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	<title>Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Prestazione e sintomo: il burnout come segnale del soggetto nell’epoca della performance</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 21:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-pm-slice="1 1 []"></h2>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio più profondo: quello del soggetto schiacciato sotto il peso di un ideale che non gli appartiene.</p>
<h3>La cultura della performance</h3>
<p style="text-align: justify;">La società contemporanea esalta la produttività. Ogni ambito della vita è diventato un terreno di prestazione: lavoro, sport, educazione, persino il tempo libero. Siamo continuamente sollecitati da messaggi che ci dicono che non basta &#8220;essere&#8221;, bisogna &#8220;funzionare&#8221;. L’identità si costruisce attraverso ciò che facciamo, attraverso ciò che dimostriamo. Ma a quale prezzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro l&#8217;apparente libertà di scegliere e di &#8220;realizzarci&#8221;, si nasconde spesso un imperativo subdolo: quello di dover rispondere alle aspettative dell&#8217;altro, che sia il datore di lavoro, il mercato, i social o perfino noi stessi. Il soggetto viene così ridotto a ingranaggio, a funzione, perdendo il contatto con il proprio desiderio.</p>
<h3>Il burnout come sintomo</h3>
<p style="text-align: justify;">Il burnout non è solo stanchezza o stress. È un crollo che dice qualcosa. Un segnale del corpo e della psiche che smette di obbedire, che si ferma, che interrompe il flusso continuo del &#8220;fare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini psicoanalitici, il burnout può essere letto come un sintomo: un messaggio dell&#8217;inconscio che dice no a un sistema che nega il soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vive un&#8217;esperienza di burnout non è semplicemente sopraffatto dalla fatica, ma spesso si confronta con un vuoto, con una perdita di senso, con l&#8217;incapacità di riconoscersi in ciò che fa. La spinta alla prestazione si ritorce contro il soggetto, fino a spegnerne il desiderio.</p>
<h3>Riscoprire il limite: una lettura psicoanalitica</h3>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi non cura il burnout per far tornare le persone più produttive. Al contrario, offre uno spazio in cui il sintomo può essere ascoltato come un invito a ripensare il proprio rapporto con il desiderio, con il tempo, con il limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella cultura della performance, il limite è visto come un ostacolo. Ma per la psicoanalisi il limite è fondante: è ciò che rende possibile il desiderio, è la condizione della soggettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrovare il senso del limite significa dare valore alla pausa, al silenzio, alla non-efficienza. Significa poter dire &#8220;basta&#8221; e ripartire da sé.</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p style="text-align: justify;">In un tempo che ci chiede di essere sempre &#8220;di più&#8221;, il burnout può diventare un atto di resistenza: il punto di rottura da cui ripensare il proprio modo di abitare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi, oggi, può offrire uno sguardo prezioso su questo disagio diffuso: non per adattarci meglio al sistema, ma per ascoltare ciò che in noi chiede un altrove.</p>
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		<title>Ansia e ipercontrollo: quando la mente non si ferma mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 10:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia da controllo]]></category>
		<category><![CDATA[ansia e controllo]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi d’ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[psicoterapia psicoanaltica]]></category>
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		<category><![CDATA[sintomi dell’ ipercontrollo]]></category>
		<category><![CDATA[terapia per ansia e stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Viviamo in un tempo in cui la velocità e la performance sembrano essere l&#8217;unico metro di misura della nostra validità. In questo scenario, molte persone sperimentano una forma di sofferenza silenziosa: l&#8217;ansia legata al bisogno costante di controllo. Un&#8217;ansia che non è solo paura, ma un&#8217;attività mentale continua, incessante, che tenta disperatamente di prevenire [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong> Viviamo in un tempo in cui la velocità e la performance sembrano essere l&#8217;unico metro di misura della nostra validità. In questo scenario, molte persone sperimentano una forma di sofferenza silenziosa: l&#8217;ansia legata al bisogno costante di controllo. Un&#8217;ansia che non è solo paura, ma un&#8217;attività mentale continua, incessante, che tenta disperatamente di prevenire ogni imprevisto. Ma cosa accade quando la mente non trova mai pace?