi apparteniamo ad un campo sociale, le sue regole, le sue aperture o possibilità, non sono un qualcosa che possiamo ignorare a nostro piacimento. Le convenzioni sociali scandiscono dei ritmi che si incarnano nel nostro corpo e nella nostra psiche. La persona obesa o in sovrappeso, tende a perdere la sua capacità di movimento non solo perché “aumenta di peso”, ma anche e sopratutto perché non può (o non tollera) di SENTIRE il proprio corpo.</p>
<h2>Il corpo che si muove</h2>
<p style="text-align: justify;">La persona obesa, non tollera di sentire il proprio corpo. Nel suo immaginario, allontana da Se la percezione delle parti flaccide, delle parti molli, delle parti&#8230;obese. Il corpo che si muove, è un corpo che ripropone questo tipo di contatto, il corpo che si muove, è un corpo che amplifica questo tipo di percezione. È questo il motivo per cui le persone obese tendono a muoversi poco. Il problema della fatica, della difficoltà dei movimenti è un fatto vero, sotto cui si nasconde questo tipo di verità.</p>
<h2> Ritmo e percezione</h2>
<p style="text-align: justify;">Per uscire dall’obesità (o dal sovrappeso), esiste una chiave di volta. Oltre alla necessita’ di una dieta equilibrata (che presuppone l’essere seguiti sul piano Nutrizionale attraverso una relazione d’aiuto) si necessita anche di un altro tipo di lavoro, quello sul ritmo-movimento. Ciò che può sfuggire a chi si occupa di riabilitazione nutrizionale, è che il punto di cambiamento psicofisico, non è il solo fare movimento per riattivare il metabolismo, ma anche, la possibilità di riabilitare la propria percezione  psico-corporea.</p>
<p style="text-align: justify;">Riabilitare il movimento,  non significa spingere la persona obesa a fare una qualche attività sportiva, oppure, a camminare per perdere peso. Riabilitare, significa introdurre la persona obesa a compiere dei movimenti consapevoli, movimenti in cui si possa percepire la ritmica che è stata soffocata, violata e annullata. Spesso, quello che è accaduto alla propria ritmica del movimento, è un qualcosa di analogo che accaduto ad un aspetto del Se e della storia del paziente.</p>
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		<title>Cercare la tranquillità nel cibo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 09:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere usati anche per cercare tranquillità, per rassicurarsi, e cercare di togliere le ansie e le angosce della vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei disturbi del comportamento alimentare, possiamo constatare come il cibo sia utilizzato per esercitare una un controllo, per sviluppare un senso di controllo. Nelle pazienti affette da questi disturbi, possiamo rilevare il tentativo di provare a generare uno stato di calma attraverso il controllo. L’anoressia tende ad utilizzare il rifiuto del cibo per SENTIRE una sorta di tranquillità (che in realtà è controllo e anestesia delle sensazioni). Il disturbo da alimentazione incontrollata invece, usa gli alimenti come tentativo di creare un CONTATTO con qualcosa o qualcuno, come presenza che vorrebbe essere tranquillizzante e pacificante.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza arrivare all’eccesso di questi disturbi, è possibile affermare che nell’alimentazione le persone possono ricercare uno stato di rassicurazione inconsapevole. In alcuni momenti del vivere quotidiano, può capitare che la rassicurazione che il cibo può dare, diventi un fatto predominante nell’esperienza della persona. In questo senso gli alimenti tendono a diventare un OGGETTO, un oggetto da manipolare, per cercare attraverso il controllo, di ottenere una qualche forma di &nbsp;rassicurazione.</p>
<h2>Perché il cibo può rassicurare?</h2>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Il motivo per cui il cibo può rassicurare non dipende solo dalla soddisfazione del bisogno nutrizionale, ma il mangiare può diventare veicolo di rassicurazione, quando è condiviso con persone che rassicurano ed esprimono tranquillità. L’esperienza di essere stati rassicurati da una persona percepita come sicura, spesso è un qualcosa di carente in chi cerca la rassicurazione nel cibo. La dov’è c’è il controllo, il cibo è percepito come un oggetto, la dove c’è un contatto umano, allora il cibo diventa il medium di una relazione affettiva. Quando una persona si ritrova da sola di fronte al cibo, questa è una persona che ha PERSO la vicinanza degli altri, e vive il suo profondo senso di solitudine.</p>
