<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Scienza e Psicologia Archivi - Moreno Mattioli</title>
	<atom:link href="https://morenomattioli.it/category/scienza-e-psicologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://morenomattioli.it/category/scienza-e-psicologia/</link>
	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
	<lastBuildDate>Wed, 24 Nov 2021 12:34:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.1</generator>
	<item>
		<title>Cosa sono le parole?</title>
		<link>https://morenomattioli.it/cosa-le-parole/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/cosa-le-parole/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2017 08:58:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Il significato delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[La babele delle lingue]]></category>
		<category><![CDATA[la natura della struttura]]></category>
		<category><![CDATA[labirinto delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[linguistica strutturale]]></category>
		<category><![CDATA[origine delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[parole oscure]]></category>
		<category><![CDATA[scienza della parola]]></category>
		<category><![CDATA[Significati delle parole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1289</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo non è solo un argomento filosofico, e non è un argomento che riguarda solo le persone che hanno un interesse per le “cose” intellettuali; questo è un argomento che coinvolge ognuno di noi. Ognuno di noi parla, e anche se abbiamo la sensazione di sapere cosa siano le parole, le cose diventano più difficili [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/cosa-le-parole/">Cosa sono le parole?</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo non è solo un argomento filosofico, e non è un argomento che riguarda solo le persone che hanno un interesse per le “cose” intellettuali; questo è un argomento che coinvolge ognuno di noi. Ognuno di noi parla, e anche se abbiamo la sensazione di sapere cosa siano le parole, le cose diventano più difficili quando lo dobbiamo “dire”.</p>
<h3>Cosa sono le parole</h3>
<p style="text-align: justify;">Potrebbe essere più facile dire cosa sia una sedia o un tavolo che sono posti davanti a noi; forse un po’ più difficile è dire cosa proviamo, il come descrivere le emozioni o i sentimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le emozioni e i sentimenti non sono oggetti facilmente circoscrivibili, non sono neanche oggetti! Ma cosa dire delle “cose” (parole) che usiamo per poterle dire? Quale strano circolo vizioso si innesca?</p>
<p style="text-align: justify;">Si può dire che la parola è l’unita’ minima del discorso, che una parola è formata dalle lettere, ma la sensazione che se ne ricava (da questa descrizione linguistica) è che appunto tale descrizione possa indicare la parola come un oggetto, ma è così? La  parola è un oggetto?</p>
<h3>Bilogica di una risposta</h3>
<p style="text-align: justify;">Allo stato attuale, credo che la risposta migliore possa essere si e no, e questa non è una risposta semplice, o il frutto del non sapere cosa dire, questa è una risposta bilogica</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è un oggetto perché la si può indicare, la si può circoscrivere&#8230;..la parola non è un oggetto perché non può essere una “cosa isolata”, una parola perché sia tale, deve sempre essere in relazione con altre parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste relazioni, non sono relazioni seriali, ovvero la relazioni non si riferiscono solo alle parole che vengono prima e alle parole che vengono dopo, ma la parola, contiene in se’ dei riferimenti circolari, ovvero delle possibili connessioni con tante altre parole che non sono presenti nella frase, o nelle frasi in questione.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola è anche un NON oggetto, perché è come se fosse un contenitore di tante altre parole. Questa sua caratteristica mi permette di poter dire che una parola è un insieme, proprio quel concetto che è utilizzato “in diversi” modi nella teoria matematica; dunque cosa sono le parole? Le parole sembrano essere degli insiemi che si connettono tra di loro e che hanno la possibilità di rimandi multipli e contemporanei. Il significato delle parole in questo senso, non può essere un significato a priori, ma è essenzialmente legato in modo stretto alla persona che parla, alla persona che sta dicendo&#8230;.questo può essere un modo per introdurre cosa sia la parola all’interno del discorso psicoanalitico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/cosa-le-parole/">Cosa sono le parole?</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/cosa-le-parole/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;origine del Linguaggio, Fonagy e Lacan a confronto</title>