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il controllo come illusione rassicurante</strong> Chi soffre di ansia spesso sviluppa un ipercontrollo come strategia di difesa. Pianificare ogni dettaglio, anticipare ogni possibile errore o fallimento, diventa un modo per cercare sicurezza. Tuttavia, questo controllo estremo non porta serenità: alimenta la convinzione che solo attraverso la mente si possa governare la realtà. E così, ogni incertezza diventa minaccia, ogni margine di imprevedibilità è fonte di angoscia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il pensiero ossessivo e la fatica mentale</strong> L&#8217;ipercontrollo genera pensiero ossessivo: ruminazioni, verifiche continue, domande senza risposta. La mente si carica di un&#8217;attività costante che consuma energie psichiche. Non c&#8217;è mai una vera pausa. Anche il sonno spesso viene disturbato da pensieri che riemergono. Questo stato di iperattività mentale può nascondere, sotto, una profonda paura del vuoto, dell&#8217;ignoto, del sentirsi impotenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;inconscio e la paura della perdita di controllo</strong> Dal punto di vista psicoanalitico, l&#8217;ansia legata al controllo ha radici inconsce. Spesso rimanda a esperienze precoci di disorganizzazione emotiva, dove il soggetto ha dovuto &#8220;prendersi cura di sé&#8221; troppo presto, sviluppando una forma di iperfunzione mentale per sopravvivere emotivamente. In questo senso, l&#8217;ipercontrollo non è solo una strategia razionale: è una modalità dell&#8217;essere, profondamente radicata nella storia affettiva della persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso un&#8217;elaborazione psichica dell&#8217;ansia</strong> La psicoterapia psicoanalitica può offrire uno spazio in cui l&#8217;ansia possa essere ascoltata, nominata e trasformata. Non si tratta di eliminare il controllo, ma di comprenderlo. Di dare parola a ciò che nel sintomo si esprime come urgenza, come paura, come fatica. Quando l&#8217;inconscio viene messo in parola, anche il corpo e la mente possono iniziare a rallentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusione</strong> L&#8217;ansia non è un nemico da combattere, ma un messaggio da decifrare. Spesso ci parla di una parte di noi che ha bisogno di sentirsi al sicuro, ma che non ha mai trovato uno spazio dove potersi affidare. Riconoscere questo bisogno, accoglierlo e lavorarlo all&#8217;interno di una relazione terapeutica, può essere il primo passo verso una mente che finalmente trova pace.</p>
<p>Per approfondimenti rispetto alla cura degli aspetti <a href="https://morenomattioli.it/lutilita-della-psicoterapia-psicoanalitica-nella-cura-della-depressione/">depressivi</a></p>
<p>Per approfondire come noi generiamo e manteniamo <a href="https://www.stateofmind.it/2016/01/ansia-meccanismi-controllo/">l’ansia</a></p>
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		<title>Vedere solo se stessi e non accorgersene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 21:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
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		<category><![CDATA[curare il narcisismo]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenze alla psicoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il narcisismo, nell&#8217;ottica psicoanalitica, non è semplicemente un eccesso di autostima o un atteggiamento egocentrico, ma un assetto psichico complesso, spesso inconsapevole, che determina il modo in cui l’individuo si relaziona con sé stesso e con gli altri. Chi è intrappolato in una struttura narcisistica può vedere solo il proprio riflesso e non accorgersi della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il narcisismo, nell&#8217;ottica psicoanalitica, non è semplicemente un eccesso di autostima o un atteggiamento egocentrico, ma un assetto psichico complesso, spesso inconsapevole, che determina il modo in cui l’individuo si relaziona con sé stesso e con gli altri. Chi è intrappolato in una struttura narcisistica può vedere solo il proprio riflesso e non accorgersi della profondità del proprio isolamento interiore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Volere quello che non si può ottenere</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Nel narcisismo, il desiderio è spesso rivolto a ciò che è irraggiungibile. L&#8217;ideale di sé, costruito su aspettative irrealistiche, porta a un&#8217;eterna insoddisfazione. Il narcisista può essere intrappolato in un circolo di ricerca di perfezione, successo o riconoscimento, senza mai sentirsi davvero soddisfatto. L&#8217;oggetto del desiderio, proprio perché irraggiungibile, mantiene viva l’illusione di poter colmare un vuoto interiore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Lo specchio di Narciso</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il mito di Narciso ci racconta di un giovane che si innamora del proprio riflesso nell’acqua e muore incapace di distogliere lo sguardo. Questo simbolo è potente nel descrivere il funzionamento psichico del narcisista: il proprio Io diventa l’unico punto di riferimento, senza la possibilità di uno scambio autentico con l’altro. La realtà esterna esiste solo come conferma del proprio valore o come minaccia alla propria immagine.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Essere nel loop e non accorgersene</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il narcisismo può manifestarsi come un continuo ripetersi di schemi relazionali disfunzionali. Chi è intrappolato in una posizione narcisistica spesso non si accorge di riproporre dinamiche sempre uguali, fatte di idealizzazione e svalutazione, di avvicinamenti e distacchi bruschi. La mancanza di consapevolezza su questo ciclo porta a una reiterazione senza fine, mantenendo l’illusione di controllo e invulnerabilità.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">L’Onnipotente è la fragilità</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Dietro l’apparente sicurezza e grandiosità del narcisista si cela una profonda fragilità. L’onnipotenza con cui si presenta è una difesa contro un senso di inadeguatezza e vulnerabilità. Ogni critica, ogni segno di fallibilità è vissuto come un attacco devastante all’identità, portando a reazioni di rabbia, chiusura o disperazione.