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		<title>Pensare grasso e pensare magro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 08:38:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sembrerà un paradosso o qualcosa di poco realistico, ma nella mia esperienza con pazienti affette da anoressia o obesità, constato che tra di loro c’è veramente un filo conduttore che le lega, sia le pazienti anoressiche e sia le pazienti obese “pensano grasso”. Cosa vuol dire? Sia le pazienti anoressiche e sia le paziente obese, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sembrerà un paradosso o qualcosa di poco realistico, ma nella mia esperienza con pazienti affette da anoressia o obesità, constato che tra di loro c’è veramente un filo conduttore che le lega, sia le pazienti anoressiche e sia le pazienti obese “pensano grasso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa vuol dire?</p>
<p style="text-align: justify;">Sia le pazienti anoressiche e sia le paziente obese, tutto vorrebbero fuorché il grasso fosse qualcosa che appartenesse a loro&#8230;.invece, il grasso è proprio qualcosa che si annida nel più intimo delle loro viscere, il grasso di cui stiamo parlando non è il grasso corporeo, ma è il GRASSO MENTALE. Cosa si intende per grasso mentale? Ovviamente nulla ha a che fare con la componente biologica del nostro organismo (essenziale per la nostra salute), ma si sta parlando di quella significazione psichica negativa che viene data all’ACCUMOLO, qui il grasso è inteso nel senso dell’accumolo. Le pazienti anoressiche e le pazienti obese (di solito) hanno uno stile di pensiero legato all’accumolo&#8230;..e che cosa accumulano? Queste pazienti, sono persone che hanno un “incompetenza” rilevante nel dare un significato emotivo alle situazioni, e ancor di più, non sono in grado di esprimere questi significati. Nella mia pratica clinica è abbastanza evidente osservare, come in loro sia attivo un accumulo continuo di esperienze negate del loro valore emotivo, è negata la possibilità di comunicare a “qualcuno” queste loro verità&#8230;..direi che pensare grasso lo possiamo definire come UN ACCUMOLO DI VERITA’ NEGATE, un accumolo che nel “lungo” tempo, disancora queste pazienti dalla possibilità/capacità di vivere le situazioni relazionali, di avere dei rapporti interpersonali che abbiano un senso soggettivo, sono persone che non si possono più NUTRIRE degli alimenti che si producono nello scambio umano, sono persone che invece accumolano una frustrazione infinita sul senso di Se’&#8230;..perdendosi nelle pieghe della vita.</p>
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		<title>Quando il dimagrire può diventare patologia</title>
		<link>https://morenomattioli.it/dimagrire-ideologia-senza-riflessione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2017 09:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il come dimagrire, da un punto di vista sociologico, lo si potrebbe definire un &#8220;must&#8221; contemporaneo delle culture occidentali. Dal punto di vista psicologico invece, è necessario evidenziare i potenziali rischi che soggiaciono a questa tendenza diffusa. Il rischio del dimagrire è quando una spinta mirata al proprio benessere e forma fisica, possa trasbordare in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il come dimagrire, da un punto di vista sociologico, lo si potrebbe definire un &#8220;must&#8221; contemporaneo delle culture occidentali. Dal punto di vista psicologico invece, è necessario evidenziare i potenziali rischi che soggiaciono a questa tendenza diffusa. Il rischio del dimagrire è quando una spinta mirata al proprio benessere e forma fisica, possa trasbordare in una vera e propria ossessione. È in queste occasioni che il dimagrire può diventare sintomo, e nel tempo trasformarsi in una patologia.</p>
<h3>Dovere e potere</h3>
<p style="text-align: justify;">Se si guardano le rubriche (televisive o del web) su questo argomento, non si può non mettere in luce che il &#8220;modo&#8221; di affrontare questo argomento, è quello del <strong>dovere</strong> e quello del <strong>potere</strong>. Direi che il messaggio mass mediologico costruisce dei significati che &#8220;creano&#8221; il dovere, il dover dimagrire, e che tale dovere, lo si può esercitare attraverso un potere, basta volerlo e allora si può “dimagrire”. Vorrei sottolineare la pericolosità psicologica di questi significati (così facilmente assorbibili dagli spettatori), perché tali significati, sono gli stessi che trovo stratificati e radicati nelle pazienti affette da DCA che curo quotidianamente.</p>
