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	<title>Ansia e Panico Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Ansia e ipercontrollo: quando la mente non si ferma mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 10:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Viviamo in un tempo in cui la velocità e la performance sembrano essere l&#8217;unico metro di misura della nostra validità. In questo scenario, molte persone sperimentano una forma di sofferenza silenziosa: l&#8217;ansia legata al bisogno costante di controllo. Un&#8217;ansia che non è solo paura, ma un&#8217;attività mentale continua, incessante, che tenta disperatamente di prevenire [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Introduzione</strong> Viviamo in un tempo in cui la velocità e la performance sembrano essere l&#8217;unico metro di misura della nostra validità. In questo scenario, molte persone sperimentano una forma di sofferenza silenziosa: l&#8217;ansia legata al bisogno costante di controllo. Un&#8217;ansia che non è solo paura, ma un&#8217;attività mentale continua, incessante, che tenta disperatamente di prevenire ogni imprevisto. Ma cosa accade quando la mente non trova mai pace?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il controllo come illusione rassicurante</strong> Chi soffre di ansia spesso sviluppa un ipercontrollo come strategia di difesa. Pianificare ogni dettaglio, anticipare ogni possibile errore o fallimento, diventa un modo per cercare sicurezza. Tuttavia, questo controllo estremo non porta serenità: alimenta la convinzione che solo attraverso la mente si possa governare la realtà. E così, ogni incertezza diventa minaccia, ogni margine di imprevedibilità è fonte di angoscia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il pensiero ossessivo e la fatica mentale</strong> L&#8217;ipercontrollo genera pensiero ossessivo: ruminazioni, verifiche continue, domande senza risposta. La mente si carica di un&#8217;attività costante che consuma energie psichiche. Non c&#8217;è mai una vera pausa. Anche il sonno spesso viene disturbato da pensieri che riemergono. Questo stato di iperattività mentale può nascondere, sotto, una profonda paura del vuoto, dell&#8217;ignoto, del sentirsi impotenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;inconscio e la paura della perdita di controllo</strong> Dal punto di vista psicoanalitico, l&#8217;ansia legata al controllo ha radici inconsce. Spesso rimanda a esperienze precoci di disorganizzazione emotiva, dove il soggetto ha dovuto &#8220;prendersi cura di sé&#8221; troppo presto, sviluppando una forma di iperfunzione mentale per sopravvivere emotivamente. In questo senso, l&#8217;ipercontrollo non è solo una strategia razionale: è una modalità dell&#8217;essere, profondamente radicata nella storia affettiva della persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso un&#8217;elaborazione psichica dell&#8217;ansia</strong> La psicoterapia psicoanalitica può offrire uno spazio in cui l&#8217;ansia possa essere ascoltata, nominata e trasformata. Non si tratta di eliminare il controllo, ma di comprenderlo. Di dare parola a ciò che nel sintomo si esprime come urgenza, come paura, come fatica. Quando l&#8217;inconscio viene messo in parola, anche il corpo e la mente possono iniziare a rallentare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conclusione</strong> L&#8217;ansia non è un nemico da combattere, ma un messaggio da decifrare. Spesso ci parla di una parte di noi che ha bisogno di sentirsi al sicuro, ma che non ha mai trovato uno spazio dove potersi affidare. Riconoscere questo bisogno, accoglierlo e lavorarlo all&#8217;interno di una relazione terapeutica, può essere il primo passo verso una mente che finalmente trova pace.</p>
<p>Per approfondimenti rispetto alla cura degli aspetti <a href="https://morenomattioli.it/lutilita-della-psicoterapia-psicoanalitica-nella-cura-della-depressione/">depressivi</a></p>
<p>Per approfondire come noi generiamo e manteniamo <a href="https://www.stateofmind.it/2016/01/ansia-meccanismi-controllo/">l’ansia</a></p>
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		<title>Cosa c’è sotto l’ansia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2022 10:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi d’ansia]]></category>
		<category><![CDATA[avere ansia]]></category>
		<category><![CDATA[come curare l’ansia]]></category>