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">La domanda impossibile</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Una delle grandi difficoltà del narcisista è chiedere aiuto. L’idea stessa di dover dipendere da qualcun altro è intollerabile, perché mette in crisi l’immagine di autosufficienza e superiorità. Tuttavia, è proprio nel riconoscere questo limite e nella possibilità di rivolgersi all’altro che si apre uno spiraglio di cambiamento. Il percorso psicoanalitico può offrire uno spazio in cui il narcisista inizi a vedere non solo il proprio riflesso, ma anche la profondità del proprio mondo interiore e la possibilità di una relazione autentica con l’altro.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Nei disturbi alimentari il problema del narcisismo può diventare uno dei motivi della resistenza alla cura. Per un approfondimento, cliccare <a href="https://morenomattioli.it/il-vero-problema-nella-cura-delle-anoressie-resistenti/">qui</a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
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		<title>Mentalizzazione e disturbi di personalità: il contributo di Fonagy nella psicoterapia</title>
		<link>https://morenomattioli.it/mentalizzazione-e-disturbi-di-personalita-il-contributo-di-fonagy-nella-psicoterapia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 20:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni della mentalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[curare i disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi di personalità rappresentano una sfida complessa sia per chi ne soffre sia per chi si occupa della loro cura. Uno degli approcci più innovativi ed efficaci è quello basato sul concetto di mentalizzazione, sviluppato da Peter Fonagy e collaboratori. Ma in che modo la mentalizzazione può essere utile nel trattamento delle problematiche della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/mentalizzazione-e-disturbi-di-personalita-il-contributo-di-fonagy-nella-psicoterapia/">Mentalizzazione e disturbi di personalità: il contributo di Fonagy nella psicoterapia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">I disturbi di personalità rappresentano una sfida complessa sia per chi ne soffre sia per chi si occupa della loro cura. Uno degli approcci più innovativi ed efficaci è quello basato sul concetto di mentalizzazione, sviluppato da Peter Fonagy e collaboratori. Ma in che modo la mentalizzazione può essere utile nel trattamento delle problematiche della personalità?</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Cos’è la mentalizzazione?</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La mentalizzazione è la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri, attribuendo significato a emozioni, pensieri e comportamenti. Quando questa abilità è compromessa, le persone possono avere difficoltà a:</div>
<div dir="auto">✅ Regolare le proprie emozioni</div>
<div dir="auto">✅ Comprendere le intenzioni altrui</div>
<div dir="auto">✅ Costruire relazioni stabili e soddisfacenti</div>
<div dir="auto">✅ Gestire conflitti interpersonali</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Secondo Fonagy, un deficit nella mentalizzazione è una caratteristica chiave di molti disturbi di personalità, in particolare il disturbo borderline di personalità (DBP).</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Mentalizzazione e disturbi di personalità</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Le persone con disturbi di personalità spesso mostrano una ridotta capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli degli altri. Questo porta a:</div>
<div dir="auto">❌ Impulsività e reazioni emotive intense</div>
<div dir="auto">❌ Difficoltà a fidarsi degli altri</div>
<div dir="auto">❌ Sensazione di vuoto e instabilità dell’identità</div>
<div dir="auto">❌ Problemi nelle relazioni interpersonali</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il trattamento basato sulla mentalizzazione (Mentalization-Based Treatment – MBT) aiuta a migliorare queste difficoltà, rafforzando la capacità di comprendere e regolare le emozioni.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Come la terapia basata sulla mentalizzazione aiuta nella cura dei disturbi di personalità?</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L’MBT è una terapia strutturata che si concentra sullo sviluppo della capacità di mentalizzazione attraverso:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">✔️ Riconoscere e nominare le emozioni – Aiuta il paziente a identificare e comprendere i propri stati emotivi.</div>
<div dir="auto">✔️ Evitare interpretazioni rigide – Stimola un approccio più flessibile e meno automatico verso le intenzioni altrui.</div>
<div dir="auto">✔️ Lavorare sulle relazioni interpersonali – Migliora la qualità delle interazioni sociali, riducendo conflitti e malintesi.</div>
