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	<title>Psicoanalisi Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Prestazione e sintomo: il burnout come segnale del soggetto nell’epoca della performance</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 21:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-pm-slice="1 1 []"></h2>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in una società che ci chiede continuamente di produrre, di essere efficienti, performanti, sempre disponibili. Lavoriamo, comunichiamo, ci esponiamo sui social, gestiamo le nostre relazioni&#8230; tutto sembra sottoposto al metro della prestazione. In questo contesto, il burnout e l’ansia non sono semplicemente disturbi da gestire, ma diventano veri e propri sintomi di un disagio più profondo: quello del soggetto schiacciato sotto il peso di un ideale che non gli appartiene.</p>
<h3>La cultura della performance</h3>
<p style="text-align: justify;">La società contemporanea esalta la produttività. Ogni ambito della vita è diventato un terreno di prestazione: lavoro, sport, educazione, persino il tempo libero. Siamo continuamente sollecitati da messaggi che ci dicono che non basta &#8220;essere&#8221;, bisogna &#8220;funzionare&#8221;. L’identità si costruisce attraverso ciò che facciamo, attraverso ciò che dimostriamo. Ma a quale prezzo?</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro l&#8217;apparente libertà di scegliere e di &#8220;realizzarci&#8221;, si nasconde spesso un imperativo subdolo: quello di dover rispondere alle aspettative dell&#8217;altro, che sia il datore di lavoro, il mercato, i social o perfino noi stessi. Il soggetto viene così ridotto a ingranaggio, a funzione, perdendo il contatto con il proprio desiderio.</p>
<h3>Il burnout come sintomo</h3>
<p style="text-align: justify;">Il burnout non è solo stanchezza o stress. È un crollo che dice qualcosa. Un segnale del corpo e della psiche che smette di obbedire, che si ferma, che interrompe il flusso continuo del &#8220;fare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini psicoanalitici, il burnout può essere letto come un sintomo: un messaggio dell&#8217;inconscio che dice no a un sistema che nega il soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vive un&#8217;esperienza di burnout non è semplicemente sopraffatto dalla fatica, ma spesso si confronta con un vuoto, con una perdita di senso, con l&#8217;incapacità di riconoscersi in ciò che fa. La spinta alla prestazione si ritorce contro il soggetto, fino a spegnerne il desiderio.</p>
<h3>Riscoprire il limite: una lettura psicoanalitica</h3>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi non cura il burnout per far tornare le persone più produttive. Al contrario, offre uno spazio in cui il sintomo può essere ascoltato come un invito a ripensare il proprio rapporto con il desiderio, con il tempo, con il limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella cultura della performance, il limite è visto come un ostacolo. Ma per la psicoanalisi il limite è fondante: è ciò che rende possibile il desiderio, è la condizione della soggettività.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrovare il senso del limite significa dare valore alla pausa, al silenzio, alla non-efficienza. Significa poter dire &#8220;basta&#8221; e ripartire da sé.</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p style="text-align: justify;">In un tempo che ci chiede di essere sempre &#8220;di più&#8221;, il burnout può diventare un atto di resistenza: il punto di rottura da cui ripensare il proprio modo di abitare il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi, oggi, può offrire uno sguardo prezioso su questo disagio diffuso: non per adattarci meglio al sistema, ma per ascoltare ciò che in noi chiede un altrove.</p>
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		<title>Vedere solo se stessi e non accorgersene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 21:41:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[curare il narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[l’incurabile]]></category>
