<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Psicologia e Società Archivi - Moreno Mattioli</title>
	<atom:link href="https://morenomattioli.it/category/psicologia-e-societa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://morenomattioli.it/category/psicologia-e-societa/</link>
	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
	<lastBuildDate>Thu, 24 Apr 2025 21:34:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.2</generator>
	<item>
		<title>Prestazione e sintomo: il burnout come segnale del soggetto nell’epoca della performance</title>
		<link>https://morenomattioli.it/burnout-sintomo-psicoanalisi-performance/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/burnout-sintomo-psicoanalisi-performance/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 21:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[cultura della performance]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[limite]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[sintomo]]></category>
		<category><![CDATA[società contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=4665</guid>

					<description><![CDATA[<p>Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/burnout-sintomo-psicoanalisi-performance/">Prestazione e sintomo: il burnout come segnale del soggetto nell’epoca della performance</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-pm-slice="1 1 []"></h2>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio più profondo: quello del soggetto schiacciato sotto il peso di un ideale che non gli appartiene.</p>
<h3>La cultura della performance</h3>
<p style="text-align: justify;">La società contemporanea esalta la produttività. Ogni ambito della vita è diventato un terreno di prestazione: lavoro, sport, educazione, persino il tempo libero. Siamo continuamente sollecitati da messaggi che ci dicono che non basta &#8220;essere&#8221;, bisogna &#8220;funzionare&#8221;. L’identità si costruisce attraverso ciò che facciamo, attraverso ciò che dimostriamo. Ma a quale prezzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro l&#8217;apparente libertà di scegliere e di &#8220;realizzarci&#8221;, si nasconde spesso un imperativo subdolo: quello di dover rispondere alle aspettative dell&#8217;altro, che sia il datore di lavoro, il mercato, i social o perfino noi stessi. Il soggetto viene così ridotto a ingranaggio, a funzione, perdendo il contatto con il proprio desiderio.</p>
<h3>Il burnout come sintomo</h3>
<p style="text-align: justify;">Il burnout non è solo stanchezza o stress. È un crollo che dice qualcosa. Un segnale del corpo e della psiche che smette di obbedire, che si ferma, che interrompe il flusso continuo del &#8220;fare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini psicoanalitici, il burnout può essere letto come un sintomo: un messaggio dell&#8217;inconscio che dice no a un sistema che nega il soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vive un&#8217;esperienza di burnout non è semplicemente sopraffatto dalla fatica, ma spesso si confronta con un vuoto, con una perdita di senso, con l&#8217;incapacità di riconoscersi in ciò che fa. La spinta alla prestazione si ritorce contro il soggetto, fino a spegnerne il desiderio.</p>
<h3>Riscoprire il limite: una lettura psicoanalitica</h3>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi non cura il burnout per far tornare le persone più produttive. Al contrario, offre uno spazio in cui il sintomo può essere ascoltato come un invito a ripensare il proprio rapporto con il desiderio, con il tempo, con il limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella cultura della performance, il limite è visto come un ostacolo. Ma per la psicoanalisi il limite è fondante: è ciò che rende possibile il desiderio, è la condizione della soggettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrovare il senso del limite significa dare valore alla pausa, al silenzio, alla non-efficienza. Significa poter dire &#8220;basta&#8221; e ripartire da sé.</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p style="text-align: justify;">In un tempo che ci chiede di essere sempre &#8220;di più&#8221;, il burnout può diventare un atto di resistenza: il punto di rottura da cui ripensare il proprio modo di abitare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi, oggi, può offrire uno sguardo prezioso su questo disagio diffuso: non per adattarci meglio al sistema, ma per ascoltare ciò che in noi chiede un altrove.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/burnout-sintomo-psicoanalisi-performance/">Prestazione e sintomo: il burnout come segnale del soggetto nell’epoca della performance</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/burnout-sintomo-psicoanalisi-performance/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro</title>
		<link>https://morenomattioli.it/come-affrontare-liinsoddisfazione-nel-lavoro/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/come-affrontare-liinsoddisfazione-nel-lavoro/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 17:34:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crescita Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[burnout]]></category>