<div dir="auto">✔️ Regolare le risposte emotive – Permette di gestire meglio le reazioni impulsive e gli sbalzi d’umore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Mentalizzazione e relazione terapeutica</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Un aspetto chiave dell’MBT è la relazione con il terapeuta, che diventa un modello sicuro per sviluppare nuove modalità di mentalizzazione. Il terapeuta aiuta il paziente a esplorare le proprie emozioni e pensieri senza giudizio, favorendo un cambiamento profondo e duraturo.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Conclusione</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il modello della mentalizzazione di Fonagy ha innovato l’approccio alla cura dei disturbi di personalità, offrendo un metodo efficace per migliorare la regolazione emotiva e le relazioni interpersonali. Questo modello è anche uno strumento di ricerca rilevante, soprattutto nel poter capire cosa fanno, e come intervengono gli orientamenti psicoterapici che non si orientano all’interno del campo psicoanalitico.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Per approfondimenti potete cliccare <a href="https://www.stateofmind.it/2011/09/la-mentalizzazione-in-psicoterapia-alcuni-aspetti-del-dibattito-attuale/">qui</a></div>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/mentalizzazione-e-disturbi-di-personalita-il-contributo-di-fonagy-nella-psicoterapia/">Mentalizzazione e disturbi di personalità: il contributo di Fonagy nella psicoterapia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>L’utilità della psicoterapia psicoanalitica nella cura della depressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 20:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Cura della depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Inconscio e depressione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi della depressione]]></category>
		<category><![CDATA[sogni e depressione]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla depressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione è una condizione complessa che può compromettere profondamente la qualità della vita. Oltre ai sintomi evidenti, come tristezza persistente, perdita di interesse e affaticamento, vi è spesso un mondo interiore segnato da conflitti inconsci, ferite emotive e dinamiche relazionali irrisolte. La psicoterapia psicoanalitica offre uno spazio di ascolto e comprensione profonda, aiutando la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" style="text-align: justify;" data-start="124" data-end="590">La depressione è una condizione complessa che può compromettere profondamente la qualità della vita. Oltre ai sintomi evidenti, come tristezza persistente, perdita di interesse e affaticamento, vi è spesso un mondo interiore segnato da conflitti inconsci, ferite emotive e dinamiche relazionali irrisolte. La psicoterapia psicoanalitica offre uno spazio di ascolto e comprensione profonda, aiutando la persona a dare senso alla propria sofferenza e a trasformarla.</p>
<h2 class="" data-start="592" data-end="636">Comprendere le radici della depressione</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="638" data-end="1054">A differenza di approcci più focalizzati sulla gestione immediata dei sintomi, la psicoterapia psicoanalitica esplora le cause profonde della depressione. Spesso, i sintomi depressivi sono legati a esperienze passate, relazioni problematiche o dinamiche inconsce che influenzano il presente. Attraverso il dialogo terapeutico, il paziente può portare alla luce questi aspetti e iniziare un processo di cambiamento.</p>
<h2 class="" data-start="1056" data-end="1097">Il ruolo della relazione terapeutica</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="1099" data-end="1478">Uno degli elementi centrali della psicoterapia psicoanalitica è la relazione con il terapeuta. Questa relazione diventa un luogo sicuro in cui il paziente può esplorare i propri vissuti senza paura di essere giudicato. Attraverso il transfert, le dinamiche relazionali profonde emergono nella relazione terapeutica, permettendo di lavorare su schemi ripetitivi e disfunzionali.</p>
<h2 class="" data-start="1480" data-end="1518">Dalla comprensione al cambiamento</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="1520" data-end="1935">L&#8217;obiettivo della terapia non è solo alleviare i sintomi, ma trasformare il modo in cui la persona vive sé stessa e le proprie relazioni. Con il tempo, il paziente acquisisce una maggiore consapevolezza di sé, impara a riconoscere e gestire le proprie emozioni e sviluppa nuove modalità di affrontare la vita. Questo processo non solo aiuta a superare la depressione, ma favorisce una crescita personale duratura.</p>
<h2 class="" data-start="1937" data-end="1953">Conclusione</h2>
<p class="" style="text-align: left;" data-start="1955" data-end="2256">La psicoterapia psicoanalitica rappresenta un percorso profondo e significativo per chi soffre di depressione. Non si limita a &#8220;curare&#8221; il sintomo, ma accompagna la persona in un viaggio di scoperta e trasformazione, permettendole di riconnettersi con sé stessi e con il proprio desiderio di vivere.</p>
<p class="" data-start="2258" data-end="2438">
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		<title>Da cosa deve essere liberata la psicoanalisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 13:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[dinamica in psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[energia e psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[fondamenti della psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[il biologico in psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[intersoggettiva e psicoanalisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Liberare innanzi tutto la psicoanalisi da ciò che pretende di fondarla in modo estrinseco. È indispensabile un tempo catartico per mostrare che il biologico, il filogenetico, il meccanico, perfino il linguistico, anche se esistono fin dalle origini, non sono ciò che determina il sorgere dell’ordine psicoanaltico, ma il fondo sul quale si staglia il suo [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify;">“Liberare innanzi tutto la psicoanalisi da ciò che pretende di fondarla in modo estrinseco. È indispensabile un tempo catartico per mostrare che il biologico, il filogenetico, il meccanico, perfino il linguistico, anche se esistono fin dalle origini, non sono ciò che determina il sorgere dell’ordine psicoanaltico, ma il fondo sul quale si staglia il suo gesto fondatore.”  (J. Laplanche)</p>