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		<category><![CDATA[terapia senza farmaci per l’ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ansia non è solo un disturbo specifico, ma molto spesso è il sintomo di un disagio più profondo. Cos’è l’ansia Io la definirei come una paura che tende a rimanere costante ma che non ha un oggetto della paura. Il paziente che soffre d’ansia, spesso non sa la causa della sua ansia. Ovvero se gli [&#8230;]</p>
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<p><br />L’ansia non è solo un disturbo specifico, ma molto spesso è il sintomo di un disagio più profondo.</p>
<h3>Cos’è l’ansia</h3>
<p style="text-align: justify;">Io la definirei come una paura che tende a rimanere costante ma che non ha un oggetto della paura. Il paziente che soffre d’ansia, spesso non sa la causa della sua ansia. Ovvero se gli si chiede di descrivere l’ansia o la sua causa, è in difficoltà nel mettere in parole quello che sente.</p>
<h3>Inibire i comportamenti per inibire l’ansia</h3>
<p style="text-align: justify;">I pazienti che soffrono d’ansia, molto spesso cercano di inibire l’ansia inibendo alcuni comportamenti o attività. Il paziente cerca disperatamente di aggrapparsi a qualcosa, per cui inizia a fare delle associazioni che spesso sono il frutto della casualità. Ad esempio un paziente può constatare che l’ansia gli aumenta se entra in un supermercato, allora tenderà a diminuire i suoi accessi al supermercato, magari chiederà di essere accompagnato. Questo è il tentativo di trasformare l’ansia in una fobia, ovvero di stabilizzare l’ansia su un oggetto, per poterlo CONTROLLARE, ovvero distanziarsene con la volontà.</p>
<h3>Non è un fatto di volontà </h3>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i tentativi di inibire l’ansia mostrano che in qualche modo il paziente tenta di reagire. Ma è bene sapere che cercare di controllare l’ansia può essere un modo per cristallizzarla. Restringendo la gamma dei comportamenti si tenta di restringere e irrigidire la capacità di provare emozioni o sensazioni. Mentre si inibisce l’ansia, si tende ad inibire la vita emotiva soggettiva.</p>
<h3>Alzare il velo</h3>
<p style="text-align: justify;">Da dove nasce l’ansia, perché ad un certo momento arriva ad ingombrare la vita di una persona?  Queste domande possono essere utili per introdurre del pensiero la dove  invece la reazione istintiva è quello di immobilizzarlo. L’ansia non nasce dal nulla, ma la psicoterapia psicoanalitica ci mostra come siano i conflitti intrapsichici a generare l’ansia. Certamente se un paziente soffre d’ansia non gli basta sapere che ci sono dei conflitti dentro di lui per poter stare meglio. Sapere questo serve di più ai curanti, che possono accompagnare il paziente nel non irrigidire la propria vita mentale, e permettere di far emergere ciò che c’è. <br /><br /></p>
<h3>La vera paura</h3>
<p>Ciò da cui il paziente inconsapevolmente tende a stare lontano, è l’area conflittuale che determina l’ansia. Quest’area nasce sempre all’interno di rapporti interpersonali, ma ciò che fa veramente la differenza, è il vissuto soggettivo che una persona produce da questi rapporti. Il conflitto può essere dentro alla relazione, ma molto spesso lo si trova DENTRO il significato inconscio che il paziente da alla relazione. Per questo motivo una relazione terapeutica analiticamente orientata è un ottimo strumento di cura non solo dell’ansia (il sintomo), ma delle cause che la producono (il conflitto interno).</p>
<p>Per approfondire il tema sul quanto possa essere utile saper gestire l’ansia clicca <a href="https://morenomattioli.it/e-utile-saper-gestire-lansia/">qui</a></p>
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		<title>È utile saper gestire l’ansia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 15:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gestione dell’ansia, è uno dei principali obiettivi di chi soffre di disturbi ansiosi. La persona che soffre d’ansia,  vorrebbe eliminare l’ansia, ma non riuscendovi, allora aspira a trovare un modo o metodo per poterla gestire. Cercare di non essere travolti La gestione dell’ansia, prevederebbe di trovare un modo per porre un argine, un limite [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La gestione dell’ansia, è uno dei principali obiettivi di chi soffre di disturbi ansiosi. La persona che soffre d’ansia,  vorrebbe eliminare l’ansia, ma non riuscendovi, allora aspira a trovare un modo o metodo per poterla gestire.</p>
<h3>Cercare di non essere travolti</h3>
<p>La gestione dell’ansia, prevederebbe di trovare un modo per porre un argine, un limite alla sopraffazione dello stato ansioso. L’idea sarebbe quella di poter controllare l’ansia, cioè gestirla.</p>