		<category><![CDATA[motivi del narcisismo]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenze alla psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[tratti narcisistici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il narcisismo, nell&#8217;ottica psicoanalitica, non è semplicemente un eccesso di autostima o un atteggiamento egocentrico, ma un assetto psichico complesso, spesso inconsapevole, che determina il modo in cui l’individuo si relaziona con sé stesso e con gli altri. Chi è intrappolato in una struttura narcisistica può vedere solo il proprio riflesso e non accorgersi della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il narcisismo, nell&#8217;ottica psicoanalitica, non è semplicemente un eccesso di autostima o un atteggiamento egocentrico, ma un assetto psichico complesso, spesso inconsapevole, che determina il modo in cui l’individuo si relaziona con sé stesso e con gli altri. Chi è intrappolato in una struttura narcisistica può vedere solo il proprio riflesso e non accorgersi della profondità del proprio isolamento interiore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Volere quello che non si può ottenere</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Nel narcisismo, il desiderio è spesso rivolto a ciò che è irraggiungibile. L&#8217;ideale di sé, costruito su aspettative irrealistiche, porta a un&#8217;eterna insoddisfazione. Il narcisista può essere intrappolato in un circolo di ricerca di perfezione, successo o riconoscimento, senza mai sentirsi davvero soddisfatto. L&#8217;oggetto del desiderio, proprio perché irraggiungibile, mantiene viva l’illusione di poter colmare un vuoto interiore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Lo specchio di Narciso</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il mito di Narciso ci racconta di un giovane che si innamora del proprio riflesso nell’acqua e muore incapace di distogliere lo sguardo. Questo simbolo è potente nel descrivere il funzionamento psichico del narcisista: il proprio Io diventa l’unico punto di riferimento, senza la possibilità di uno scambio autentico con l’altro. La realtà esterna esiste solo come conferma del proprio valore o come minaccia alla propria immagine.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Essere nel loop e non accorgersene</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Il narcisismo può manifestarsi come un continuo ripetersi di schemi relazionali disfunzionali. Chi è intrappolato in una posizione narcisistica spesso non si accorge di riproporre dinamiche sempre uguali, fatte di idealizzazione e svalutazione, di avvicinamenti e distacchi bruschi. La mancanza di consapevolezza su questo ciclo porta a una reiterazione senza fine, mantenendo l’illusione di controllo e invulnerabilità.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">L’Onnipotente è la fragilità</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Dietro l’apparente sicurezza e grandiosità del narcisista si cela una profonda fragilità. L’onnipotenza con cui si presenta è una difesa contro un senso di inadeguatezza e vulnerabilità. Ogni critica, ogni segno di fallibilità è vissuto come un attacco devastante all’identità, portando a reazioni di rabbia, chiusura o disperazione.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">La domanda impossibile</h3>
<div dir="auto" style="text-align: justify;">Una delle grandi difficoltà del narcisista è chiedere aiuto. L’idea stessa di dover dipendere da qualcun altro è intollerabile, perché mette in crisi l’immagine di autosufficienza e superiorità. Tuttavia, è proprio nel riconoscere questo limite e nella possibilità di rivolgersi all’altro che si apre uno spiraglio di cambiamento. Il percorso psicoanalitico può offrire uno spazio in cui il narcisista inizi a vedere non solo il proprio riflesso, ma anche la profondità del proprio mondo interiore e la possibilità di una relazione autentica con l’altro.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Nei disturbi alimentari il problema del narcisismo può diventare uno dei motivi della resistenza alla cura. Per un approfondimento, cliccare <a href="https://morenomattioli.it/il-vero-problema-nella-cura-delle-anoressie-resistenti/">qui</a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
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		<title>Mentalizzazione e disturbi di personalità: il contributo di Fonagy nella psicoterapia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 20:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[applicazioni della mentalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[curare i disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mentalizzazione e personalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi di personalità rappresentano una sfida complessa sia per chi ne soffre sia per chi si occupa della loro cura. Uno degli approcci più innovativi ed efficaci è quello basato sul concetto di mentalizzazione, sviluppato da Peter Fonagy e collaboratori. Ma in che modo la mentalizzazione può essere utile nel trattamento delle problematiche della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto">I disturbi di personalità rappresentano una sfida complessa sia per chi ne soffre sia per chi si occupa della loro cura. Uno degli approcci più innovativi ed efficaci è quello basato sul concetto di mentalizzazione, sviluppato da Peter Fonagy e collaboratori. Ma in che modo la mentalizzazione può essere utile nel trattamento delle problematiche della personalità?</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Cos’è la mentalizzazione?</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La mentalizzazione è la capacità di comprendere i propri stati mentali e quelli degli altri, attribuendo significato a emozioni, pensieri e comportamenti. Quando questa abilità è compromessa, le persone possono avere difficoltà a:</div>