<h3>Perdere il senso delle cose</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">E&#8217; molto frequente che una paziente anoressica sa &#8220;che deve dimagrire&#8221; ma non sa il perché, ovvero, non sa più &#8220;il perché&#8221; quelle gambe, quella pancia o quei fianchi non vanno più bene.  L’unica cosa che sa è che LEI deve dimagrire, ovvero, obbedire a quel tipo di imperativo. Se in un primo momento il &#8220;poter&#8221; dimagrire può restituire una sorta di gratificazione narcisistica, pian piano  la gratificazione lascia il posto all’ossessione. L’esercizio  del poter dimagrire, nel tempo diventa un dover dimagrire, ovvero l&#8217;obbligo di doverlo fare. Quando questo obbligo si manifesta, diventa impossibile tornare indietro. Troppa sarebbe l&#8217;angoscia da affrontare, e oramai scarse diventano le motivazioni.<br />
Ma il fatto più preoccupante è che la memoria della propria storia tende a deteriorarsi, a perdersi inesorabilmente, creando le condizioni per entrare  nella malattia senza accorgersene.</span></p>
<p>Per approfondire il tema del sintomo alimentare e delle problematiche psicologiche ad esso correlate clicca <a href="https://morenomattioli.it/il-sintomo-alimentare-e-il-disturbo-psicologico/">qui</a></p>
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		<title>L&#8217;anoressia e lo spazio tra le cosce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Apr 2017 12:24:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; un titolo un po&#8217; forte, ma che indica un problema molto sentito (di cui si parla poco) tra le ragazze e le giovani donne. Alcuni ne parlano come un fatto estetico, sicuramente in questo articolo nel parleremo invece come di un fatto clinico. Lo spazio tra le cosce, l&#8217;angoscia di &#8220;non avere&#8221; lo spazio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; un titolo un po&#8217; forte, ma che indica un problema molto sentito (di cui si parla poco) tra le ragazze e le giovani donne. Alcuni ne parlano come un fatto estetico, sicuramente in questo articolo nel parleremo invece come di un fatto clinico. Lo spazio tra le cosce, l&#8217;angoscia di &#8220;non avere&#8221; lo spazio tra le cosce, è uno dei tratti più comuni che rilevo nelle pazienti che sono affette da anoressia.</p>
<h3>Un fatto molto personale</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">La cosa che più sorprende, è che questa necessità  viene percepita dalla paziente come un fatto estremamente personale, quasi come un proprio segreto. E&#8217; molto comune che la paziente anoressica, o la ragazza che inizia a sviluppare un pensiero anoressico, creda che questa esigenza &#8220;sia solo&#8221; SUA.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Questo aspetto è forse uno dei maggiori punti che rimane oscuro anche nelle comunità di anoressiche virtuali.  E’ come se ognuna di queste ragazze, perseguisse un proprio obiettivo, nell&#8217;inconsapevolezza più assoluta che intorno a loro, molte altre lo stanno perseguendo allo stesso modo. Ad ognuna di loro (se mai un giorno leggeranno questo articolo) vorrei dire che è un illusione il pensare che questa necessità appartenga solo a loro, come è un illusione, il pensare che lo spazio tra le cosce sia &#8220;solo&#8221; una questione estetica.</span></p>
<h3>Domanda</h3>
<p style="text-align: justify;">Una domanda potrebbe aprire una breccia su questo argomento:</p>
<p style="text-align: justify;">Perche&#8217; voglio lo spazio tra le cosce?<br />
Perché sono più bella direbbero alcune, perché così non sono grassa direbbero altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa domanda mette in evidenza un punto molto delicato &#8220;del problema&#8221; del pensiero anoressico. La confusione che molte pazienti vivono, è quella tra il VEDERSI GRASSE, e quella invece di SENTIRSI GRASSE.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nella mia pratica clinica è evidente che quando si è instaurata la confusione tra il vedersi grasse e il sentirsi grasse, molto spesso quella che poteva essere una generica spinta a dimagrire,  si è già trasformata nel DISTURBO ALIMENTARE.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per cui è necessario fare molta attenzione a quelle che possono essere delle esigenze estetiche, per non confonderle con quelle che invece sono sintomi di una malattia. Lo spazio tra le cosce si pone proprio a cavallo tra un’ideale estetico, e uno dei sintomi che caratterizzano l’anoressia. La consapevolezza di questo può aprire ad uno spazio di riflessione verso gli impulsi e le tendenze personali che possono generare sofferenza.</p>
<p>Per un approfondimento sulle sensazioni corporee clicca <a href="https://morenomattioli.it/sensazioni-e-corpo-nella-cura-psicoanalitica/">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non piacersi e non accettarsi, il problema dell&#8217;immagine di sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2014 13:29:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[guardarsi allo specchio e non piacersi]]></category>