		<link>https://morenomattioli.it/lorigine-del-limguaggio-fonagy-lacan/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/lorigine-del-limguaggio-fonagy-lacan/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 14:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Autocoscienza]]></category>
		<category><![CDATA[come nasce il linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza e linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Fonagy e il linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[l'origine del pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[l'origine delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[Lacan e il linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[lo sviluppo del linguaggio nel bambino]]></category>
		<category><![CDATA[mentalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[origine del linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[teorie del linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[teorie della coscienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://morenomattioli.it/?p=1148</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il tema dell&#8217;origine del linguaggio è un tema che ha da sempre affascinato l&#8217;uomo,  e che ad oggi, insieme al tema della coscienza non ha ancora trovato delle risposte che abbiano il sapore dell&#8217;acquisizione. Qui di seguito, vorrei proporre alcune brevi considerazioni mettendo a confronto due punti di vista che si contraddicono tra di loro. Per J. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/lorigine-del-limguaggio-fonagy-lacan/">L&#8217;origine del Linguaggio, Fonagy e Lacan a confronto</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;origine del linguaggio è un tema che ha da sempre affascinato l&#8217;uomo,  e che ad oggi, insieme al tema della coscienza non ha ancora trovato delle risposte che abbiano il sapore dell&#8217;acquisizione. Qui di seguito, vorrei proporre alcune brevi considerazioni mettendo a confronto due punti di vista che si contraddicono tra di loro. Per J. Lacan, il tema dell&#8217;origine del linguaggio, potremmo dire che è una sorta di domanda impossibile, dal momento che (dal suo punto di vista) nasciamo nel linguaggio e siamo costituiti dal linguaggio (il linguaggio qui va inteso nel senso di struttura, di ordine e non solo del verbale). Lacan ha sempre criticato l&#8217;idea che il linguaggio potesse derivare o essere un prodotto della coscienza, tant&#8217;è che nella sua elaborazione teorica, lo psicoanalista francese, fa coincidere la coscienza con l&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align: justify;">In Lacan, la dimensione immaginaria dell&#8217;esperienza, è ciò  che produce alienazione nella vita umana, e che il linguaggio nel suo operare dovrebbe  disalienare, producendo quello che è noto come la &#8220;simbolizzazione dell&#8217;immaginario&#8221;. La posizione di Fonagy invece, è propriamente contraria a quella di Lacan, Fonagy  distingue la funzione simbolica del linguaggio (inteso nel senso del verbale), dalle funzioni simboliche presenti  nel pensiero umano. Il linguaggio (o funzione simbolica così intesa) ha una sua origine, dice Fonagy, e ciò che permette la costituzione del linguaggio umano  è &#8220;l&#8217;attenzione congiunta&#8221; che si sviluppa tra il neonato e il suo caregiver. L&#8217;attenzione congiunta, dice Fonagy è mentalizzazione in atto, l&#8217;attenzione congiunta è l&#8217;incontro tra una funzione mentalizzante (e dunque autocosciente) e un autocoscienza in embrione; questa possibilità di incontro, diventa così la condizione necessaria perché possa svilupparsi il linguaggio umano.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, Fonagy pone l&#8217;intersoggettività (come incontro di due livelli di autocoscienza) come il fattore necessario perché si sviluppi la capacità di parlare degli esseri umani; dall&#8217;altro lato, il linguaggio, nel suo esistere diventa un fattore terzo che permette lo sviluppo delle capacità di mentalizzazione, e dunque di autocoscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo senso, la parola umana e l&#8217;autocoscienza non sarebbero due fenomeni distinti, ma sarebbero invece le due facce diverse della stessa medaglia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/lorigine-del-limguaggio-fonagy-lacan/">L&#8217;origine del Linguaggio, Fonagy e Lacan a confronto</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/lorigine-del-limguaggio-fonagy-lacan/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Odifreddi e la critica a Lacan</title>
		<link>https://morenomattioli.it/odifreddi-e-la-critica-a-lacan/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/odifreddi-e-la-critica-a-lacan/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Apr 2014 19:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[asfera]]></category>
		<category><![CDATA[cross cap]]></category>
		<category><![CDATA[lacan e la topologia]]></category>
		<category><![CDATA[lacan e logica]]></category>