<div dir="auto">✅ Regolare le proprie emozioni</div>
<div dir="auto">✅ Comprendere le intenzioni altrui</div>
<div dir="auto">✅ Costruire relazioni stabili e soddisfacenti</div>
<div dir="auto">✅ Gestire conflitti interpersonali</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Secondo Fonagy, un deficit nella mentalizzazione è una caratteristica chiave di molti disturbi di personalità, in particolare il disturbo borderline di personalità (DBP).</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Mentalizzazione e disturbi di personalità</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Le persone con disturbi di personalità spesso mostrano una ridotta capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli degli altri. Questo porta a:</div>
<div dir="auto">❌ Impulsività e reazioni emotive intense</div>
<div dir="auto">❌ Difficoltà a fidarsi degli altri</div>
<div dir="auto">❌ Sensazione di vuoto e instabilità dell’identità</div>
<div dir="auto">❌ Problemi nelle relazioni interpersonali</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il trattamento basato sulla mentalizzazione (Mentalization-Based Treatment – MBT) aiuta a migliorare queste difficoltà, rafforzando la capacità di comprendere e regolare le emozioni.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Come la terapia basata sulla mentalizzazione aiuta nella cura dei disturbi di personalità?</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L’MBT è una terapia strutturata che si concentra sullo sviluppo della capacità di mentalizzazione attraverso:</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">✔️ Riconoscere e nominare le emozioni – Aiuta il paziente a identificare e comprendere i propri stati emotivi.</div>
<div dir="auto">✔️ Evitare interpretazioni rigide – Stimola un approccio più flessibile e meno automatico verso le intenzioni altrui.</div>
<div dir="auto">✔️ Lavorare sulle relazioni interpersonali – Migliora la qualità delle interazioni sociali, riducendo conflitti e malintesi.</div>
<div dir="auto">✔️ Regolare le risposte emotive – Permette di gestire meglio le reazioni impulsive e gli sbalzi d’umore.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Mentalizzazione e relazione terapeutica</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Un aspetto chiave dell’MBT è la relazione con il terapeuta, che diventa un modello sicuro per sviluppare nuove modalità di mentalizzazione. Il terapeuta aiuta il paziente a esplorare le proprie emozioni e pensieri senza giudizio, favorendo un cambiamento profondo e duraturo.</div>
<div dir="auto"></div>
<h3 dir="auto">Conclusione</h3>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Il modello della mentalizzazione di Fonagy ha innovato l’approccio alla cura dei disturbi di personalità, offrendo un metodo efficace per migliorare la regolazione emotiva e le relazioni interpersonali. Questo modello è anche uno strumento di ricerca rilevante, soprattutto nel poter capire cosa fanno, e come intervengono gli orientamenti psicoterapici che non si orientano all’interno del campo psicoanalitico.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Per approfondimenti potete cliccare <a href="https://www.stateofmind.it/2011/09/la-mentalizzazione-in-psicoterapia-alcuni-aspetti-del-dibattito-attuale/">qui</a></div>
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		<item>
		<title>L’utilità della psicoterapia psicoanalitica nella cura della depressione</title>
		<link>https://morenomattioli.it/lutilita-della-psicoterapia-psicoanalitica-nella-cura-della-depressione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 20:10:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Cura della depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Inconscio e depressione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi della depressione]]></category>
		<category><![CDATA[sogni e depressione]]></category>