		<category><![CDATA[cambiare lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disagio suo lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[insoddisfazione sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[perché cambiare lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[stare male sul lavoro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=4594</guid>

					<description><![CDATA[<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.Perché può succedere questo? Quali le possibili cause? Prima di tutto, è il potersene accorgere Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/come-affrontare-liinsoddisfazione-nel-lavoro/">Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.<br />Perché può succedere questo? Quali le possibili cause?</p>
<h3>Prima di tutto, è il potersene accorgere</h3>
<p style="text-align: justify;">Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un malessere persistente alle cause lavorative. Il lavoro può logorare nel tempo, creando un disagio che tende ad incarnarsi, a diventare una parte di sé, così dentro di sé, che il disagio può sembrare un qualcosa da cui non ci si potrà mai separare. Anzi può diventare quasi impossibile il poterlo solamente pensare.</p>
<h3>Il valore psichico del lavoro</h3>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro è ciò che caratterizza la vita adulta (così come il gioco dovrebbe caratterizzare quella dei bambini).  Attraverso il lavoro l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni e quelli dei propri cari. Nello specifico si potrebbe anche parlare di soddisfazione dei desideri, anzi, potremmo dire che il desiderio è il modo particolare attraverso cui l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni. Un esempio semplice: tutti devono mangiare (bisogno), ma il modo in cui farlo appartiene al campo del desiderio. Su questa semplice distinzione, tra bisogno e desiderio, possiamo ricavare il valore psichico che implicitamente attribuiamo al lavoro, e questo valore, ci introduce alle possibili cause di malessere che la routine lavorativa può generare.</p>
<h3>Il lavoro: tra bisogno e desiderio</h3>
<p style="text-align: justify;">Come in ogni vicenda umana, quando il lavoro è sostenuto dal desiderio, allora ci sono le condizioni per la soddisfazione e la crescita (personale e professionale). Quando il lavoro si appiattisce sulla dimensione del bisogno, allora cominciano i problemi. La perdita o la caduta del desiderio, fa perdere la prospettiva, lo sguardo verso un’avvenire, e iniziano a crearsi delle sacche nella personalità, che diventano “zavorre” psichiche, ovvero  dei veri e propri pesi  psichici da portare e sopportare.</p>
<h3>Gli effetti delle zavorre</h3>
<p style="text-align: justify;">Il peso  psicologico, diventa un qualcosa che implicitamente obbliga il sistema psichico a doversene farne qualcosa. E come si formano le zavorre? Utilizzando la metafora dell’apparato digerente, possiamo dire che una buona digestione avviene quando il sistema psichico è in grado di assimilare i propri nutrienti (ciò che stimola il desiderio e l’ampliamento della prospettiva), e quando riesce a scartare ciò che non gli serve. Le zavorre invece,, sono la difficoltà nel distinguere ciò che serve da ciò che può essere effettivamente scartato. Nell’ indecisione su ciò che può essere scartato, si tende a trattenere tutto. Questo trattenere, è spesso generato dalla paura del cambiamento, o dalla impossibilità di prendere (e mantenere) una posizione che si ritiene utile per il lavoro (e dunque a anche per sé stessi).</p>
<h3>Aprirsi alle nuove prospettive </h3>
<p style="text-align: justify;">Perché ciò possa accadere, innanzi tutto è necessario coltivare un atteggiamento attivo all’interno del proprio lavoro. Un atteggiamento attivo, significa che la routine del quotidiano non deve intorpidire la propria capacità di valutazione. Ciò che non va, ciò si avverte come pesante, o addirittura nocivo per sé stessi, deve poter essere colto. Deve poter avere uno spazio mentale in cui farlo esistere, per avvertire le risonanze emotive di ciò che può significare. Arrivare ad un proprio significato personale, nel disagio sul lavoro, è il primo passo per poter prendere delle Reali decisioni. È per Reali qui si intende il capire che cosa effettivamente si cerca e si vuole da proprio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <a href="https://morenomattioli.it/capire-cosa-e-importante-per-se-stessi/">approfondire</a> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/come-affrontare-liinsoddisfazione-nel-lavoro/">Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/come-affrontare-liinsoddisfazione-nel-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Genitori che fanno quello che dicono i figli</title>
		<link>https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 17:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[figli che mettono i piedi in testa ai genitori]]></category>
		<category><![CDATA[figli prepotenti]]></category>
		<category><![CDATA[genitori che non ne possono piu]]></category>
		<category><![CDATA[genitori in difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[genitori sfiniti]]></category>
		<category><![CDATA[la fatica di fare i genitori]]></category>