		<category><![CDATA[logica e psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[nodo borromeo]]></category>
		<category><![CDATA[reale simbolico immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[topologia in lacan]]></category>
		<category><![CDATA[toro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://morenomattioli.wordpress.com/?p=624</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per chi si interessa di epistemologia e di interdisciplinarieità troverà interessante approcciare una questione che possiamo porre a cavallo tra la teoria psicoanalitica e la matematica e la geometria. Odifreddi nel suo bel libro “Abbasso Euclide!” a più riprese critica in maniera diretta due applicazioni geometriche che Lacan ha sviluppato nei suoi seminari. La prima [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/odifreddi-e-la-critica-a-lacan/">Odifreddi e la critica a Lacan</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi si interessa di epistemologia e di interdisciplinarieità troverà interessante approcciare una questione che possiamo porre a cavallo tra la teoria psicoanalitica e la matematica e la geometria. Odifreddi nel suo bel libro “Abbasso Euclide!” a più riprese critica in maniera diretta due applicazioni geometriche che Lacan ha sviluppato nei suoi seminari.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima critica riguarda l’utilizzo che Lacan fa del cross cap o asfera come la chiamava lo psicoanalista francese.<br />
Ecco un estratto del testo: “Tra tutte le applicazioni di questo modello, la più improbabile è quella fattane nel 1962 dallo psicoanalista J.Lacan, nel suo seminario <strong>L’identificazione come supporto della struttura del fantasma</strong>. L’idea, se vogliamo chimarla così, è che “ogni significante significa allo stesso tempo se stesso e il suo contrario”. Dunque, rappresentando lo spazio concettuale come un cerchio, ogni punto viene identificato con il suo antipodale, ottenendo un piano proiettivo: modello appunto dal<strong> cross cap</strong>, che Lacan chiamava<strong> “a-sfera”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
L’altra critica invece riguarda uno dei concetti più importanti dell’ultimo Lacan, ovvero quella del nodo borromeo.<br />
Ecco un altro estratto del testo di Odifreddi: “Puramente metaforica è invece la strombazzata applicazione che ne ha fatto nel 1973-74 il già citato Lacan, nel suo seminario<strong> Le non-dupes errent</strong>, “I non-idioti errano” (una supposta arguta omofonia di Les noms du père, “I nomi del padre”).</p>
<p style="text-align: justify;">
Egli identifica nei tre anelli Borromei il Reale, il Simbolico, e l’Immaginario. E dall’impossibilità  di reciderne uno senza che gli altri due si disconnettano, deduce “Questi tre anelli, anelli di spago, sono strettamente equivalenti…L’importante è che tanto il Reale quanto l’immaginario e il Simbolico possano giocare esattamente la stessa funzione in rapporto agli altri due”.</p>
<p style="text-align: justify;">
E’ evidente, soprattutto dai toni, che Odifreddi critichi<strong> “l’uso”</strong> che Lacan fa di questi oggetti geometrici, però se vogliamo porci in un ottica interdisciplinare è interessante porci alcune domande, la prima e la più cruciale direi la si possa riassumere in questo modo, qual è la critica che viene rivolta a Lacan? Direi che il punto sia proprio questo, se si volesse entrare nel merito (in senso interdisciplinare) non si riesce a capire nei contenuti cos’è che non va, ciò che se capisce è che Odifreddi non considera corretto l’utilizzo che Lacan fa di questi oggetti geometrici. Sembra che quello che non stia bene ad Odifreddi sia quello di utilizzare degli oggetti geometrici come metafore di concetti clinici, nello specifico direi che l’accostamento del cross cap al significante e quello del nodo borromeo ai tre registri dell’esperienza del Reale, Simbolico, Immaginario evidentemente a lui pare improbabile. Se dovessi muovere io “un piccolo appunto” ad Odifreddi, un appunto “Logico” direi, è quello che nel suo scritto si sente dai toni la critica, ma poi non si capisce il contenuto, e questo direi che è un peccato, perché se ci fosse stato un contenuto, allora per gli studiosi dell’argomento sarebbe stato interessante confrontarsi con le sue argomentazioni, se invece i contenuti non ci sono, allora non può che trasparire la diffidenza di Odifreddi verso lo psiconalista francese, o verso la psicoanalisi in generale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/odifreddi-e-la-critica-a-lacan/">Odifreddi e la critica a Lacan</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/odifreddi-e-la-critica-a-lacan/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Mentalizzazione e le Psicoterapie</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-mentalizzazione-e-le-psicoterapie/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/la-mentalizzazione-e-le-psicoterapie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2014 15:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[capire gli stati d'animo]]></category>