		<category><![CDATA[uscire dalla depressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione è una condizione complessa che può compromettere profondamente la qualità della vita. Oltre ai sintomi evidenti, come tristezza persistente, perdita di interesse e affaticamento, vi è spesso un mondo interiore segnato da conflitti inconsci, ferite emotive e dinamiche relazionali irrisolte. La psicoterapia psicoanalitica offre uno spazio di ascolto e comprensione profonda, aiutando la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" style="text-align: justify;" data-start="124" data-end="590">La depressione è una condizione complessa che può compromettere profondamente la qualità della vita. Oltre ai sintomi evidenti, come tristezza persistente, perdita di interesse e affaticamento, vi è spesso un mondo interiore segnato da conflitti inconsci, ferite emotive e dinamiche relazionali irrisolte. La psicoterapia psicoanalitica offre uno spazio di ascolto e comprensione profonda, aiutando la persona a dare senso alla propria sofferenza e a trasformarla.</p>
<h2 class="" data-start="592" data-end="636">Comprendere le radici della depressione</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="638" data-end="1054">A differenza di approcci più focalizzati sulla gestione immediata dei sintomi, la psicoterapia psicoanalitica esplora le cause profonde della depressione. Spesso, i sintomi depressivi sono legati a esperienze passate, relazioni problematiche o dinamiche inconsce che influenzano il presente. Attraverso il dialogo terapeutico, il paziente può portare alla luce questi aspetti e iniziare un processo di cambiamento.</p>
<h2 class="" data-start="1056" data-end="1097">Il ruolo della relazione terapeutica</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="1099" data-end="1478">Uno degli elementi centrali della psicoterapia psicoanalitica è la relazione con il terapeuta. Questa relazione diventa un luogo sicuro in cui il paziente può esplorare i propri vissuti senza paura di essere giudicato. Attraverso il transfert, le dinamiche relazionali profonde emergono nella relazione terapeutica, permettendo di lavorare su schemi ripetitivi e disfunzionali.</p>
<h2 class="" data-start="1480" data-end="1518">Dalla comprensione al cambiamento</h2>
<p class="" style="text-align: justify;" data-start="1520" data-end="1935">L&#8217;obiettivo della terapia non è solo alleviare i sintomi, ma trasformare il modo in cui la persona vive sé stessa e le proprie relazioni. Con il tempo, il paziente acquisisce una maggiore consapevolezza di sé, impara a riconoscere e gestire le proprie emozioni e sviluppa nuove modalità di affrontare la vita. Questo processo non solo aiuta a superare la depressione, ma favorisce una crescita personale duratura.</p>
<h2 class="" data-start="1937" data-end="1953">Conclusione</h2>
<p class="" style="text-align: left;" data-start="1955" data-end="2256">La psicoterapia psicoanalitica rappresenta un percorso profondo e significativo per chi soffre di depressione. Non si limita a &#8220;curare&#8221; il sintomo, ma accompagna la persona in un viaggio di scoperta e trasformazione, permettendole di riconnettersi con sé stessi e con il proprio desiderio di vivere.</p>
<p class="" data-start="2258" data-end="2438">
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			</item>
		<item>
		<title>Da cosa deve essere liberata la psicoanalisi</title>
		<link>https://morenomattioli.it/da-cosa-deve-essere-liberata-la-psicoanalisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 13:41:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[dinamica in psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[energia e psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[fondamenti della psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[il biologico in psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[intersoggettiva e psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[le topiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Liberare innanzi tutto la psicoanalisi da ciò che pretende di fondarla in modo estrinseco. È indispensabile un tempo catartico per mostrare che il biologico, il filogenetico, il meccanico, perfino il linguistico, anche se esistono fin dalle origini, non sono ciò che determina il sorgere dell’ordine psicoanaltico, ma il fondo sul quale si staglia il suo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">“Liberare innanzi tutto la psicoanalisi da ciò che pretende di fondarla in modo estrinseco. È indispensabile un tempo catartico per mostrare che il biologico, il filogenetico, il meccanico, perfino il linguistico, anche se esistono fin dalle origini, non sono ciò che determina il sorgere dell’ordine psicoanaltico, ma il fondo sul quale si staglia il suo gesto fondatore.”  (J. Laplanche)</p>
<h3>Alla ricerca dei fondamenti </h3>
<p style="text-align: justify;">I diversi orientamenti psicoanaltici, si caratterizzano per un attenzione particolare ad uno o più dei così detti fondamenti. Un esempio storico è il rapporto della pulsione con il biologico; di fatto la pulsione era stata pensata da Freud come un qualcosa che stava al limite tra il somatico e lo psichico. Possiamo dire oggi che esistono tante psicoanalisi, quanti sono i fondamenti che sono stati, e sono tutt’ora individuati.</p>