		<category><![CDATA[non riuscire ad educare i propri figli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=4202</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli. Dai capricci e oltre Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/">Genitori che fanno quello che dicono i figli</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli.</p>
<h3>Dai capricci e oltre</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora può capitare che i genitori seguano i propri figli in ogni loro capriccio, generando in questo modo un senso di onnipotenza che nel futuro si scontrerà con la realtà delle relazioni.</p>
<h3>Lo smartphone</h3>
<p style="text-align: justify;">Il cellulare può essere un modo per facilitare la diluizione educativa. Se il bambino viene lasciato con lo smartphone (per non sentirlo), allora succederà che nel momento in cui si ascolta il bambino lo si dovrà subire. Il genitore che delega allo smartphone l’occupazione del tempo libero, o l’evitamento del conflitto per aggirare il peso del dire no, purtroppo predisporrà il proprio bambino ad un onnipotenza che potrà prendere vie problematiche.</p>
<h3>La delega</h3>
<p style="text-align: justify;">Alla base della diluizione educativa c’è una delega implicita, il non riuscire a stare in relazione con continuità. L’incapacità di stare in relazione potrà essere camuffato in vari modi, la delega allo smartphone è solo uno degli innumerevoli modi. L’educazione di un figlio non può che avvenire attraverso il vivere una relazione reale, una relazione in cui si incontra il piacere dello stare insieme, e si elabora il peso del conflitto.</p>
<h3>La delega misconosciuta</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso i genitori deleganti non si rendono conto di farlo, e motivi possono essere molteplici. Una coppia che non da spazio al figlio, oppure una coppia che basa il proprio rapporto su una relazione superficiale. Quando gli aspetti narcisistici prevalgono, la delega diventa una modalità di difesa. Il figlio che metterebbe in crisi gli equilibri interni della coppia, oppure l’equilibrio interno personale, spinge i genitori a delegare, o ad evitare la relazione educativa.</p>
<h3>Educare, questo mondo sconosciuto</h3>
<p style="text-align: justify;">Non bastano le buone intenzioni per una buona educazione, ma va ricordato che la RELAZIONE TRA I GENITORI  è il fondamento su cui i propri figli costruiranno la loro personalità. Questo non vuole essere un dire che vuole colpevolizzare i genitori, ma un modo per informare e rendere più consapevoli. Educare non significa dire sempre sì, o sempre no, ma piuttosto creare una relazione famigliare significativa, in cui le cose che fanno e vivono i figli, diventano momento di condivisione e di un fare insieme partecipativo. Educare significa favorire l’espressione del proprio modo d’essere in un ambiente sicuro e attento, e questo non significa che la famiglia non debba essere un luogo reale, dove si può discutere e a volte litigare. Ma il collante deve esser sempre la relazione. In una sana relazione tra genitori e figli, i genitori non saranno subordinati ai loro figli, e non si ridurranno a fare quello che dicono loro.</p>
<p>Per leggere qualcosa sulle difficoltà nel fare famiglia clicca <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/">Genitori che fanno quello che dicono i figli</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/genitori-che-fanno-quello-che-dicono-i-figli/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La manipolazione delle emozioni nella pubblicità</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-manipolazione-delle-emozioni-nella-pubblicita/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/la-manipolazione-delle-emozioni-nella-pubblicita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 08:10:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[comprare]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamenti di massa]]></category>
		<category><![CDATA[libertà nel comprare]]></category>
		<category><![CDATA[manipolazione]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[successo nella vendita]]></category>
		<category><![CDATA[suggestione]]></category>
		<category><![CDATA[vendere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=3982</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema della manipolazione delle emozioni è molto attuale. Al di là di ciò che accade in un rapporto diretto tra le persone, ci sono delle forme di intermediazione camuffate ove la manipolazione diviene strategia.  Ad esempio, il vendere e il comprare sono sicuramente terreno per la manipolazione. In corsi sulla strategia di vendita si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-manipolazione-delle-emozioni-nella-pubblicita/">La manipolazione delle emozioni nella pubblicità</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il tema della manipolazione delle emozioni è molto attuale. Al di là di ciò che accade in un rapporto diretto tra le persone, ci sono delle forme di intermediazione camuffate ove la manipolazione diviene strategia.  Ad esempio, il vendere e il comprare sono sicuramente terreno per la manipolazione. In corsi sulla strategia di vendita si possono trovare affermazioni di questo tipo:</p>
