Gioco patologico e shopping compulsivo

Giocare o acquistare possono essere attività legate al piacere, allo svago o alla gratificazione. Il problema nasce quando qualcosa cambia nel rapporto con questi comportamenti: la persona si accorge delle conseguenze negative, magari prova più volte a fermarsi o a darsi dei limiti, ma finisce per ritrovarsi nuovamente a giocare o ad acquistare.

Nel gioco patologico, l’eccitazione legata alla possibilità della vincita, il tentativo di recuperare ciò che si è perso e la difficoltà a interrompere il gioco possono costruire un circuito che tende progressivamente ad alimentarsi. Nello shopping compulsivo, invece, l’acquisto può perdere la sua funzione concreta e diventare una risposta ripetitiva a stati di tensione, vuoto, insoddisfazione o bisogno di gratificazione. In entrambi i casi, al sollievo o all’eccitazione momentanea possono seguire senso di colpa, difficoltà economiche e conflitti nelle relazioni, senza che questo sia necessariamente sufficiente a interrompere il comportamento.

È proprio questa ripetizione, nonostante la consapevolezza delle conseguenze, uno degli aspetti centrali del lavoro psicoterapeutico. In una prima fase può essere importante intervenire in modo focale sul comportamento compulsivo, sulle situazioni che lo innescano e sulle conseguenze che sta producendo nella vita quotidiana, cercando di ridurne progressivamente l’impatto e di recuperare una maggiore capacità di scelta.

Il lavoro può però aprire anche una domanda ulteriore: perché quel comportamento ha assunto proprio quella funzione e perché, nonostante le conseguenze, continua a ripetersi? Quando questa dimensione emerge, la psicoterapia psicoanalitica permette di esplorare il rapporto della compulsione con la storia, le relazioni e il funzionamento complessivo della persona.