		<category><![CDATA[immagine corporea]]></category>
		<category><![CDATA[problemi con la propria immagine]]></category>
		<category><![CDATA[quando non piace una parte del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiutare il proprio corpo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiutare la propria immagine]]></category>
		<category><![CDATA[sentirsi brutte]]></category>
		<category><![CDATA[sentirsi grasse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’interno dei disturbi dell’alimentazione è molto frequente incontrare nelle giovani donne o nelle adolescenti, la problematica di non accettazione della propria immagine corporea.  Solitamente questa problematica nasce nel periodo dell’inizio dell’adolescenza (pubertà) e si traduce in un rifiuto e in una non accettazione di quelli che diventano dei cambianti corporei rilevanti. Le zone critiche che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>All’interno dei disturbi dell’alimentazione è molto frequente incontrare nelle giovani donne o nelle adolescenti, la problematica di non accettazione della propria immagine corporea.<span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p>Solitamente questa problematica nasce nel periodo dell’inizio dell’adolescenza (pubertà) e si traduce in un rifiuto e in una non accettazione di quelli che diventano dei cambianti corporei rilevanti.</p>
<p>Le zone critiche che spesso vengono investite da questi vissuti sono le gambe, la pancia, i fianchi e il seno….le zone del corpo che riguardano l’acquisizione della femminilità possono diventare il terreno di uno scontro psicologico con sé stesse molto forte. Il problema dell’iperattività patologica spesso nasce appunto da questo tipo di percezioni, le giovani ragazze anoressiche tramite il movimento continuo cercano di mantenere il peso sottocontrollo e allo stesso tempo cercano di modellare il proprio corpo, tentando di diminuire il volume delle forme corporee, spesso avendo come ideale quella che io chiamo la “forma del tubo”.</p>
<p>Nei disegni di queste pazienti è possibile osservare come tutto dovrebbe essere lineare, piatto, senza curve….anche lievi asimmetrie vengono percepite in modo fobico e suscitano angoscia, un angoscia che può spingere verso l’iperattività, ma anche verso altre pratiche di compensazione, come il vomito autoindotto o un abuso di lassativi. Anche nell’obesità esiste un problema dell’immagine corporea e dunque una non accettazione di sé. In questi casi invece, la percezione di un corpo che non piace, le forme che generano vergogna e la paura di giudizi negativi su di sé, spingono paradossalmente le ragazze o le donne obese a mangiare ancora di più, innescando un circolo vizioso in cui il non piacersi e il non accettarsi suscitano un rifiuto di sé che viene momentaneamente calmato attraverso un abbuffata che permette “di non pensare più a niente”, ma che come effetto secondario ha quello di incrementare sempre di più il peso, peggiorando così la propria immagine corporea e la propria condizione fisica.</p>
<p>Queste condizioni cliniche sono solitamente stati psicologici che necessitano di un trattamento psicoterapico molto specifico, il lavoro con l’immagine corporea è una delle sfide che i clinici si trovano ad affrontare nel lavoro quotidiano con le pazienti affette da DCA.</p>
<p>Nella mia pratica clinica trovo molto efficace un lavoro mirato sulle rappresentazioni mentali di sé orientato sulla pratica della mentalizzazione, questo è un lavoro che permette di focalizzare i vissuti che si sono legati a specifiche parti del corpo e ne permette una loro trasformazione, avviando il passaggio della percezione di parti del copro sentite come estranee ad una percezione di parti del corpo sentite come famigliari e come parti del proprio sé. Questo tipo di intervento è sicuramente utile anche in quelle pazienti che non hanno un disturbo del comportamento alimentare, ma che invece soffrono per una percezione del proprio corpo come insopportabile e inaccettabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anoressia e mestruazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2014 19:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ciclo irregolare]]></category>
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		<category><![CDATA[perdere peso]]></category>
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		<category><![CDATA[rifiuto del ciclo mestruale]]></category>
		<category><![CDATA[rimanere bambine]]></category>