<p style="text-align: justify;">“La vendita si compone di due elementi fondamentali: suggestione e persuasione. La suggestione è l&#8217;elemento che riguarda l&#8217;aspetto emozionale dell&#8217;atto decisionale, la persuasione è l&#8217;elemento che riguarda l&#8217;aspetto razionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono ambiti di ricerca in cui si studia il come avvengono le decisioni, per poterle manipolare. La vendita può essere teorizzata in questo modo:<br /><br />“Ora, in quanto esseri umani, qualunque nostro acquisto dal più futile al più importante, richiede da parte nostra una decisione.<br />La decisione avviene sempre di pancia (suggestione) ma deve essere supportata dalla testa (persuasione), altrimenti non sta in piedi (è un fatto di equilibrio).<br />Senza emozione non può esistere interesse nei confronti di un prodotto o di un servizio, senza ragione non può esserci una decisione.<br />Ecco perché un bravo venditore deve necessariamente essere un consulente capace di condurre una trattativa ordinata capace di suggestionare e persuadere il cliente in base al suo modo di essere”.<br /><br /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa significa tutto ciò?</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Che la decisione come atto che è sostenuto dall’emozione viene manipolata attraverso la persuasione. Ovvero, che si cerca di interferire con la dimensione del desiderio. La vendita non viene impostata sulla PROPOSTA di un articolo o un servizio, ma fondamentalmente si cercando di toccare delle corde emotive, per orientare la decisione verso la vendita di ciò che si DEVE vendere.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Il discorso del padrone </h3>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò esiste un modo di intendere lo scambio economico come un esercizio di padronanza. La pubblicità non tende ad essere proposta ma suggestione, ovvero una manipolazione delle emozioni per esercitare una padronanza sulle aspettative di vendita.  <br /><br /></p>
<h3 style="text-align: justify;">Come avviene la suggestione</h3>
<p style="text-align: justify;">La presentazione di un prodotto da vendere, è sorretto da una scena, uno slogan, o un’immagine. La scena, lo slogan o l’immagine, si pongono come oggetto ideale, nella pubblicità vengono forniti artificialmente degli ideali, ai quali le persone della massa possono identificarsi per avere un orientamento o sostegno identitario. La pubblicità è un modo per costituire un immaginario artificiale (ovvero non mediato dalla realtà delle relazioni umane), ma costituito nel rapporto diretto con i mass media. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-manipolazione-delle-emozioni-nella-pubblicita/">La manipolazione delle emozioni nella pubblicità</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/la-manipolazione-delle-emozioni-nella-pubblicita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Non riuscire nella vita</title>
		<link>https://morenomattioli.it/non-riuscire-nella-vita/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/non-riuscire-nella-vita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 09:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[incertezza]]></category>
		<category><![CDATA[insicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[perché non riesco]]></category>
		<category><![CDATA[vorrei ma non posso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=3862</guid>

					<description><![CDATA[<p>Può essere una sensazione più o meno estesa, e più o meno consapevole. Eppure la cosa diventa problematica quando le cose della vita tendono a non funzionare più, i problemi si accumulano e le soluzioni si disperdono. Non è depressione Va detto che non si tratta di depressione, le cose della vita si fanno, solo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/non-riuscire-nella-vita/">Non riuscire nella vita</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Può essere una sensazione più o meno estesa, e più o meno consapevole. Eppure la cosa diventa problematica quando le cose della vita tendono a non funzionare più, i problemi si accumulano e le soluzioni si disperdono.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Non è depressione</h2>
<p style="text-align: justify;">Va detto che non si tratta di depressione, le cose della vita si fanno, solo che non girano. Il non riuscire può riguardare la famiglia, il lavoro, gli amici o l’amore. <br /><br /></p>
<h2 style="text-align: justify;">Le due modalità </h2>
<p style="text-align: justify;">Ci sono due modalità che si sviluppano quando non si riesce, la prima è quella di vivere il fatto CHE SONO GLI ALTRI CHE IMOEDISCONO DI RIUSCIRE. L’altra modalità è la sopraffazione, quello che si tenta di fare, anche con impegno, semplicemente non riesce. La tendenza ad attribuire agli altri può creare una sorta di equilibrio interno, gli altri sono la causa, e l’IO sono la sfortunata/o delle situazioni avverse. La sopraffazione invece genera uno scoramento e un senso di sfiducia, li si apre un crocevia, la strada depressiva (come incapacità di reagire), oppure la ricerca delle cause.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Le cause</h2>