<h3>Ma l’ansia è sempre ansia?</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify; font-size: 16px;">Non è facile dire o definire cosa sia l’ansia. Possiamo dire che l’ansia è uno stato di paura o allarme continuo che non ha un oggetto. In questo senso si differenzia dalle fobie che hanno un oggetto, es. la claustrofobia è la paura dei luoghi chiusi. È però necessario dire che molto spesso le persone che soffrono d’ansia in realtà soffrono di qualcosa d’altro. Mi è capitato più volte di incontrare pazienti che lamentavano stati di forte ansia, i quali però una volta chiariti, si evidenziava che ciò che loro chiamavano ansia era un’altra cosa. Molto spesso, i sentimenti di vuoto, l’angoscia o la de realizzazione vengono scambiati per l’ansia, la quale in piccole dosi la possiamo considerare anche fisiologica. I bambini ad esempio possono soffrire della paura del buio.</span></p>
<h3>Gestire o elaborare l’ansia?</h3>
<p>Quale può essere un atteggiamento terapeutico verso l’ansia? C’è qualcosa che può indurla a diminuire?  Il concetto del diminuire e la sua controparte dell’ aumentare sono fondamentali per un approccio terapeutico dell’ansia. Chi soffre di ansia non VUOLE che l’ansia aumenti, ma vorrebbe che potesse diminuire.  L’ansia (quando è vera ansia) non è facilmente trattabile proprio perché è uno stato di paura senza oggetto. Tutto può scatenare l’ansia, come l’ansia può venire anche dal niente. Per cui l’idea di gestire l’ansia, mostra il suo lato debole proprio a partire da questa considerazione, non si sa da che parte “prenderla”  l’ansia.</p>
<h3>Verso un elaborazione dell’ansia</h3>
<p style="text-align: justify;">La psicoterapia è la modalità che permette di trovare un approccio per l’elaborazione e non la gestione dell’ansia. L’ansia come paura senza oggetto, ha il bisogno di essere ascoltata, ha bisogno dunque della presenza di una persona che sappia capire le parole e i segnali del corpo. La situazione della psicoterapia psicoanalitica questo permette, la possibilità di un ascolto attento e rispetto, che favorisca l’emergere di ciò che non è visibile. La persona che soffre d’ansia non sa perché ne soffre, e lo psicoterapeuta diventa il mediatore che permette l’accesso a quei vissuti nascosti e non visibili nel contesto di vita di tutti i giorni.</p>
<h3 style="text-align: left;">Il contesto della psicoterapia psicoanalitica</h3>
<p style="text-align: justify;">Il setting psicoanalitico ha la proprietà di creare un luogo sicuro ed accogliente, dove lo stato d’ansia non diventi più un qualcosa di incomprensibile. L’incontro psicoanalitico riesce a dare alla parola del paziente una prospettiva particolare, l’ascolto psicoanalitico permette l’emergere di quei vissuti che sono nascosti all’interno del sintomo. Quando il paziente insieme al terapeuta incontra questi vissuti in un contesto sicuro, allora la paura comincerà ad avere un oggetto (motivo) e si porranno le basi per una sua elaborazione, ovvero lo sgonfiamento dello stato ansioso.</p>
<p>Per un approfondimento sul problema dell’ansia cliccare <a href="https://morenomattioli.it/ansia-disturbo-da-eliminare-o-segnale-da-comprendere/">qui</a></p>
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		<title>Ansia: disturbo da eliminare o segnale da comprendere?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 May 2021 10:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[ansia e inconscio]]></category>
		<category><![CDATA[ansia e psicoanalisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ansia è sicuramente un disturbo molto diffuso, causa di un disagio psicologico, e nelle situazioni più gravi, anche di una menomazione della vita personale e sociale. Nella comunità scientifica sembra che la terapia più affermata sia quella Cognitivo Comportamemtale. Questa tipologia di psicoterapia, mira a ridurre ed eliminare l’ansia, che è l’aspettativa più comune tra [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">L’ansia è sicuramente un disturbo molto diffuso, causa di un disagio psicologico, e nelle situazioni più gravi, anche di una menomazione della vita personale e sociale. Nella comunità scientifica sembra che la terapia più affermata sia quella Cognitivo Comportamemtale. Questa tipologia di psicoterapia, mira a ridurre ed eliminare l’ansia, che è l’aspettativa più comune tra le persone che soffrono d’ansia.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Il punto di vista psicoanalitico</h2>