<h3>Alla ricerca dei fondamenti </h3>
<p style="text-align: justify;">I diversi orientamenti psicoanaltici, si caratterizzano per un attenzione particolare ad uno o più dei così detti fondamenti. Un esempio storico è il rapporto della pulsione con il biologico; di fatto la pulsione era stata pensata da Freud come un qualcosa che stava al limite tra il somatico e lo psichico. Possiamo dire oggi che esistono tante psicoanalisi, quanti sono i fondamenti che sono stati, e sono tutt’ora individuati.</p>
<h3>Verso l’originario </h3>
<p style="text-align: justify;">Laplanche ci mostra come i grandi temi del biologico, del filogenetico, del meccanico e del linguistico, sono un fondo sul quale si staglia il gesto fondatore della psicoanalisi. <br /><br /></p>
<p style="text-align: justify;">“Il gesto fondatore freudiano, instaura la cura come relazione asimmetrica e come dinamica lanciata da questa stessa asimmetria. Ma la cura può essere fondatrice solo ripetendo una relazione <i>originaria </i>dove è all’opera una dinamica simile: <i>la relazione di seduzione” </i> (J. Laplanche)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque Laplanche sostiene che il concetto di seduzione appartenga all’ originario della psicoanalisi, e che fondamentalmente Freud ne abbia formulato una teorizzazione ristretta. Una seduzione ristretta che può raccogliere gli aspetti perversi che possono entrare nelle relazioni primarie attraverso le cure precoci. La seduzione originaria però non appartiene a questo, ma si riferisce ad una diade originaria caratterizzata dall’attività/passività. Si può identificare le relazioni primarie come costituite da due poli, esiste una maggiore attività da parte degli adulti, e una maggiore passività nei neonati. Questo non significa che non vi siano tratti di attività nel bambino, e allo stesso tempo, tratti di passività nell’adulto. È una questione di prevalenza. Nella relazione asimmetrica originaria, la prevalenza di attività dell’adulto si manifesta in un “di più di sapere inconscio”. Questo più di sapere inconscio viene trasferito nella relazione attraverso <b>il significante enigmatico</b>. È attraverso la veicolazioni di tali significanti enigmatici che si struttura ciò che Laplanche chiama la teoria della seduzione generalizzata.</p>
<h3>L’originario come fondamento</h3>
<p style="text-align: justify;">Dunque, è la situazione originaria che fonda la psicoanalisi, una situazione in cui si riattiva l’assimetria delle cure primarie. L’accudimento, i bisogni, la sintonizzazione affettiva, anche lo scambio tra le memorie implicite, sono i termini nuovi della ricerca psicologica in psicoterapia. La psicoanalisi si appoggia a queste dimensioni relazionali, per vedere i nuovi canali di transito dell’originario, ovvero i canali attraverso cui i significanti enigmatici transitano e si depositano come “materiale” rimossi o dissociati. In entrambi i casi questi materiali, generano attraverso i sintomi che producono il bisogno di una cura, e la possibilità di fare emergere il desiderio di sapere su di sé, che è il motore della cura psicoanalitica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondimenti può essere utile consultare il sito della <a href="https://laplanche.org/la-fondation">fonadazione Jean Laplanche</a></p>
<p>Per approfondire i temi del rapporto corpo cervello e psicoanalisi si può cliccare <a href="https://morenomattioli.it/il-corpo-cervello-in-psicoanalisi-puo-non-essere-quello-che-si-crede/">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 17:34:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[insoddisfazione sul lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.Perché può succedere questo? Quali le possibili cause? Prima di tutto, è il potersene accorgere Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un [&#8230;]</p>
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<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.<br />Perché può succedere questo? Quali le possibili cause?</p>
<h3>Prima di tutto, è il potersene accorgere</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un malessere persistente alle cause lavorative. Il lavoro può logorare nel tempo, creando un disagio che tende ad incarnarsi, a diventare una parte di sé, così dentro di sé, che il disagio può sembrare un qualcosa da cui non ci si potrà mai separare. Anzi può diventare quasi impossibile il poterlo solamente pensare.</p>
<h3>Il valore psichico del lavoro</h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro è ciò che caratterizza la vita adulta (così come il gioco dovrebbe caratterizzare quella dei bambini).  Attraverso il lavoro l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni e quelli dei propri cari. Nello specifico si potrebbe anche parlare di soddisfazione dei desideri, anzi, potremmo dire che il desiderio è il modo particolare attraverso cui l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni. Un esempio semplice: tutti devono mangiare (bisogno), ma il modo in cui farlo appartiene al campo del desiderio. Su questa semplice distinzione, tra bisogno e desiderio, possiamo ricavare il valore psichico che implicitamente attribuiamo al lavoro, e questo valore, ci introduce alle possibili cause di malessere che la routine lavorativa può generare.</p>