<p style="text-align: justify;">Non è facile a credersi, ma nel non riuscire le cause vanno ricercate dentro di sé, e non nel generico conoscere sé stessi. Le cause risiedono in una dimensione molto particolare dell’esperienza umana, che è quella del desiderio. Desiderio non solo come “cosa voglio?”, ma piuttosto come capacità di formulare delle fantasie desideranti, fantasie che dicendosi possano entrare nel fare. Infatti solitamente il punto di caduta è il fare, quando ciò che si desiderava diventa concreto, perde la sua attrattiva, anche perché la cosa fatta sembrerà allontanarsi dalla cosa immaginata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/non-riuscire-nella-vita/">Non riuscire nella vita</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/non-riuscire-nella-vita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La realtà nascosta delle ragazze che si tagliano</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-realta-nascosta-delle-ragazze-che-si-tagliano/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/la-realta-nascosta-delle-ragazze-che-si-tagliano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 07:40:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[body cutting]]></category>
		<category><![CDATA[bulimia e tagli]]></category>
		<category><![CDATA[il piacere di tagliarsi]]></category>
		<category><![CDATA[perché alcuni adolescenti si tagliano]]></category>
		<category><![CDATA[ragazze che si tagliano]]></category>
		<category><![CDATA[Spinta a tagliarsi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1584</guid>

					<description><![CDATA[<p>Purtroppo è un fenomeno piuttosto diffuso, e non molto conosciuto dalle famiglie. Il tagliarsi, il procurarsi delle lesioni nelle braccia, nelle gambe o anche nella pancia, è un fenomeno prevalentemente femminile. Spesso è un qualcosa che rimane nascosto, e sopratutto rimane nascosto il motivo per cui lo si fa. Ovviamente il tagliarsi è il segno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-realta-nascosta-delle-ragazze-che-si-tagliano/">La realtà nascosta delle ragazze che si tagliano</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Purtroppo è un fenomeno piuttosto diffuso, e non molto conosciuto dalle famiglie. Il tagliarsi, il procurarsi delle lesioni nelle braccia, nelle gambe o anche nella pancia, è un fenomeno prevalentemente femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso è un qualcosa che rimane nascosto, e sopratutto rimane nascosto il motivo per cui lo si fa. Ovviamente il tagliarsi è il segno di una sofferenza psicologica, una sofferenza che travalica i confini, una sofferenza che arriva a segnare il corpo. Ciò che è anche poco conosciuto è questo: le pazienti che si tagliano, “spesso” non si procurano un male, ma dal loro punto di vista si danno un sollievo. Tagliarsi, il vedere la lacerazione, vedere il sangue che esce, diventa un modo “per stare un po’ meglio”, almeno nei momenti del taglio. Tagliarsi, significa anche andare contro le volontà della famiglia, e le convenzioni sociali. Tagliarsi diventa un segreto che spesso viene confidato solamente alle amiche più fidate, o ad altre ragazze che si tagliano anche loro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-realta-nascosta-delle-ragazze-che-si-tagliano/">La realtà nascosta delle ragazze che si tagliano</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/la-realta-nascosta-delle-ragazze-che-si-tagliano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La depressione non è la tristezza</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-depressione-non-e-la-tristezza/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/la-depressione-non-e-la-tristezza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2019 12:43:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare una persona depressa]]></category>
		<category><![CDATA[Capire la depressione]]></category>
		<category><![CDATA[come aiutare una persona depressa]]></category>
		<category><![CDATA[cos’e la tristezza]]></category>
		<category><![CDATA[quando non è solo tristezza]]></category>
		<category><![CDATA[tristezza e depressione le differenze]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla depressione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1537</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Dai tirati su!” Questo può essere una delle cose che le persone che cadono in depressione si possono sentire dire dai loro famigliari o amici. Ovviamente nella depressione questo tipo di incitazione è del tutto inutile, se non controproducente. Il punto però è il capire come mai. Come dice il titolo, la depressione non è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-depressione-non-e-la-tristezza/">La depressione non è la tristezza</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Dai tirati su!”<br />
Questo può essere una delle cose che le persone che cadono in depressione si possono sentire dire dai loro famigliari o amici. Ovviamente nella depressione questo tipo di incitazione è del tutto inutile, se non controproducente. Il punto però è il capire come mai.</p>
<p>Come dice il titolo, la depressione non è la tristezza, la depressione è una condizione clinica di sofferenza mentale, mentre la tristezza può essere una forma di sofferenza che però non arriva a sfociare nella condizione clinica.</p>
<h2>Quali le differenze?</h2>