<p style="text-align: justify;">Per il pensiero psicoanalitico le cose non stanno proprio in questo modo. L’ansia in psicoanalisi è considerato come un segnale, e non solo un disturbo; il segnale di un SAPERE insaputo, che spinge per emergere. La pressione per questo suo voler venire alla luce, sarebbe la causa dell’ansia.</p>
<h2 style="text-align: justify;">L’ansia e la personalità </h2>
<p style="text-align: justify;">L’nasia in sé come segnale, va contestualizzato all’interno della struttura della personalità e del discorso attuale del soggetto. L’ansia accade in un momento specifico della vita psichica, e questo momento, è ciò che potrebbe interrogare dal punto di vista soggettivo.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Non tutte le ansie sono uguali</h2>
<p style="text-align: justify;">Anche se il fenomeno può apparire simile, le ansie nel proprio valore soggettivo si inseriscono nel contesto di vita in un modo molto particolare. Le strade da percorrere possono essere due, o cercare di eliminare l’ansia, senza recuperare il valore di sapere soggettivo che essa implica, di fatto eliminando l’aspetto inconscio. Oppure, aprire un ascolto particolare, sulla forza che sta premendo, e che cerca una TRADUZIONE nel proprio vivere quotidiano.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Guardare vicino e guardare lontano</h2>
<p style="text-align: justify;">Il preconscio lavora sempre proponendoci contenuti che normalmente vengono avvertiti come egosintonici,  in questo stato delle cose, lo scorrere della vita, il nuovo che si incontra, viene assimilato producendo uno stato di benessere e un senso di sé integrato. L’ansia accade quando il preconscio produce dei contenuti che sono difficilmente assimilabili, che non producono un senso di sé famigliare, e qualcosa di estraneo ed invasivo (nel senso di preoccupante) viene ad occupare lo spazio mentale. Guardando vicino, l’ansia è un qualcosa che non si vuole, che spinge verso una sua eliminazione. Su questo aspetto agiscono le terapie cognitivo comportamentali. Se alziamo lo sguardo, e guardiamo un po’ più lontano, possiamo ascoltare che cosa c’è all’interno dell’ansia, qual’e il messaggio inconscio di cui è portatrice? In questo senso l’ansia può essere il modo per ricercare un ascolto particolare e specifico del proprio momento di vita, o dell’equilibrio problematico che si è andato a costituire nel corso degli anni.</p>
<h2><br />L’intervento psicoanalitico</h2>
<p style="text-align: justify;">La psicoterapia psicoanalitica svolge una duplice funzione. <br />Accosta la sofferenza soggettiva che l’ansia produce, e si occupa delle problematiche concrete che si presentano nel quotidiano della vita. Ma nel fare questo, apre a quell’ascolto particolare, che la parola del paziente comporta, facendo emergere quel sapere che nella spinta dell’ansia è contenuta, un sapere che in un primo momento si presenta come pulsionale, ma che attraverso la funzione di traduzione della psicoanalisi, può creare quello stato di rappresentazione dove l’ansia, può diventare energia creativa.</p>
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		<title>La paura dei luoghi affollati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 13:14:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa fare per il panico]]></category>
		<category><![CDATA[panico nei luoghi affollati]]></category>
		<category><![CDATA[paura dei centri commerciali]]></category>
		<category><![CDATA[paura dei cinema]]></category>
		<category><![CDATA[paura dei teatri]]></category>
		<category><![CDATA[paura del metro]]></category>
		<category><![CDATA[quale cura per gli attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[scappare dai luoghi affollati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura dei luoghi affollati, in genere,  si costituisce a partire da esperienze di panico che sono state vissute in luoghi in cui ci può essere tanta gente, e che danno la sensazione di non poter uscire quando si vuole. Alcuni di questi possono essere: centri commerciali, teatri cinema&#8230;&#8230;.  L’esperienza di panico che si manifesta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La paura dei luoghi affollati, in genere,  si costituisce a partire da esperienze di panico che sono state vissute in luoghi in cui ci può essere tanta gente, e che danno la sensazione di non poter uscire quando si vuole. Alcuni di questi possono essere: centri commerciali, teatri cinema&#8230;&#8230;.  L’esperienza di panico che si manifesta all’interno di questi luoghi (potrebbe essere anche una metropolitana stipata), in genere ha una caratteristica distintiva dal punto di vista del vissuto individuale:</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si manifesta il panico, si realizza in modo  intenso come sensazione di non avere NESSUNA possibilita’ di allontanarsi dal luogo o dalla situazione che sta generando il panico.</p>
