Il sintomo alimentare nel suo manifestarsi va in un qualche modo ad attaccare il corpo. Che sia il dimagrimento, il vomito, o l’aumento del peso, il sintomo va ad agire sula dimensione corporea. Quando la patologia inizia, di solito il soggetto che ne è affetto prende con piacere il sintomo, oppure non gli dà importanza (come nel disturbo BED).
Il sintomo come compromesso psicologico
La manifestazione sintomatica di un DCA, è sempre il compromesso con una problematica psicologica interna. Il sintomo però ci dice qualcosa di più, il sintomo alimentare in un qualche modo nega la problematica psicologica, in quanto esso stesso diviene il centro di interesse della paziente. La paziente inizierà a pensare alle calorie, a come vomitare, o con quali cibi abbuffarsi, ma difficilmente si chiuderà CHE COSA STA CAUSANDO TUTTO QUESTO?
L’impero del sintomo
I DCA interrogano e angosciano a partire dai sintomi, ma all’interno di un lavoro psicoterapico, si potrà vedere come sotto al sintomo ci siano le più svariate problematiche psicologiche. Un errore comune è quello di credere che sotto lo stesso sintomo, ci sia lo stesso problema. In realtà è il contrario. Sotto sintomi simili, ci possono essere anche problematiche molto diverse.
La cronicizzazione
Quando una paziente si ammalata, spesso il sintomo ha già esteso la sua egemonia sulla personalità. Purtroppo i sintomi alimentari tendono ad impoverire le personalità delle pazienti, creando una confusione tra le cause scatenanti, e il degrado psicologico prodotto dall’azione sintomatica. Questa è la dinamica che innesca la cronicità. Può accadere che un sintomo alimentare che non ha una lunga storia, possa però avere alle sue spalle una lunga storia di problematiche psicologiche che sono sfociate nel sintomo alimentare.
La cura PsicoNutrizionale
Sono questi i motivi per i quali il miglior approccio alla cura dei DCA è quello psiconutrizionale. Quando una patologia si è consolidata, sarebbe un errore privilegiare l’aspetto corporeo o l’aspetto psicologico. Ciò che è importante perseguire è una sorta di sinergia, dove mentre si cura il corpo si cura anche la mente, e ovviamente vale anche il contrario. La patologia è comunque una forma di equilibrio. La cura psiconutrizionale cerca di altare l’equilibrio patologico per cercare di ottenere una nuova forma di equilibrio che possa essere più vitale dal punto di vista psicocorporeo. NON SI PUÒ GUARIRE LA MENTE SENZA GUARIE IL CORPO, E NON SI PUÒ GUARIRE IL CORPO SENZA GUARIRE LA MENTE. Le terapie che perseguono solo un cambiamento corporeo sono nella maggioranza dei casi destinate a fallire, perché ciò che si è ammalato è l’insieme mente-corpo. Ogni disgiunzione rischia di essere solo un illusione.
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