<h3>Verso l’originario </h3>
<p style="text-align: justify;">Laplanche ci mostra come i grandi temi del biologico, del filogenetico, del meccanico e del linguistico, sono un fondo sul quale si staglia il gesto fondatore della psicoanalisi. <br /><br /></p>
<p style="text-align: justify;">“Il gesto fondatore freudiano, instaura la cura come relazione asimmetrica e come dinamica lanciata da questa stessa asimmetria. Ma la cura può essere fondatrice solo ripetendo una relazione <i>originaria </i>dove è all’opera una dinamica simile: <i>la relazione di seduzione” </i> (J. Laplanche)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque Laplanche sostiene che il concetto di seduzione appartenga all’ originario della psicoanalisi, e che fondamentalmente Freud ne abbia formulato una teorizzazione ristretta. Una seduzione ristretta che può raccogliere gli aspetti perversi che possono entrare nelle relazioni primarie attraverso le cure precoci. La seduzione originaria però non appartiene a questo, ma si riferisce ad una diade originaria caratterizzata dall’attività/passività. Si può identificare le relazioni primarie come costituite da due poli, esiste una maggiore attività da parte degli adulti, e una maggiore passività nei neonati. Questo non significa che non vi siano tratti di attività nel bambino, e allo stesso tempo, tratti di passività nell’adulto. È una questione di prevalenza. Nella relazione asimmetrica originaria, la prevalenza di attività dell’adulto si manifesta in un “di più di sapere inconscio”. Questo più di sapere inconscio viene trasferito nella relazione attraverso <b>il significante enigmatico</b>. È attraverso la veicolazioni di tali significanti enigmatici che si struttura ciò che Laplanche chiama la teoria della seduzione generalizzata.</p>
<h3>L’originario come fondamento</h3>
<p style="text-align: justify;">Dunque, è la situazione originaria che fonda la psicoanalisi, una situazione in cui si riattiva l’assimetria delle cure primarie. L’accudimento, i bisogni, la sintonizzazione affettiva, anche lo scambio tra le memorie implicite, sono i termini nuovi della ricerca psicologica in psicoterapia. La psicoanalisi si appoggia a queste dimensioni relazionali, per vedere i nuovi canali di transito dell’originario, ovvero i canali attraverso cui i significanti enigmatici transitano e si depositano come “materiale” rimossi o dissociati. In entrambi i casi questi materiali, generano attraverso i sintomi che producono il bisogno di una cura, e la possibilità di fare emergere il desiderio di sapere su di sé, che è il motore della cura psicoanalitica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondimenti può essere utile consultare il sito della <a href="https://laplanche.org/la-fondation">fonadazione Jean Laplanche</a></p>
<p>Per approfondire i temi del rapporto corpo cervello e psicoanalisi si può cliccare <a href="https://morenomattioli.it/il-corpo-cervello-in-psicoanalisi-puo-non-essere-quello-che-si-crede/">qui</a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/da-cosa-deve-essere-liberata-la-psicoanalisi/">Da cosa deve essere liberata la psicoanalisi</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>Quando si arriva a rifiutare sé stesse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2024 14:19:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
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		<category><![CDATA[farsi del male]]></category>
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		<category><![CDATA[il rifiuto di sé]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rifiuto di sé lo trovo prevalentemente nella psicologia femminile, ed molto presente nei disturbi alimentari e in alcuni specifici disturbi della personalità. Molto spesso le due problematiche si sovrappongono. Il corpo La prima forma di rifiuto si sé la incontro nella clinica, come rifiuto del proprio corpo. Le pazienti possono vedersi troppo grosse  troppo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il rifiuto di sé lo trovo prevalentemente nella psicologia femminile, ed molto presente nei disturbi alimentari e in alcuni specifici disturbi della personalità. Molto spesso le due problematiche si sovrappongono.</p>
<h3>Il corpo</h3>
<p style="text-align: justify;">La prima forma di rifiuto si sé la incontro nella clinica, come rifiuto del proprio corpo. Le pazienti possono vedersi troppo grosse  troppo grasse, oppure si possono vedere troppo brutte e non piacersi. Il punto centrale è che esiste nella loro esperienza un <em>troppo </em>che le tormenta e che rende loro in alcuni casi addirittura insopportabile il vivere.</p>
<h3>L’immagine</h3>