<h2>Il panico</h2>
<p style="text-align: justify;">Quando si ha un esperienza di panico, e la persona non si può allontanare dalla situazione che lo genera (es. aerei, metro, ascensori bloccati, ecc&#8230;.), il panico tende ad amplificarsi proprio in virtù dell’impossibilita di allontanarsi da quel luogo. L’istinto di allontanarsi, è il primo comportamento di difesa che le persone che soffrono di panico tendono a mettere in atto. La fuga è sicuramente un istinto legato alla sopravvivenza, ed è un istinto che si attiva nelle gravi situazioni di pericolo percepito. Va sottolineato che a livello psicologico, l’allontanarsi ha il valore di creare “uno spazio mentale” tra il percepire il panico, e il riuscire a prenderne una distanza. La fobia diventa proprio questo; la fobia come paura anticipatoria, è la costruzione di un limite simbolico entro il quale (a livello di sensazione) si crede, o si spera di confinare il panico.</p>
<h2>La psicoterapia</h2>
<p style="text-align: justify;">Una persona che intraprenderà una psicoterapia per questo tipo problema, si accorgerà nel tempo, che le cose non stanno proprio così; la situazione che fa scatenare il panico non è la situazione in se’, ma è il valore “inconscio” che quella persona da a quella determinata situazione. Arrivare a cogliere questa differenza è un significativo punto di transito nel percorso psicoterapico, questo perché il paziente ha la possibilità di incontrare in modo convincente che cosa la sua mente fa a sua insaputa. Questo tipo di scoperte, permette di riacquistare una maggiore sicurezza di se’ nelle diverse situazioni della vita, e di sviluppare una speranza significativa rispetto ad una esito favorevole della psicoterapia.</p>
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		<title>Sulla solitudine nei periodi delle vacanze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2017 07:11:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo breve articolo è dedicato non solo alle persone che vivono in &#8220;carenza&#8221; di rapporti con gli altri, ma anche alle persone che si ritrovano a vivere una situazione di forte malessere psicologico. I periodi delle vacanze, dove la maggior parte delle persone si sposta e va in vacanza, spesso, diventa un periodo ancora più [&#8230;]</p>
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<p style="text-align: justify;">Questo breve articolo è dedicato non solo alle persone che vivono in &#8220;carenza&#8221; di rapporti con gli altri, ma anche alle persone che si ritrovano a vivere una situazione di forte malessere psicologico. I periodi delle vacanze, dove la maggior parte delle persone si sposta e va in vacanza, spesso, diventa un periodo ancora più critico per chi soffre di depressione, ansia, attacchi di panico. Queste situazioni possono generare un forte senso di solitudine nei periodi delle vacanze.</p>
<h3>Il conflitto in famiglia</h3>



<p style="text-align: justify;">La vacanza, l&#8217;idea della vacanza, diventa un qualcosa con cui confrontarsi e spesso scontrasi. Per chi soffre spesso non c&#8217;è la voglia di andare, e magari in fondo c&#8217;è anche un soffrire nel vedere gli altri che vanno. La persona che soffre, spesso, pone dei seri problemi alla famiglia. Nella maggioranza dei casi non vuole spostarsi, non riesce a farlo, generando conflitti e tensioni verso gli altri &#8220;che vorrebbero&#8221; andare in vacanze per staccare dalla routine del quotidiano.</p>
<h3>Riflettere sul malessere</h3>



<p style="text-align: justify;">Su queste situazioni non ci sono consigli, o soluzioni, direi che non avrebbero molto senso. Possiamo invece però vederle come delle &#8220;occasioni&#8221;.  Occasioni per riflettere sul proprio malessere, sul perché si sta vivendo proprio quel tipo di malessere.  <br />Nella stragrande maggioranza dei casi, il malessere non è il segno di qualcosa che si è <strong>rotto</strong> nella &#8220;macchina&#8221; uomo, ma bensì, <strong>il segnale che qualcosa della propria personalità non si &#8220;accorda&#8221; più alla vita che si sta conducendo.</strong> Per questo motivo la solitudine che spesso prova chi sta soffrendo, non va vista come una sorta di calamità del destino. Può invece essere vista com la strada da percorrere per incontrare quella parte di Se&#8217; che sta tentando di comunicare qualcosa.</p>