<p style="text-align: justify;">La tristezza è un vissuto anche intenso, in cui avviene una sorta di caduta, dove un legame si interrompe. Questo legame può essere con una persona, una situazione di vita, ma anche un aspettativa. La tristezza è il sentimento dove qualcosa viene a mancare, questa mancanza può anche riferirsi alla fiducia stessa. Il tradimento nell’amicizia o nell’amore ne può essere un esempio. La depressione invece, non è solo una caduta, ma è una sorta di svuotamento. Spesso come per la tristezza, ci può essere un episodio che la innesca, che fa da detonatore. Solo che l’esplosione non è esterna, ma interna. A dire il vero non è corretto parlare di esplosione, ma avviene una sorta di implosione, in cui, molto (se non tutto) quello che si era costruito come affetti, emozioni e passioni, scompare. Il depresso si trova a vivere tutto in un momento in un luogo svuotato dai sentimenti&#8230;..nulla ha più significato. Ovunque si giri, ovunque si posi il suo sguardo, nulla per lui ha più significato. Per questo motivo, dire ad un depresso “dai tirati su!” è un assurdo. Per un depresso semplicemente non c’è più nulla da tirare su, perché tutto è scomparso.</p>
<p>Per approfondire cosa sia la depressione potete cliccare <a href="https://morenomattioli.it/2014/08/16/cose-la-depressione/">qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-depressione-non-e-la-tristezza/">La depressione non è la tristezza</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/la-depressione-non-e-la-tristezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una chiave per uscire dall’Obesità: il ritmo</title>
		<link>https://morenomattioli.it/una-chiave-per-uscire-dallobesita-il-ritmo/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/una-chiave-per-uscire-dallobesita-il-ritmo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jan 2019 11:50:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[come curare l’obesita]]></category>
		<category><![CDATA[come poter dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrire in modo sano]]></category>
		<category><![CDATA[la dieta per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[movimento e obesità]]></category>
		<category><![CDATA[paura della propria immagine]]></category>
		<category><![CDATA[quando ci si sente uno schifo]]></category>
		<category><![CDATA[Voler dimagrire]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1372</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una delle caratteristiche più comuni nelle persone che soffrono di sovrappeso o obesità, è la riduzione della capacità di movimento. Il senso comune vuole che la persona che ingrassa perda progressivamente la capacità di muoversi, oltre che il piacere di farlo. Una valutazione psicologica però, può mostrare altro.  Lo stile psicologico individuale può manifestarsi in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/una-chiave-per-uscire-dallobesita-il-ritmo/">Una chiave per uscire dall’Obesità: il ritmo</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle caratteristiche più comuni nelle persone che soffrono di sovrappeso o obesità, è la riduzione della capacità di movimento. Il senso comune vuole che la persona che ingrassa perda progressivamente la capacità di muoversi, oltre che il piacere di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una valutazione psicologica però, può mostrare altro.  Lo stile psicologico individuale può manifestarsi in configurazioni di movimento che oggi possiamo definire come poco ritmiche. L’obesità e il sovrappeso nella maggioranza dei casi hanno delle cause di tipo psicologico, e uno degli effetti principali che queste cause provocano, è quella di diminuire le capacità ritmiche dell’organismo.</p>
<h2>Cosa sono le capacità ritmiche?</h2>
<p style="text-align: justify;">Il ritmo lo possiamo pensare come il ponte che collega la sfera biologica con quella psicologica. Quando una persona inizia a mangiare in modo disordinato o troppo abbondante,  va a modificare quelli che sono i ritmi metabolici. Mangiare e digerire necessitano di loro ritmi particolari, una volta si diceva “mangia piano!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una persona che inizia ad avere un alimentazione disordinata, altera il ritmo sociale dell’alimentazione.  Il classico: colazione, pranzo e cena (con eventuali spuntini), si altera profondamente.</p>
<h2>Il ritmo sociale</h2>
<p style="text-align: justify;">Esistono i ritmi biologici, ma esistono anche i ritmi sociali. Come il calendario è una convenzione, così lo sono anche le abitudini alimentari. Il fatto che sono convenzioni, non vuol dire però che non abbiamo degli effetti profondi in noi stessi. Noi apparteniamo ad un campo sociale, le sue regole, le sue aperture o possibilità, non sono un qualcosa che possiamo ignorare a nostro piacimento. Le convenzioni sociali scandiscono dei ritmi che si incarnano nel nostro corpo e nella nostra psiche. La persona obesa o in sovrappeso, tende a perdere la sua capacità di movimento non solo perché “aumenta di peso”, ma anche e sopratutto perché non può (o non tollera) di SENTIRE il proprio corpo.</p>
<h2>Il corpo che si muove</h2>
<p style="text-align: justify;">La persona obesa, non tollera di sentire il proprio corpo. Nel suo immaginario, allontana da Se la percezione delle parti flaccide, delle parti molli, delle parti&#8230;obese. Il corpo che si muove, è un corpo che ripropone questo tipo di contatto, il corpo che si muove, è un corpo che amplifica questo tipo di percezione. È questo il motivo per cui le persone obese tendono a muoversi poco. Il problema della fatica, della difficoltà dei movimenti è un fatto vero, sotto cui si nasconde questo tipo di verità.</p>