<h3>Il lavoro: tra bisogno e desiderio</h3>
<p style="text-align: justify;">Come in ogni vicenda umana, quando il lavoro è sostenuto dal desiderio, allora ci sono le condizioni per la soddisfazione e la crescita (personale e professionale). Quando il lavoro si appiattisce sulla dimensione del bisogno, allora cominciano i problemi. La perdita o la caduta del desiderio, fa perdere la prospettiva, lo sguardo verso un’avvenire, e iniziano a crearsi delle sacche nella personalità, che diventano “zavorre” psichiche, ovvero  dei veri e propri pesi  psichici da portare e sopportare.</p>
<h3>Gli effetti delle zavorre</h3>
<p style="text-align: justify;">Il peso  psicologico, diventa un qualcosa che implicitamente obbliga il sistema psichico a doversene farne qualcosa. E come si formano le zavorre? Utilizzando la metafora dell’apparato digerente, possiamo dire che una buona digestione avviene quando il sistema psichico è in grado di assimilare i propri nutrienti (ciò che stimola il desiderio e l’ampliamento della prospettiva), e quando riesce a scartare ciò che non gli serve. Le zavorre invece,, sono la difficoltà nel distinguere ciò che serve da ciò che può essere effettivamente scartato. Nell’ indecisione su ciò che può essere scartato, si tende a trattenere tutto. Questo trattenere, è spesso generato dalla paura del cambiamento, o dalla impossibilità di prendere (e mantenere) una posizione che si ritiene utile per il lavoro (e dunque a anche per sé stessi).</p>
<h3>Aprirsi alle nuove prospettive </h3>
<p style="text-align: justify;">Perché ciò possa accadere, innanzi tutto è necessario coltivare un atteggiamento attivo all’interno del proprio lavoro. Un atteggiamento attivo, significa che la routine del quotidiano non deve intorpidire la propria capacità di valutazione. Ciò che non va, ciò si avverte come pesante, o addirittura nocivo per sé stessi, deve poter essere colto. Deve poter avere uno spazio mentale in cui farlo esistere, per avvertire le risonanze emotive di ciò che può significare. Arrivare ad un proprio significato personale, nel disagio sul lavoro, è il primo passo per poter prendere delle Reali decisioni. È per Reali qui si intende il capire che cosa effettivamente si cerca e si vuole da proprio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <a href="https://morenomattioli.it/capire-cosa-e-importante-per-se-stessi/">approfondire</a> </p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La paura nel chiedere un aiuto psicologico</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-paura-nel-chiedere-un-aiuto-psicologico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2024 14:39:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[gabbie mentali]]></category>
		<category><![CDATA[il primo colloquio con lo psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[paura dello psicologo]]></category>
		<category><![CDATA[paura di cambiare]]></category>
		<category><![CDATA[rimanere nello stare male]]></category>
		<category><![CDATA[scappare dalla guarigione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può accadere che una persona che si rivolga ad uno psicoterapeuta, fatto il primo colloquio e accordato il colloquio successivo per effettuare una valutazione della situazione, disdica dopo alcuni giorni l’appuntamento, affermando “che non se la sente di continuare”. Ha sbagliato qualcosa lo psicoterapeuta? La prima cosa che si può pensare è che lo psicoterapeuta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può accadere che una persona che si rivolga ad uno psicoterapeuta, fatto il primo colloquio e accordato il colloquio successivo per effettuare una valutazione della situazione, disdica dopo alcuni giorni l’appuntamento, affermando “che non se la sente di continuare”.</p>
<h3>Ha sbagliato qualcosa lo psicoterapeuta?<br /><br /></h3>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che si può pensare è che lo psicoterapeuta non abbia fatto una buona impressione, oppure che le cose che sono state proposte ,il paziente non le abbia sentite utili per sé o per la sua situazione. Tutto ciò è possibile, tant’è che l’incontro con lo psicoterapeuta è un incontro con una persona che propone un certo approccio relazionale, e questo non può andare bene per <em>tutti.</em></p>
<p>In effetti un paziente può pensare o realizzare successivamente al primo colloquio “queste cose non fanno per me, capisco che non mi saranno d’aiuto “.</p>
<h3>Quando lo psicoterapeuta chiede un chiarimento </h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso il disdire il colloquio successivo avviene per messaggio, più difficilmente avviene attraverso una telefonata. Quando si riceve il messaggio è si avverte che nel messaggio c’è la necessità di STACCARE, ovvero che ciò che è urgente per il paziente  è chiudere questo piccolo legame che si è creato attraverso il primo colloquio. Io in questi casi chiedo; chiedo se il paziente non si è trovato bene, se c’è qualcosa che a posteriori si è capito che non va bene per sé stessi o per la propria situazione. Magari capita che un paziente mentre fa un primo colloquio con un professionista, contemporaneamente ne fa altri con altri professionisti.</p>
<h3>La proposta</h3>
<p style="text-align: justify;">Di solito propongo comunque di incontraci almeno una seconda volta, per poter “capire” che cosa c’è che non è andato bene. Perché questa proposta? Perché molto spesso il paziente che chiede aiuto, in realtà dentro di sé vive la richiesta d’aiuto in modo ambivalente, e carica di aspettative il primo colloquio di un qualcosa di cui neanche lui è consapevole.</p>