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		<title>Attacchi di panico e immobilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 11:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; molto frequente che un paziente che chieda un aiuto per gli attacchi di panico, implicitamente, chieda che l&#8217;attacco di panico non accada più, che possa essere eliminato per sempre. Sovente, è altrettanto implicito  che questa &#8220;aspettativa&#8221; dovrebbe accadere &#8220;subito&#8221; e sopratutto non dovrebbe accadere &#8220;dopo&#8221; la seduta fatta con lo psicologo. Nella maggioranza dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">E&#8217; molto frequente che un paziente che chieda un aiuto per gli attacchi di panico, implicitamente, chieda che l&#8217;attacco di panico non accada più, che possa essere eliminato per sempre. Sovente, è altrettanto implicito  che questa &#8220;aspettativa&#8221; dovrebbe accadere &#8220;subito&#8221; e sopratutto non dovrebbe accadere &#8220;dopo&#8221; la seduta fatta con lo psicologo. Nella maggioranza dei casi, il primo colloquio con un paziente affetto da attacchi panico, viene  valutato esattamente in questo modo, se dopo il colloquio ricompaiono immediatamente le angosce che lo hanno portato lì, o se addirittura ne compaiono delle nuove, allora il paziente &#8220;terrorizzato&#8221; concluderà immediatamente che quella cura NON VA BENE PER LUI. Questo tipo di circolo interpretativo, si presenta molto spesso all&#8217;interno delle psicoterapie psicoanalitiche, il paziente, incontrando una persona che si prende un tempo per capire ed esplorare&#8230;..e che non fornisce immediatamente &#8220;nulla di tangibile&#8221; tende implicitamente a modificare un po, i già precari equilibri interni. Le terapie comportamentali (in questo senso), forniscono un involontario sostegno dall&#8217;appellarsi ad un sapere pre-costituito che possa indirizzare &#8220;il cosa fare&#8221; e colmare il vuoto di senso che il panico manifesta. Nella mia pratica clinica, nella fase di contatto iniziale con persone che soffrono di attacchi di panico, cerco di lasciare poco spazio all&#8217;esplorazione, dedicandomi di più alla conduzione del paziente verso l&#8217;identificazione dei punti salienti della fenomenologia del disturbo. Il lavoro psicologico da subito lo oriento verso l&#8217;identificazione dei fragili confini dell&#8217;esperienza, confini che vanno riconosciuti, e assolutamente rispettati. Questo lavoro però, deve comunque poter mostrare al paziente che la sua volontà di eliminare gli attacchi di panico, non può essere scollegata dalla CREDENZA che tutto ciò che riguarda il suo mondo delle relazioni debba rimanere immutato, ahimè tale credenza, non possiamo che considerarla un ILLUSIONE&#8230;.un illusione che genera panico&#8230;&#8230;</p>
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		<title>Voler smettere di fumare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2016 07:44:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[metodi per smettere di fumare]]></category>
		<category><![CDATA[perché le persone fumano]]></category>
		<category><![CDATA[personalità del fumatore]]></category>
		<category><![CDATA[problemi di tabagismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del fumare]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del fumatore]]></category>
		<category><![CDATA[servono i metodi per smettere di fumare?]]></category>
		<category><![CDATA[si può smettere di fumare?]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fumare è un abitudine molto diffusa nonostante &#8220;oramai&#8221; si conoscano gli effetti nocivi per la salute. Per questo motivo &#8220;allora&#8221; ci si potrebbe chiedere come mai le persone continuano a fumare? Come mai, nonostante le campagne antifumo, questo comportamento &#8220;comunque&#8221; sembra rimanere immutato? Molto spesso le persone &#8220;dicono&#8221; che vogliono smettere di fumare, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il fumare è un abitudine molto diffusa nonostante &#8220;oramai&#8221; si conoscano gli effetti nocivi per la salute. Per questo motivo &#8220;allora&#8221; ci si potrebbe chiedere come mai le persone continuano a fumare? Come mai, nonostante le campagne antifumo, questo comportamento &#8220;comunque&#8221; sembra rimanere immutato? Molto spesso le persone &#8220;dicono&#8221; che vogliono smettere di fumare, ma lo possiamo considerare un proposito autentico?</p>