<p style="text-align: justify;">Il modo attraverso cui il corpo diventa insopportabile e molto spesso l’immagine, l’immagine che vedono allo specchio, o l’immagine che vedono riflessa in una vetrina di un negozio. Molto spesso dicono “mi faccio schifo”, e in fondo, anche se le altre persone dicono loro che sono belle (sia fuori che dentro), a loro questo non interessa. Ciò che interessa invece è ciò che pensano loro, e quello che pensano è che loro fanno schifo, che non si sopportano.</p>
<h3>Le varie forme del disturbo</h3>
<p style="text-align: justify;">Le pazienti che non si sopportano, possono cominciare a mangiare poco o digiunare, in altri casi possono mangiare così tanto da deformare il loro corpo, “tanto faccio già schifo” potrebbero dire. Alcune si tagliano, o si scarnificano così tanto che debbono essere medicate, che i segni che si lasciano se li porteranno dietro per tutta la vita, quella vita che non capiscono come potrà essere vissuta.</p>
<h3>Da sole le cose non possono cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Spesso la solitudine, e la rabbia verso la vita costringono queste persone ai margini, ai margini della società, ai margini nelle amicizie e ai margini nella famiglia. Ma soprattutto per loro sembra precluso la possibilità di amare. Può sembrare loro impossibile amare o essere amate, in fondo “se faccio schifo chi può interessarsi di me” potrebbero pensare. Da questo circolo vizioso da sole non se ne esce. Per questo l’ascolto, l’incontro e il tatto psicoanalitico ritengo che siano una modalità efficace per creare le condizioni per il cambiamento.</p>
<h3>Non volere cambiare</h3>
<p style="text-align: justify;">Il circolo vizioso diventa una gabbia mentale, un luogo dal quale non si può uscire. Chiedere aiuto è il primo passo, ma da solo non è sufficiente. Molto spesso il chiedere aiuto è indotto da un amico, un famigliare o un affetto. Ma quando si entra in terapia, si può fare la scoperta sconvolgente <strong>che non si vuole cambiare, </strong>e non lo si vuole, perché cambiare fa troppa paura. Nella mia esperienza clinica, la psicoterapia psicoanalitica è una modalità di cura che in grado di entrare in contatto con questa paura, è in grado di rassicurarla per incontrare quello che c’è oltre il sintomo del rifiuto di sé.</p>
<p>Per avere informazioni sulle mie modalità di cura con la psicoterapia psicoanalitica clicca  <a href="https://morenomattioli.it/psicologia-adulti-varese/">qui</a></p>
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		<title>Il corpo-cervello in psicoanalisi può non essere quello che si crede</title>
		<link>https://morenomattioli.it/il-corpo-cervello-in-psicoanalisi-puo-non-essere-quello-che-si-crede/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2023 20:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello e computer]]></category>
		<category><![CDATA[corpo come una macchina]]></category>
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		<category><![CDATA[neuroscienze affettive]]></category>
		<category><![CDATA[origini della coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi e cervello]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il corpo sembra essere un riferimento chiaro ed immediato. Quando si parla di corpo, non sembrano esserci dubbi su cosa esso sia. Anche nelle teorizzazioni psicoanalitiche, soprattutto quelle che si appoggiano alle neuroscienze, il corpo e il cervello vengono considerati nella loro morfologia e struttura come il tratto distintivo dell’umano. Le cose stanno effettivamente così? [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il corpo sembra essere un riferimento chiaro ed immediato. Quando si parla di corpo, non sembrano esserci dubbi su cosa esso sia. Anche nelle teorizzazioni psicoanalitiche, soprattutto quelle che si appoggiano alle neuroscienze, il corpo e il cervello vengono considerati nella loro morfologia e struttura come il tratto distintivo dell’umano. Le cose stanno effettivamente così?</p>
<h3>L’hardware del corpo e del cervello</h3>
<p style="text-align: justify;">Anche se lo studio della complessità del corpo e del cervello, permette di costruire delle metafore che rendano conto dell’umano, ad un’analisi un po’ approfondita può emergere che l’umano non si allontani dal concetto di macchina o computer. In fondo in molte trasmissioni di divulgazione scientifica si parla del corpo come “una macchina meravigliosa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio del cervello, soprattutto a partire dai neuroni a specchio e del concetto relativo di “simulazione incarnata”, sembra poterci restituire una spiegazione più plausibile della sensibilità umana. Il concetto di Mentalizzazione potrebbe esserne un esempio.</p>
<h3>Per coloro che romanticamente credono che un intelligenza artificiale non potrà mai acquisire una coscienza</h3>