		<category><![CDATA[efficacia psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[mentalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia centrata sul cliente]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[quale psicoterapia è efficace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://morenomattioli.wordpress.com/?p=377</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella mia pratica clinica la mentalizzazione ha un aspetto rilevante del mio modo di operare in senso clinico. La mentalizzazione come pratica clinica è stata introdotta da Peter Fonagy, il quale la definisce come: “ la capacità di essere consapevoli degli stati mentali in noi stessi o negli altri”. Fonagy sottolinea come non tutta l’attività [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-mentalizzazione-e-le-psicoterapie/">La Mentalizzazione e le Psicoterapie</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mia pratica clinica la mentalizzazione ha un aspetto rilevante del mio modo di operare in senso clinico. La mentalizzazione come pratica clinica è stata introdotta da Peter Fonagy, il quale la definisce come: “ la capacità di essere consapevoli degli stati mentali in noi stessi o negli altri”.</p>
<p>Fonagy sottolinea come non tutta l’attività mentale sia mentalizzazione, la mentalizzazione riguarda gli stati mentali. Se nel senso comune solitamente, mentalizzare viene associato alla possibilità di fare un attribuzione psicologica (es: interpretare uno sguardo torvo come indicatore di disapprovazione), in senso clinico però non è cosi, nell’ambito della psicoterapia mentalizzare significa “coltivare mentalmente”, ovvero favorire il <i>percepire immaginativamente o interpretare il comportamento come congiunto con gli stati mentali intenzionali.</i></p>
<p><i></i>Per spiegare meglio l’assunto Fonagy fa questo esempio:</p>
<p>Un paziente è seduto calmo e pensieroso, e improvvisamente iniziano a scendergli delle lacrime lungo le guance e comincia a stringere i pugni. Il terapeuta è tenuto ad indagare su ciò che è venuto in mente al paziente, ovvero su quale stato mentale ha causato le lacrime e i pugni chiusi.</p>
<p>Dunque mentalizzare non significa come accade nel senso comune il fare una semplice attribuzione psicologica, ma bensì è la capacità e possibilità di esplorare e dare forma ad uno stato mentale. Per Fonagy gli stati mentali sono sempre intenzionali, ovvero gli stati mentali rappresentano qualcosa o riguardano qualcosa.</p>
<p>La teoria e la pratica della mentalizzazione è un qualcosa di molto complesso anche se nella sua essenza è un qualcosa di estremamente semplice, e questo lo è perché fondamentalmente la mentalizzazione è ciò che appartiene ad ogni essere umano, anzi potremmo dire che è ciò che ci rende umani. Un punto estremanete moderno della ricerca clinica effettuata da Fonagy e collaboratori è quella di aver mostrato come ogni forma di psicoterapia <b>(se efficace) </b>non può far altro che promuove i fattori di mentalizzazione. Se la mentalizzazione nasce con la Psicoanalisi, Fonagy ha mostrato come la terapia Cognitivo Comportamentale, la psicoterapia Interpersonale, oppure la Psicoterapia Centrata sul Clinente all’interno delle loro metodologie hanno come esito quello di promuove i fattori di mentalizzazione.</p>
<p>Ora elencherò brevemente i punti chiavi della pratica orientata alla Mentalizzaizone:</p>
<p><i>Mentalizzazione: </i>implica il rivolgere l’attenzione agli stati mentali in se stessi e negli altri, unita alla consapevolezza implicita o esplicita che questi stati mentali sono rappresentazioni della realtà da uno dei molti possibili.</p>
<p><i>Interventi di Mentalizzazione: </i>hanno lo scopo di 1) favorire una maggiore attenzione agli stati mentali 2) coltivare la consapevolezza della molteplicità di prospettive 3) aumetare la capacità di mentalizzazione , specialmente in condizioni di eccitazione emotiva.</p>
<p><i>Mentalizzazione genera mentalizzazione: </i>e non mentalizzazione genera non mentalizzazione. Pur cercando di migliorare la mentalizzazione dei pazienti, i terapeuti devono essere altrettanto attenti alle loro mentalizzazioni, e soprattutto ai fallimenti della mentalizzazione che minano involontariamente la mentalizzazione dei pazienti.</p>
<p><i>Mentalizzare è un fattore comune </i>agli interventi psicoterapeutici. Modalità di trattamento diverse condotte da diversi orientamenti teorici possono promuovere la mentalizzazione e possono farlo al meglio quando i clinici sono attenti a essa in sé stessi e nei loro pazienti. Il trattamento basato sulla mentalizzazione può essere inteso come una via di mezzo tra i tradizionali approcci psicodinamici e quelli cognitivo comportamentali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/la-mentalizzazione-e-le-psicoterapie/">La Mentalizzazione e le Psicoterapie</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/la-mentalizzazione-e-le-psicoterapie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le diverse teorie della mente in Psicoterapia</title>