		<category><![CDATA[vergognarsi del seno]]></category>
		<category><![CDATA[Voler dimagrire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal punto di vista medico e psicopatologico la mancanza delle mestruazioni viene spesso rilevato come uno dei segni diagnostici dell’anoressia. La diminuzione dell’alimentazione ed un consistente calo ponderale sovente generano l’amenorrea (ovvero la perdita del ciclo mestruale). La perdita del ciclo è uno dei maggiori fattori che generano preoccupazione nel medico di base e nei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal punto di vista medico e psicopatologico la mancanza delle mestruazioni viene spesso rilevato come uno dei segni diagnostici dell’anoressia.</p>
<p>La diminuzione dell’alimentazione ed un consistente calo ponderale sovente generano l’amenorrea (ovvero la perdita del ciclo mestruale). La perdita del ciclo è uno dei maggiori fattori che generano preoccupazione nel medico di base e nei genitori, e diventa uno degli indici sui quali si inizia un qualche tipo di trattamento.</p>
<p>Ciò che invece è poco conosciuto (a mio avviso) è il punto di vista della ragazza, come vive una ragazza la perdita delle mestruazioni, come vive una ragazza la perdita ponderale? I famigliari sono portati a credere che ciò che preoccupa loro sia anche ciò che preoccupa la loro figlia, nel tempo però, dovranno incontrare una grossa e sconcertante verità, spesso, anzi quasi sempre non è così; la loro amata figlia non è preoccupata per la perdita di peso, ma anzi, ne è notevolmente sollevata, l’eresia che spesso non si può dire all’interno del contesto famigliare è che la ragazza che perde le mestruazioni, ovvero che entra in amenorrea, non è minimamente preoccupata di tale perdita, anzi sovente è un qualcosa che viene ricercato in modo attivo.</p>
<p>Spesso le ragazze anoressiche sono ragazze spaventate dal cambiamento corporeo, dall’acquisizione delle <em><strong>“forme femminili”</strong></em> e spesso il dimagrimento per loro è il modo di cancellare questa realtà dal loro corpo. Un idea che è molto presente nelle ragazze anoressiche è quella di rimanere <em><strong>“bambine per sempre”</strong></em> coccolate e accudite dal loro nucleo famigliare. Spesso l’amore di cui parlano le famiglie che hanno una figlia anoressica è il misconoscimento di uno stato simbiotico in cui il segreto non confessato è semplicemente di non poter accettare di diventare delle “donne”.</p>
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		<title>L&#8217;Anoressia e la favola di Biancaneve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 15:52:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più spesso mi accorgo nel mio lavoro clinico con le pazienti che vivono il problema dell’anoressia, di quanto le loro vicissitudini a volte possono avvicinarsi alle metafore che sono presenti nella favola di Biancaneve. “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più magra del reame?” Questa potrebbe essere una parafrasi del famoso detto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sempre più spesso mi accorgo nel mio lavoro clinico con le pazienti che vivono il problema dell’anoressia, di quanto le loro vicissitudini a volte possono avvicinarsi alle metafore che sono presenti nella favola di Biancaneve.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Specchio, specchio delle mie brame, <em>chi è la più magra del reame?</em>”</strong><br />
Questa potrebbe essere una parafrasi del famoso detto (in senso anoressico) della matrigna di Biancaneve che nella fiaba si chiedeva chi era la più bella del reame.</p>
<p style="text-align: justify;">Dell’anoressia molto si è parlato e ancora molto se ne parlerà, ma un aspetto che credo sia poco conosciuto, riguarda un vissuto molto particolare di queste ragazze. Questo vissuto è spesso molto intimo e gelosamente custodito, e può accadere che le ragazze anoressiche se ne vergognino molto. Questo vissuto è strettamente collegato a ciò che la matrigna voleva sapere tutte le volte che interrogava lo specchio magico. La matrigna era invidiosamente gelosa della bellezza delle altre “donne-ragazze” e dunque chiedeva allo specchio se lei (come regina) poteva essere la più bella del reame. Cosi le ragazze anoressiche, le quali, covano all’interno della loro intimità un invidia verso la magrezza delle “altre anoressiche”.</p>
<h2>Ciò che è difficile credere</h2>