<p style="text-align: justify;">Molti psicoterapeuti-psicoanalisti avvertono istintivamente la radicale diversità tra l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale. E quando essi si appoggiano alle recenti scoperte delle neuroscienze, richiamando i neuroni a specchio, o l’intelligenza emotiva dell’emisfero destro, dicono qualcosa di assolutamente condivisibile, l’uomo non è una macchina, e un computer non diventerà mai cosciente. Se però andiamo ad analizzare le fondamenta elementari su cui si erge l’edifico teorico neuroscientifico, potremmo trovare delle sorprese.<br /><br /></p>
<h3>Il cervello computer</h3>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo al tipo di segnale minimo che circola all’interno del nostro cervello, guardando al singolo neurone, non possiamo non constatare che il neurone potrà assumere due stati: uno stato eccitatorio o uno stato di riposo. Lo stato <a href="https://www.unisalento.it/documents/20152/207558/10_+potenziali+graduati+e+potenziale+d-azione.pdf/89b12e54-1a49-3fc6-e62a-38dfb8f378b9?version=1.0">eccitatorio</a>  viene generato da un potenziale d’azione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò per dire che L’unita di informazione minima che circola all’interno del cervello, così come oggi è pensato dalle neuroscienze, è un informazione di tipo binario, un informazione che può essere rappresentata da un 1 o uno 0. Su questo tipo di informazione le reti neurali eseguono un computo, ovvero fanno dei calcoli.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Cosa significa?</h3>
<p style="text-align: justify;">Significa che qualsiasi modello delle neuroscienze attuali (anche quelle affettive) sotto intendono in modo implicito che gli stati affettivi hanno alla loro base un computo. Ciò che sfugge a molti psicoanalisti e psicoterapeuti che cercano di costruire dei ponti tra la mente e il cervello, è che i fenomeni più specificamente umani (e che loro ritengono non poter essere riproducibili nei computer) hanno alla loro base ciò che vorrebbero negare, ovvero la computazione. </p>
<h3 style="text-align: justify;">Un circolo imprevisto </h3>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i colleghi che si appellano all’intelligenza emotiva, alla necessità della sintonizzazione tra emisferi destri, o alla sintonizzazione frutto della simulazione incarnata, in fondo cercano di affermare lo specifico di ciò che è un essere umano. Eppure però il paradigma delle neuroscienze (implicitamente) si appoggia a ciò che si definisce essere una macchina di Touring, ovvero una macchina che esegue un determinato tipo di calcoli. È su queste basi che alcuni teorici dell’intelligenza artificiale pensano di poter dare coscienza <a href="https://www.futuroprossimo.it/2022/11/nuovo-modello-computazionale-di-cervello-spiana-la-strada-allai-cosciente/">all’intelligenza artificiale</a>. Dunque, ritengo che la maggior parte degli psicoanalisti che cercano nelle neuroscienze la spiegazione delle funzioni neurobiologiche che ci rendono specificamente umani, di base non considerano che il loro modello (a partire da quello dei neuroni a specchio) è un modello computazionale. Mi sembra che in questo modo emerga una strana simmetria, ciò che ci renderebbe umani in realtà sarebbe una macchina computazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo il mio sguardo rispetto alle neuroscienze si volge altrove, e nello specifico nelle parole di Roger Penrose:</p>
<p style="text-align: justify;">“vi sono manifestazioni esteriori di oggetti coscienti (diciamo, cervelli) che differiscono dalle manifestazioni esteriori di un calcolatore: gli effetti esterni della coscienza non possono essere adeguatamente simulati in modo computazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo non intendo dire che le scoperte neuroscientifiche che spiegano l’empatia, gli affetti e lo specifico dell’essere umano non siano vere, ma che esse, da sole, non possono essere sufficienti a dipanare il più grande mistero dell’essere umano, ovvero la sua autocoscienza.</p>
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		<title>Il vero problema nella cura delle anoressie resistenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 10:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del Comportamento Alimentare]]></category>
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		<category><![CDATA[le ricadute nell’anoressia]]></category>
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		<category><![CDATA[non sapere cosa fare con l’anoressia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono molte forme di anoressia, che nonostante vengano trattate anche in strutture residenziali, non modificano la loro radice di base. Differenza tra corpo e pensiero Nell’anoressia va differenziato il corpo anoressico, dal pensiero anoressico. Nell’anoressia, sono presenti entrambe queste componenti, ma spesso vengono trattate come se fossero una cosa sola. Va invece sottolineato che prima [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono molte forme di anoressia, che nonostante vengano trattate anche in strutture residenziali, non modificano la loro radice di base.</p>