<p style="text-align: justify;">Per rispondere a queste e ad altre domande, ritengo sia utile poter capire &#8220;il perché&#8221; le persone fumano, e il perché, non può non essere, un perché di tipo psicologico. Le sigarette sono composte da &#8220;sostanze&#8221; che hanno un azione sul sistema nervoso centrale, nello specifico le sigarette tendono ad agire sulle aree del sistema noradrenergico&#8230;.cosa vuol dire? Semplicemente vuol dire che le sigarette agiscono sui modulatori di ciò che comunemente chiamiamo ANSIA.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque cosa fa una persona che sta fumando? Produce una lieve attivazione interna che ha come effetto quello di produrre una blanda azione ansiolitica. Chi ha in mano una sigaretta, non fa nient&#8217;altro che cercare di modulare il suo stato emotivo&#8230;..che si sia consci o meno, il fumare ha questo tipo di azione. Da questa semplice constatazione, allora, si potrebbero aprire un certo numero di domande o considerazioni&#8230;..come mai le persone hanno bisogno di un surrogato per modulare i propri stati emotivi?</p>
<p style="text-align: justify;">Il rispondere a questa domanda, il porsi semplicemente questa domanda, già significa mettere in discussione il fumare. Spesso, il fumare, nasce come &#8220;immagine&#8221; dello stare insieme all&#8217;interno dei gruppi degli adolescenti, mentre nell&#8217;età adulta, può trasformarsi in una vera e propria dipendenza. Quello che è bene sapere è che nel momento in cui il fumare diventa una dipendenza, ciò vuol dire che questo non è più solo un comportamento che modula le emozioni, ma bensì, che è diventato un un vero e proprio tratto stabile della personalità. In questo senso, tutte le persone che si pongono il problema (o cercano metodi) per smettere di fumare, non si accorgono che quello che cercano di fare, è quello di amputare un aspetto del Sé, che loro stessi hanno contribuito a costruire. Senza drammatizzare, ritengo che il fenomeno del fumo non sia considerato nella sua giusta ottica e valenza, qualsiasi tipo di metodo o tecnica che aiutano le persone a smettere di fumare, in fondo, non fanno nient&#8217;altro che agevolare il cambiamento di un comportamento che rimane con un valore di superficie per la personalità, altra cosa invece, diventa l&#8217;affrontare la questione dello smettere di fumare quando il fumo è diventato una dipendenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;ansia di aver sempre tutto pulito e in ordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2015 13:51:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ansia di tenere sempre pulito e in ordine è un qualcosa di molto diffuso, nasce come uno stato di attivazione interna là dove le aspettative personali “su come dovrebbe” essere tenuta la casa, si discostano “poco o molto” da come la casa è. Va sottolineato che questo tipo di ansia “spesso” riguarda la casa, oppure [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L’ansia di tenere sempre pulito e in ordine è un qualcosa di molto diffuso, nasce come uno stato di attivazione interna là dove le aspettative personali “su come dovrebbe” essere tenuta la casa, si discostano “poco o molto” da come la casa è. Va sottolineato che questo tipo di ansia “spesso” riguarda la casa, oppure delle cose a cui si è molto affezionati. Perché la casa, ci si potrebbe chiedere? La casa è il luogo dove si svolgono gli aspetti più importanti della vita personale, la casa è anche la proiezione di come noi desideriamo o vogliamo vivere, è il modo di come vogliamo apparire che presentiamo a chi “invitiamo a casa nostra”; ma è anche il luogo dove sono chiamati a coesistere differenti aspetti del proprio vivere. Le dimensioni che credo possiamo cogliere all’interno dell’ansia dell’ordine e la pulizia possano riguardare l’area del bisogno e l’area del desiderio. Capita frequentemente che all’interno della vita famigliare queste due aree dell’esperienza entrino in conflitto tra loro, là dove il modo in cui <strong>possiamo</strong> prenderci cura di noi stessi o degli altri (figli, partner), sembra non allinearsi con quelli che sono i <strong>desideri, </strong>ovvero i modi di accostare o realizzare i piaceri del proprio vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso la persona che è attanagliata dall’ansia dell’ordine e della pulizia, sembra non poter riconoscere la propria quota di desiderio personale inibendolo, a favore della presunta superiorità del bisogno. Spesso, il dover far da mangiare, il dover pulire, il dover lavare, diventano appunto degli imperativi senza una consapevolezza personale, i quali, vengono semplicemente agiti (come in una sorta di ansia da prestazione), e dove i modelli famigliari di cura, non diventano il punto di partenza per poi creare il proprio modello in libertà, ma diventano invece delle specie di dogmi domestici a cui aderire in modo “adesivo”, oppure, diventano un punto di riferimento avvertito come “sempre inarrivabile” o come paragone sempre scomodo con cui confrontarsi.</p>