		<link>https://morenomattioli.it/le-diverse-teorie-della-mente-in-psicoterapia/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/le-diverse-teorie-della-mente-in-psicoterapia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 11:04:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Modelli sperimentali in psicologia e psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Paradigmi psicologici]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologie]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapie]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria della mente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://morenomattioli.wordpress.com/?p=244</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi si occupa di filosofia della scienza, probabilmente rimarrebbe molto colpito nell’accostare le problematiche sperimentali in psicologia nel constatare come di fronte ad un unico oggetto di indagine “la mente”, vi siano un così elevato numero di teorie che cercano di descriverne la natura e il suo funzionamento. Spesso e volentieri queste teorie colpiscono per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/le-diverse-teorie-della-mente-in-psicoterapia/">Le diverse teorie della mente in Psicoterapia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si occupa di filosofia della scienza, probabilmente rimarrebbe molto colpito nell’accostare le problematiche sperimentali in psicologia nel constatare come di fronte ad un unico oggetto di indagine “la mente”, vi siano un così elevato numero di teorie che cercano di descriverne la natura e il suo funzionamento. Spesso e volentieri queste teorie colpiscono per la loro diversità e soprattutto nel campo clinico, colpiscono per la loro diversità nelle ipotesi di intervento. Per chi non ha una conoscenza approfondita delle teorie della mente e dei paradigmi clinici che orientano tali interventi, potrebbe avere l’impressione che l’oggetto dell’indagine e della ricerca possa essere “non” lo stesso oggetto.</p>
<p>In effetti le diverse teorie e pratiche in psicoterapia spesso puntano su aspetti diversi del mentale, in questo senso di volta in volta le diverse teorie della mente sembrano prestare maggiormente l’attenzione al comportamento, al pensiero, alle emozioni, alla parola e al linguaggio, ed anche al corpo, la lista comunque potrebbe proseguire e di molto. In effetti le diverse teorie in psicoterapia e le diverse pratiche di intervento che ne derivano, tendono a differenziarsi per la “ridefinizione dell’oggetto”, o meglio per il metterne in luce o un aspetto nascosto che fino a quel periodo storico non era stato trattato, oppure per la messa in valore di qualcosa di già noto che però agli occhi del ricercatore non ha avuto l’enfasi e l’importanza necessari.</p>
<p>In questi ultimi decenni ha acquisito nel dibattito clinico tra le diverse psicoterapie anche una certa importanza il problema del rapporto con la scienza, e il rapporto con i modelli sperimentali che sostengono le ricerche scientifiche. Grandi entusiasmi sono stati suscitati dai promotori dei paradigmi sperimentali e scientifici ed anche alcuni appannamenti nel momento in cui anche gli altri modelli hanno cercato di darsi “delle evidenze sperimentali” del proprio operare. In questo senso il mio contributo vuole mettere in evidenza come ad oggi la distanza tra le indagini psicologiche e quelle delle scienze fortemente sperimentali (come ad esempio la Fisica) sono distanze molto importanti. E’ bene mettere in evidenza come ogni psicoterapia sembri produrre delle variabili che non sono strettamente collegate all’<i>oggetto dell’indagine</i>, ma soprattutto al paradigma teorico adottato. Questo problema mostra come sia ancora lontana l’ipotesi di una consensualità tra i ricercatori sulla natura dell’oggetto di ricerca, e di come in questo senso diventi estremamente problematico il confronto tra queste variabili. Il problema sembra risiedere nella “grossolanità” delle variabili che vengono messe in gioco nelle ricerche psicoterapiche di tipo sperimentale, e spesso ciò che può diventare misurabile, tende a diventare estremamente superficiale nella descrizione del fenomeno studiato. In questo senso rimangono ancora molto lontane le due anime fondamentali nella pratica clinica in psicoterapia, ovvero l’anima “riduzionista” che pur di poter misurare qualcosa “si accontenta” di semplificare e di molto le osservazioni di tipo clinico, mentre dall’altra parte, l’anima della “specificità” tende ad abbandonare (credo in modo non corretto) ogni tentativo di poter descrivere anche sperimentalmente la specificità delle proprie osservazioni cliniche e di intervento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/le-diverse-teorie-della-mente-in-psicoterapia/">Le diverse teorie della mente in Psicoterapia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/le-diverse-teorie-della-mente-in-psicoterapia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una nuova strada per le Neuroscienze e la Psicologia</title>