<h2> Ritmo e percezione</h2>
<p style="text-align: justify;">Per uscire dall’obesità (o dal sovrappeso), esiste una chiave di volta. Oltre alla necessita’ di una dieta equilibrata (che presuppone l’essere seguiti sul piano Nutrizionale attraverso una relazione d’aiuto) si necessita anche di un altro tipo di lavoro, quello sul ritmo-movimento. Ciò che può sfuggire a chi si occupa di riabilitazione nutrizionale, è che il punto di cambiamento psicofisico, non è il solo fare movimento per riattivare il metabolismo, ma anche, la possibilità di riabilitare la propria percezione  psico-corporea.</p>
<p style="text-align: justify;">Riabilitare il movimento,  non significa spingere la persona obesa a fare una qualche attività sportiva, oppure, a camminare per perdere peso. Riabilitare, significa introdurre la persona obesa a compiere dei movimenti consapevoli, movimenti in cui si possa percepire la ritmica che è stata soffocata, violata e annullata. Spesso, quello che è accaduto alla propria ritmica del movimento, è un qualcosa di analogo che accaduto ad un aspetto del Se e della storia del paziente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/una-chiave-per-uscire-dallobesita-il-ritmo/">Una chiave per uscire dall’Obesità: il ritmo</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/una-chiave-per-uscire-dallobesita-il-ritmo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cercare la tranquillità nel cibo</title>
		<link>https://morenomattioli.it/cercare-la-tranquillita-nel-cibo/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/cercare-la-tranquillita-nel-cibo/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 09:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[abbuffarsi di notte]]></category>
		<category><![CDATA[Cibo che calma]]></category>
		<category><![CDATA[cibo come dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare da soli]]></category>
		<category><![CDATA[non smettere più di mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[paura di mangiare]]></category>
		<category><![CDATA[sentirsi soli davanti al cibo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1376</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/cercare-la-tranquillita-nel-cibo/">Cercare la tranquillità nel cibo</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se parliamo di alimentazione, può essere utile sottolineare come il cibo non sia solo un nutrimento, ma può diventare in molti casi una vera e propria ossessione. Un attenzione eccessiva alla dieta, al proprio aspetto fisico, a ciò che è salutare, insieme alla paura per i grassi, possono diventare una fissazione. Gli alimenti possono essere usati anche per cercare tranquillità, per rassicurarsi, e cercare di togliere le ansie e le angosce della vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei disturbi del comportamento alimentare, possiamo constatare come il cibo sia utilizzato per esercitare una un controllo, per sviluppare un senso di controllo. Nelle pazienti affette da questi disturbi, possiamo rilevare il tentativo di provare a generare uno stato di calma attraverso il controllo. L’anoressia tende ad utilizzare il rifiuto del cibo per SENTIRE una sorta di tranquillità (che in realtà è controllo e anestesia delle sensazioni). Il disturbo da alimentazione incontrollata invece, usa gli alimenti come tentativo di creare un CONTATTO con qualcosa o qualcuno, come presenza che vorrebbe essere tranquillizzante e pacificante.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza arrivare all’eccesso di questi disturbi, è possibile affermare che nell’alimentazione le persone possono ricercare uno stato di rassicurazione inconsapevole. In alcuni momenti del vivere quotidiano, può capitare che la rassicurazione che il cibo può dare, diventi un fatto predominante nell’esperienza della persona. In questo senso gli alimenti tendono a diventare un OGGETTO, un oggetto da manipolare, per cercare attraverso il controllo, di ottenere una qualche forma di &nbsp;rassicurazione.</p>
<h2>Perché il cibo può rassicurare?</h2>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;Il motivo per cui il cibo può rassicurare non dipende solo dalla soddisfazione del bisogno nutrizionale, ma il mangiare può diventare veicolo di rassicurazione, quando è condiviso con persone che rassicurano ed esprimono tranquillità. L’esperienza di essere stati rassicurati da una persona percepita come sicura, spesso è un qualcosa di carente in chi cerca la rassicurazione nel cibo. La dov’è c’è il controllo, il cibo è percepito come un oggetto, la dove c’è un contatto umano, allora il cibo diventa il medium di una relazione affettiva. Quando una persona si ritrova da sola di fronte al cibo, questa è una persona che ha PERSO la vicinanza degli altri, e vive il suo profondo senso di solitudine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/cercare-la-tranquillita-nel-cibo/">Cercare la tranquillità nel cibo</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/cercare-la-tranquillita-nel-cibo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sulle difficoltà nel fare famiglia</title>