<h3>La paura nella richiesta d’aiuto</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso il paziente è portatore di un equilibrio molto precario, sta male, magari vive delle inibizioni e dei blocchi che durano anche da molto tempo, ma allo stesso modo, la situazione di disagio, ansia o depressione, è diventata il modo in cui quel paziente vive, ovvero L’EQUILIBRIO PATOLOGICO che lo caratterizza. In quest’ottica l’equilibrio patologico è pur sempre la cosa con la quale si è creata una maggiore famigliarità,  e dunque implicitamente il paziente vive un ricatto che la mente gli fa.</p>
<h3>Il ricatto della mente</h3>
<p>Cosa dice implicitamente la mente al paziente di cui stiamo parlando, “stai attento se chiedi aiuto, perché è vero che vuoi stare meglio, ma il terapeuta potrebbe anche farti stare peggio!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa aspettativa latente il paziente arriva al primo colloquio, e capita che nel momento in cui il paziente chiede qualcosa di efficace per stare meglio, lo voglia senza un proprio coinvolgimento, secondo la logica della medicina e del farmaco. Qualcosa che agisca indipendentemente dall’implicazione del paziente.</p>
<h3>Cosa invece è bene sapere</h3>
<p style="text-align: justify;">E bene sapere che non esiste nessuna psicoterapia o aiuto psicologico che non implichi la messa in gioco del paziente, che nel momento che si tocca l’equilibrio patologico, l’ansia e la paura si faranno sentire, e lo faranno perché in fondo non pochi pazienti vivono LA PAURA DEL CAMBIAMENTO CHE LI POSSA FAR STARE BENE. <br />E perché succede questo? Perché la paura è strettamente collegata al CAMBIAMENTO, di qualsiasi natura esso sia, positivo o negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque fate attenzione ai ricatti della mente, e soprattutto è bene sapere che lo stare meglio passa dal rapporto terapeutico con l’altro, mentre il mantenimento del sintomo o della malattia, passa attraverso una chiusura e lo scappare dal rapporto con l’altro che fa paura per definizione.</p>
<p>I ricatti della mente possono diventare delle <a href="https://morenomattioli.it/le-gabbie-mentali/">gabbie mentali</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando si arriva a rifiutare sé stesse</title>
		<link>https://morenomattioli.it/rifiutare-se-stesse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 14:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[farsi del male]]></category>
		<category><![CDATA[il rifiuto del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[il rifiuto di sé]]></category>
		<category><![CDATA[non accettarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Non Piacersi]]></category>
		<category><![CDATA[non sopportarsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rifiuto di sé lo trovo prevalentemente nella psicologia femminile, ed molto presente nei disturbi alimentari e in alcuni specifici disturbi della personalità. Molto spesso le due problematiche si sovrappongono. Il corpo La prima forma di rifiuto si sé la incontro nella clinica, come rifiuto del proprio corpo. Le pazienti possono vedersi troppo grosse  troppo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il rifiuto di sé lo trovo prevalentemente nella psicologia femminile, ed molto presente nei disturbi alimentari e in alcuni specifici disturbi della personalità. Molto spesso le due problematiche si sovrappongono.</p>
<h3>Il corpo</h3>
<p style="text-align: justify;">La prima forma di rifiuto si sé la incontro nella clinica, come rifiuto del proprio corpo. Le pazienti possono vedersi troppo grosse  troppo grasse, oppure si possono vedere troppo brutte e non piacersi. Il punto centrale è che esiste nella loro esperienza un <em>troppo </em>che le tormenta e che rende loro in alcuni casi addirittura insopportabile il vivere.</p>
<h3>L’immagine</h3>
<p style="text-align: justify;">Il modo attraverso cui il corpo diventa insopportabile e molto spesso l’immagine, l’immagine che vedono allo specchio, o l’immagine che vedono riflessa in una vetrina di un negozio. Molto spesso dicono “mi faccio schifo”, e in fondo, anche se le altre persone dicono loro che sono belle (sia fuori che dentro), a loro questo non interessa. Ciò che interessa invece è ciò che pensano loro, e quello che pensano è che loro fanno schifo, che non si sopportano.</p>
<h3>Le varie forme del disturbo</h3>
<p style="text-align: justify;">Le pazienti che non si sopportano, possono cominciare a mangiare poco o digiunare, in altri casi possono mangiare così tanto da deformare il loro corpo, “tanto faccio già schifo” potrebbero dire. Alcune si tagliano, o si scarnificano così tanto che debbono essere medicate, che i segni che si lasciano se li porteranno dietro per tutta la vita, quella vita che non capiscono come potrà essere vissuta.</p>
<h3>Da sole le cose non possono cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso la solitudine, e la rabbia verso la vita costringono queste persone ai margini, ai margini della società, ai margini nelle amicizie e ai margini nella famiglia. Ma soprattutto per loro sembra precluso la possibilità di amare. Può sembrare loro impossibile amare o essere amate, in fondo “se faccio schifo chi può interessarsi di me” potrebbero pensare. Da questo circolo vizioso da sole non se ne esce. Per questo l’ascolto, l’incontro e il tatto psicoanalitico ritengo che siano una modalità efficace per creare le condizioni per il cambiamento.</p>