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		<title>Significato psicologico del primo attacco di panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2014 22:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[attacco di panico]]></category>
		<category><![CDATA[cos'è il panico]]></category>
		<category><![CDATA[distinguere l'ansia dal panico]]></category>
		<category><![CDATA[l'esperienza del primo attacco di panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riporto le considerazioni di Paolo Roccato sulla &#8220;Terribile prima volta degli attacchi di panico&#8221; Nell&#8217;angoscia di chi soffre di attacchi di panico, c&#8217;è sempre il riferimento a una terribile &#8220;prima volta&#8221;. Ed è rilevante che gli attacchi di panico successivi ad essa non sono tanto crisi di angoscia diretta, ma sono crisi di paura che si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riporto le considerazioni di Paolo Roccato sulla &#8220;Terribile prima volta degli attacchi di panico&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;angoscia di chi soffre di attacchi di panico, c&#8217;è sempre il riferimento a una terribile &#8220;prima volta&#8221;. Ed è rilevante che gli attacchi di panico successivi ad essa non sono tanto crisi di angoscia diretta, ma sono crisi di paura che si riattivi l&#8217;angoscia di quella &#8220;prima volta&#8221;. Paura della paura. Una sorta di &#8220;paura di secondo grado&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che l&#8217;angoscia della &#8220;prima volta&#8221; è sentita come &#8220;non sopportabile&#8221;, come &#8220;insostenibile&#8221;. Così insostenibile, da non riuscire più neppure a pensarla. Il paziente tende a muoversi, e a far muovere chi si occupa di lui, sempre soltanto al livello della &#8220;paura della paura&#8221;, e mai al livello della &#8220;paura prima&#8221;, la quale è del tutto sfuggente, perché non si presenta più e il paziente riesce sempre ad evitarla, tanto che sovente non è neppure più pensata, ma soltanto nominata in modo implicito per accenni (&#8220;Quella cosa&#8221;, &#8220;Quello&#8221;). Bisogna ricordare che la traumaticità del trauma psichico risiede nella sua non pensabilità. Ma il non pensare un&#8217;esperienza la rende realmente non pensata, e questo la può consolidare nel suo statuto mentale di &#8220;esperienza non pensabile&#8221;. Cioè: la ri-consolida come esperienza traumatica. Nella mia pratica clinica, ho trovato che è sempre estremamente difficile riuscire a farsi raccontare per bene la fatidica &#8220;prima volta&#8221;, tanto che in certi casi mi era venuto perfino da ipotizzare che essa non si fosse mai verificata. Che avesse lo statuto di &#8220;evento mitico giustificazionistico&#8221;.(6) Si presentava come un&#8217;esperienza &#8220;vuota&#8221;. Priva non solo di connessioni con elementi del contesto o con elementi della storia personale contemporanea all&#8217;evento, immediatamente precedente o comunque antecedente, ma priva perfino di elementi interni all&#8217;esperienza medesima e di connessioni interne. Il fatto è che l&#8217;evitamento di tutto ciò che potrebbe reinnescare i processi &#8220;sconosciuti&#8221; che potrebbero portare a quella insostenibile angoscia è così forte e massiccio, che viene attuato anche al livello del pensiero. Diventa insostenibile anche il solo avvicinarsi al pensarla, la &#8220;prima volta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene quasi sempre raccontata non come una esperienza, con tutta la portata vitale della soggettività; ma come un accadimento, con tutta la freddezza e il distacco della &#8220;obiettività&#8221;. O mancano gli elementi del contesto, o mancano gli elementi della storia precedente, o mancano gli aspetti dell&#8217;esperienza soggettiva in corso, o il racconto è del tutto devitalizzato, appiattito, quasi burocratizzato. Anche a questo proposito, io ritengo che queste non siano lacune del racconto o della ricostruzione o della memorizzazione, ma che si tratti di specifiche modalità realmente adottate allora nella strutturazione stessa dell&#8217;esperienza, di cui ora si cerca di parlare.</p>
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