		<link>https://morenomattioli.it/una-nuova-strada-per-le-neuroscienze-e-la-psicologia/</link>
					<comments>https://morenomattioli.it/una-nuova-strada-per-le-neuroscienze-e-la-psicologia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 12:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Esperienza Umana]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Modello Scientifico]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Penrose]]></category>
		<category><![CDATA[Stuart Hameroff]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://morenomattioli.wordpress.com/?p=226</guid>

					<description><![CDATA[<p>Soprattutto oggi nel mondo della tecnica sempre di più vi è la ricerca dei modi per arrivare alla comprensione delle cose. La tecnica ha permesso notevoli progressi nel campo della fisica, della medicina e della scienza in genere. Il modello scientifico più in voga soprattutto nella medicina è quel modello che permette di individuare le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/una-nuova-strada-per-le-neuroscienze-e-la-psicologia/">Una nuova strada per le Neuroscienze e la Psicologia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Soprattutto oggi nel mondo della tecnica sempre di più vi è la ricerca dei modi per arrivare alla comprensione delle cose. La tecnica ha permesso notevoli progressi nel campo della fisica, della medicina e della scienza in genere. Il modello scientifico più in voga soprattutto nella medicina è quel modello che permette di individuare le funzioni, e il substrato anatomico che presiede a tali funzioni.</p>
<p>Nel momento in cui questi due meccanismi vengono individuati, la ricerca si orienta (sopratutto nell’ambito delle malattie) nel trovare quegli interventi (spesso di natura biologica) che vadano ad interagire sul substrato anatomico per poter poi modificare la funzione “malata”. Questo tipo di modello mi sembra venga preso in considerazione anche nel campo delle problematiche di tipo Psicologico e Psichiatrico; tant’è che la ricerca psicofarmacologica si concentra sullo studio del substrato anatomico del cervello, per poter trovare quei farmaci che possano modificare quelle funzioni psicologiche che con una certa semplificazione si possono denominare come “disturbi” o “malattie” della mente.</p>
<p>Chi si occupa di clinica, ovvero le persone che stanno “vicino” ai pazienti per cercare di alleviarne il dolore e la sofferenza, penso si accorgano che il salto che esiste tra la spiegazione anatomica che le neuroscienze danno del funzionamento del cervello e l’esperienza che si fa del paziente, contiene uno “iato” davvero importante, si avverte che c’è ancora “molto” da scoprire e da comprendere nelle correlazioni tra substrato anatomico e funzioni della mente. In questo senso vorrei indicare il mio interesse per gli studi di Stuart Hameroff, un neurobiologo americano che studia il substrato del cervello non partendo dal presupposto che il cervello sia solamente “una macchina biologica”, ma studiando il  cervello dal punto di vista della fisica, ovvero cercando di indagare i processi fisici che sostengono le funzioni biologiche implicate nei processi cerebrali.</p>
<p>Questo salto di paradigma lo ritengo di estrema importanza in quanto l’approccio tradizionale di tipo biologico che attualmente è maggiormente praticato all’interno delle neuroscienze parte dal presupposto di studiare il cervello partendo dal presupposto che il cervello possa essere considerato solamente come un “oggetto” sottoposto alle leggi della fisica classica.</p>
<p>Stuart Hameroff con il suo studio rivolto all’attività fisica che potrebbe avvenire all’interno del citoscheletro dei neuroni, ha aperto la porta all’individuazione di un luogo in cui possano avvenire fenomeni fisici di tipo relativistico e non sottoposti alle leggi della fisica classica. Questi fenomeni da lui individuati avrebbero secondo la sua teorizzazioni degli effetti non secondari nella trasmissione del segnale tra sinapsi e assoni nella comunicazione tra i neuroni. Questo tipo di teorizzazione è sostenuta anche dal fisico Roger Penrose che insieme a Stuart Hameroff hanno sviluppato questo modello delle connessioni neurali, modello che attualmente è conosciuto come “<i>Orch OR model”.</i></p>
<p>Chi fosse interessato può leggere gli sviluppi di questi studi attraverso il sito internet</p>
<p><a href="http://www.quantumconsciousness.org/">http://www.quantumconsciousness.org/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/una-nuova-strada-per-le-neuroscienze-e-la-psicologia/">Una nuova strada per le Neuroscienze e la Psicologia</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://morenomattioli.it/una-nuova-strada-per-le-neuroscienze-e-la-psicologia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