<h3>Non volere cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Il circolo vizioso diventa una gabbia mentale, un luogo dal quale non si può uscire. Chiedere aiuto è il primo passo, ma da solo non è sufficiente. Molto spesso il chiedere aiuto è indotto da un amico, un famigliare o un affetto. Ma quando si entra in terapia, si può fare la scoperta sconvolgente <strong>che non si vuole cambiare, </strong>e non lo si vuole, perché cambiare fa troppa paura. Nella mia esperienza clinica, la psicoterapia psicoanalitica è una modalità di cura che in grado di entrare in contatto con questa paura, è in grado di rassicurarla per incontrare quello che c’è oltre il sintomo del rifiuto di sé.</p>
<p>Per avere informazioni sulle mie modalità di cura con la psicoterapia psicoanalitica clicca  <a href="https://morenomattioli.it/psicologia-adulti-varese/">qui</a></p>
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		<title>Le gabbie mentali</title>
		<link>https://morenomattioli.it/le-gabbie-mentali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 16:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[come uscire dallo star male]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dagli attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dai disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dai problemi con l’alcool]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla depressione]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla dipendenza da cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dallo shopping compulsivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono delle modalità di pensiero in cui l’individuo che cerca di recuperare una propria salute psicologica, non si accorge di rimanere intrappolato all’interno di loop che lo costringono a perdere la speranza, e a non vedere la via d’uscita per il proprio dolore. Perdere la speranza E’ piuttosto comune che le persone che soffrono sul [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Esistono delle modalità di pensiero in cui l’individuo che cerca di recuperare una propria salute psicologica, non si accorge di rimanere intrappolato all’interno di loop che lo costringono a perdere la speranza, e a non vedere la via d’uscita per il proprio dolore.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Perdere la speranza</h3>
<p style="text-align: justify;">E’ piuttosto comune che le persone che soffrono sul piano psicologico perdano la speranza di poter recuperare un proprio benessere. Quando ciò accade non significa che si sia in presenza della sola depressione, in modo più generale questo può accadere per diverse patologie. Può accadere negli attacchi di panico, così come nella dipendenza dalla cocaina o dall’alcol, nello shopping compulsivo, o nel dolore di una perdita inconsolabile. Le patologie possono essere le più varie.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Si è cercato un aiuto?</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è una domanda che utile porsi, ho cercato aiuto? E se si, perché ora non sto ancora bene?<br />
Si può chiedere aiuto a famigliari o amici, si può anche aver chiesto aiuto ad uno psicologo o ad uno psichiatra, eppure le cose non sono cambiate.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Capire la situazione</h3>
<p style="text-align: justify;">Anche nel modo di chiedere aiuto può essere annidato il fulcro del problema. Gli amici non capiscono, per i famigliari si è un peso? Lo psichiatra voleva dare dei farmaci che non si voleva prendere? Anche in questo caso le possibilità sono tante. Capire la situazione significa innanzitutto cercare di capire se c’è un legame con il proprio disturbo, capire se effettivamente se ne potrebbe fare a meno, o se invece anche se esso fa soffrire si può constatare che in un qualche modo “lui” ci deve essere.</p>
<h3 style="text-align: left;">Chiedere aiuto significa accettare che qualcosa di sé deve cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Questa è la vera condizione per poter formulare una Reale richiesta d’aiuto, una richiesta non fatta così alla cieca. Capire a chi formulare una richiesta d’aiuto è già un modo per provare a prendersi cura di sé. Provare a formulare un aspettativa su come si vorrebbe essere aiutati, è un modo per potersi orientare nel proprio stare male, ed indirizzarsi verso ciò che si può credere utile. Non essere inglobati dalla passività è effettivamente un passo in avanti. In fondo chi si trova a leggere questo articolo e si ritrova all’interno di un disagio psicologico, sta già facendo qualcosa, evidentemente sta cercando qualcosa per sé.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Uscire dalla gabbia della passività</h3>
<p style="text-align: justify;">La passività è la vera gabbia, una gabbia fatta di un nulla, dove in fondo si può aspettare che qualcun’altro faccia al posto proprio. In alcuni disturbi importanti, questa è effettivamente la condizione perché si avvii una cura. Comunque stiano le cose, la passività mentale, è una delle condizioni che può togliere la speranza, far rimanere all’interno della coazione delle proprie dipendenze, o giustificare un isolamento come unica modalità difensiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Un possibile approfondimento lo potete trovare nell’articolo <a href="https://morenomattioli.it/mentire-a-se-stessi/">Mentire a sé stessi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/le-gabbie-mentali/">Le gabbie mentali</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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