<p style="text-align: justify;">Per chi non ha esperienza in questo campo può essere difficile crederlo, ma spesso nell’anoressia i canoni della bellezza vengono distorti notevolmente. La bellezza non è più una questione di armonia tra le forme, ma diventa semplicemente “operante” questo imperativo, “la più bella è la più magra”. Appare così evidente che in questo modo viene &nbsp;abolita ogni estetica condivisa del senso comune.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Ciò che è più scandaloso</h2>
<p style="text-align: justify;">La cosa però non si ferma qui. Ciò che è più &nbsp;scandaloso per il senso comune, è che le ragazze anoressiche nelle loro interazioni con le altre persone, tendono ad effettuare dei confronti corporei serrati. C’è una ricerca compulsiva nel dover verificare che il proprio corpo “è il più magro”. La dove possano incontrare dei corpi più magri del loro, scattano dei moti angosciosi di vera e propria invidia che spingono queste ragazze ad esasperare ancora di più le pratiche del dimagrimento, aprendo il baratro della spirale senza fondo.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di questa malattia, il vissuto soggettivo è orientato (e costretto) da questo confronto con la magrezza con le altre ragazze. I siti internet proana, amplificano e danno una casa a ciò che non può essere esplicitato, “IO VOGLIO ESSERE LA PIÙ MAGRA DI TUTTE”.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Dietro gli scambi di consigli su come dimagrire, si cela una invidia nascosta, e un confronto feroce, non con le altre ragazze “magre” ma con gli altri corpi magri. Il corpo tende a diventare un assoluto, offuscando quella che può essere la persona e l’umanità. Il pensiero anoressico è un pensiero che annulla il tempo, annulla i valori, creando <b>l’illusione</b> di forza e di compagnia. Non è un caso che per molte ragazze l’anoressia, è LA SORELLA ANORESSIA, la migliore amica e compagna possibile.</p>
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		<title>Psicologia del dimagrire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 16:34:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[magra]]></category>
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		<category><![CDATA[spinta alla magrezza]]></category>
		<category><![CDATA[voler essere magre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ritengo sia utile poter riflettere su una delle spinte più forti che riscontro nella mia attività clinica con i disturbi dell’alimentazione. L’impulso alla magrezza è davvero uno dei motori intrapsichici più importanti, va però precisato che l’impulso alla magrezza come ideazione anoressica non credo debba essere confuso con i messaggi salutisti che oggi sono così [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ritengo sia utile poter riflettere su una delle spinte più forti che riscontro nella mia attività clinica con i disturbi dell’alimentazione. L’impulso alla magrezza è davvero uno dei motori intrapsichici più importanti, va però precisato che l’impulso alla magrezza come ideazione anoressica non credo debba essere confuso con i messaggi salutisti che oggi sono così presenti nei media e soprattutto nelle televisioni.</p>
<p>Se per seguire una corretta alimentazione o una buona immagine corporea (che sono attività mirate al benessere personale), si pone attenzione all’aspetto fisico, questa a mio avviso non deve essere confusa con l’ideazione patologica alla magrezza che è davvero un&#8217;altra cosa.</p>
<p>L’ideazione di tipo anoressico verso la magrezza è una tendenza a sperimentare “il piacere” del perdere peso, in questo senso, spesso gli obiettivi di peso che queste ragazze perseguono (dal punto di vista numerico) non sono tanto importanti in sé, ma lo diventano in funzione del fatto che il peso raggiunto (come sottopeso) deve diventare una barriera invalicabile; nel loro tipo di ideazione ciò che produce piacere e benessere è appunto “il perdere peso”, ciò che invece produce ansia, agitazione e rabbia verso di sé è “prendere peso”. Il perdere peso dunque non diventa un obiettivo per raggiungere qualcosa, ma diventa una necessità di vita, per vivere (e non avvertire l’angoscia di vivere) diventa necessario perdere peso.</p>
<p>Quando una ragazza entra in questo tipo di ideazione, diventa assolutamente refrattaria a ragionamenti del tipo “ma non è possibile perdere sempre peso”, oppure “guarda che continuando così metterai a rischio la tua salute”; avviene una sorta di scollamento con il senso della realtà in cui ciò che conta non è una prospettiva verso una possibile salute di tipo fisico o psicologico, ma come nelle dipendenze patologiche si innesca la necessità di evitare <strong>l’angoscia</strong>, e tale evitamento non può che avvenire tramite l’illusione di poter perdere peso all’infinito.</p>
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