		<link>https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2018 10:43:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Difficoltà in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Difficoltà relazionali in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglie di oggi]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie in crisi]]></category>
		<category><![CDATA[problemi con i figli]]></category>
		<category><![CDATA[problemi con i genitori]]></category>
		<category><![CDATA[problemi con i suoceri]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[separazioni in famiglia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1304</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; Capire cosa è la famiglia al di là dei luoghi comuni La famiglia è percepita in genere come un fatto naturale, è il luogo dal quale veniamo e nel quale siamo cresciuti; i bambini che sono esposti  al non avere una famiglia che li cresca e che li educhi, vanno incontro a delle problematiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">Sulle difficoltà nel fare famiglia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<h2>Capire cosa è la famiglia al di là dei luoghi comuni</h2>
<p style="text-align: justify;">La famiglia è percepita in genere come un fatto naturale, è il luogo dal quale veniamo e nel quale siamo cresciuti; i bambini che sono esposti  al non avere una famiglia che li cresca e che li educhi, vanno incontro a delle problematiche serie della personalità (vedi i bambini istituzionalizzati precocemente).</p>
<p style="text-align: justify;">Se la famiglia viene percepita come un fatto naturale (anche se oggi sicuramente si stanno sviluppando diversi modi nel fare famiglia), ciò su cui vorrei portare l’attenzione è che “il fare famiglia” implica delle questioni psicologiche di rilievo, che non possono esaurirsi all’interno di una lettura solamente Educativa o Sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia di cui voglio parlare, è la famiglia che ha al suo interno uno o più figli (ovviamente anche una coppia può fare famiglia) ma una famiglia che è formata solo da una coppia, dal punto di vista psicologico rimane una coppia, e non una famiglia.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cos’e’ dunque una famiglia dal punto di vista psicologico?</h3>
<p style="text-align: justify;">La famiglia è sicuramente un piccolo gruppo, anche se la famiglia è un gruppo molto particolare. La parola gruppo ha qui tutto il suo rilievo, una coppia non è un gruppo, mentre una coppia che genera un figlio diventa l’unita’ minima della costituzione di un gruppo, di un piccolissimo gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dinamiche gruppo, sono diverse dalle dinamiche di una coppia, il gruppo per sua natura presuppone il “terzo” ovvero colui che in qualche modo mette in discussione la possibilità di fare coppia degli altri due. E’ questo il motivo per il quale la sola educazione, le considerazioni sociologiche della famiglia nella società, di base non possono cogliere il problema fondamentale del fare famiglia, perché la questione fondamentale è quella che oggi potremmo chiamare, la situazione Edipica.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai tempi di Freud si parlò di “complesso” Edipico, ovvero dell’attrazione da parte del bambino o della bambina verso il genitore dell’altro sesso, manifestando invece forme di ostilità più o meno velata per il genitore dello stesso sesso. Sappiamo oggi che il complesso di Edipo è solo una variante di una situazione più allargata, ovvero quella che prima abbiamo chiamato situazione Edipica.</p>
<h4>Cosa si intende per situazione Edipica?</h4>
<p style="text-align: justify;">E’ la situazione di una coppia che generando (o adottando) uno o più bambini,  va ad innescare nel proprio contesto di vita delle dinamiche gruppali. Il problema del fare famiglia, non si esaurisce nel vivere e gestire questo tipo di dinamiche, ma di base, il problema del fare famiglia può essere esemplificato come la contrapposizione tra due spinte principali: la prima è quella di gruppo, ovvero, una spinta in cui la tendenza a cooperare e scambiare (evocando un senso di unità), entra in conflitto con ciò che invece tende a dissipare il senso di insieme. Il senso di unità nella situazione Edipica viene messa in discussione dalla forte tendenza di due componenti della famiglia a fare coppia, a scapito dell’altro, il quale può vivere e ritrovarsi come l’escluso. Questa dinamica di gruppo, va a sovrapporsi alla matrice diadica della famiglia, la coppia, la quale è chiamata a favorire da una parte, un loro essere in famiglia che possa incentivare lo scambio e la cooperazione (sostenendo il senso dell&#8217;unità), mentre dall’altra parte, è chiamata a ricavarsi degli spazi mentali, in cui la coppia possa essere, identificarsi e vivere. La grande difficoltà nel fare famiglia, risiede nel fatto che solitamente, una famiglia tende a sbilanciarsi o solamente da una parte (essere solo per il gruppo famiglia, favorendo la costituzione di una coppia che esclude), oppure essere solo per la coppia diadica, lasciando nella solitudine i propri figli.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">Sulle difficoltà nel fare famiglia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