<h3>Differenza tra corpo e pensiero</h3>
<p style="text-align: justify;">Nell’anoressia va differenziato il corpo anoressico, dal pensiero anoressico. Nell’anoressia, sono presenti entrambe queste componenti, ma spesso vengono trattate come se fossero una cosa sola. Va invece sottolineato che prima nasce una spinta pulsi9nale anoressica (che si trasforma in pensiero) e poi di conseguenza il corpo diventa anoressico.</p>
<h3>La spinta anoressica senza un senso</h3>
<p style="text-align: justify;">Il vero problema delle anoressie resistenti, è che in queste pazienti la spinta anoressica si è completamente sganciata dal contesto psicologico che le ha originate. Lo psicoterapeuta che si trova a curare un anoressia resistente, si accorgerà che la spinta anoressica NON HA ALCUN SENSO. Alla domanda “perché vuoi dimagrire” la risposta più comune è “non lo so”.<br />Questa è una verità nell’anoressia, le pazienti vogliono dimagrire con tutte loro stesse, ma non sanno minimamente il perché.</p>
<h3>Perché accade questo?</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 16px;">L’anoressia nella sua coazione a ripetere, ovvero nel godere nel vedere il corpo che dimagrisce, attraverso l’impoverimento metabolico, e l’aumentare dello stato di denutrizione, determinano uno svuotamento dell’esperienza di sé e della propria memoria vitale. Il mondo interno di queste pazienti viene colonizzato dalla spinta a dimagrire, il quale si presenta in modo imperioso, tendendo ad abolire qualsiasi altra forma di pensiero.</span></p>
<h3>Anche se si recupera peso</h3>
<p style="text-align: justify;">Queste pazienti non modificano il proprio pensiero “anche se vengono costrette” a prendere peso. Può comunque accadere che anche nei percorsi residenziali psiconutrizionali, le pazienti modifichino il proprio corpo e il proprio comportamento all’interno della struttura residenziale, ma una volta uscite, ricadano nel vortice del dimagrimento. Questo accade perché la spinta pulsionale profonda rimane immodificata. La paziente può capire cos’è nuove su di sé, può anche modificare il modo di stare con gli altri  e con sé stessa, ma lasciare immodificato il fascino esercitato dal dimagrimento.</p>
<h3>Fascino del dimagrimento e spinta pulsionale</h3>
<p style="text-align: justify;">Se il fascino per il dimagrimento non SVANISCE, allora la spinta pulsionale rimarrà sempre presente, anche se solo a livello latente. In questo senso trovo che la psicoterapia psicoanaltica sia una modalità di cura, che elettivamente si occupa costantemente di monitorare e valutare la consistenza e le mutazioni che intercorrono alla pulsione verso il dimagrimento. Questa pulsione continua ad esistere perché si aggancia ad aspetti del mondo interno che rimangono condensati, e dunque non elaborati. Una vera guarigione può arrivare quando il dimagrimento non esercita più un FASCINO, e questo diventa l’indice del decadimento della spinta pulsionale dell’anoressia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per vedere un esempio del fascino dell’anoressia in chi si sta curando clicca <a href="https://morenomattioli.it/voglio-guarire-di-testa-ma-rimanere-magra/">qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/il-vero-problema-nella-cura-delle-anoressie-resistenti/">Il vero problema nella cura delle anoressie resistenti</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>Non c’è solo del significato nel linguaggio umano</title>
		<link>https://morenomattioli.it/non-ce-solo-del-significato-nel-linguaggio-umano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 07:23:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[capire l'inconscio]]></category>
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		<category><![CDATA[Matte Blanco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel pensiero e nel linguaggio circolano elementi di informazione, generalizzando il concetto, dal biologico al pensiero, l’uomo è attraversato e strutturato da miriadi di diversi livelli di informazione. In questo senso la pulsione in Freud potrebbe essere anche intesa come informazione allo stato “potenziale”. Significato e Informazione Possiamo dire che il significato e l’informazione sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><br />Nel pensiero e nel linguaggio circolano elementi di informazione, generalizzando il concetto, dal biologico al pensiero, l’uomo è attraversato e strutturato da miriadi di diversi livelli di informazione. In questo senso la pulsione in Freud potrebbe essere anche intesa come informazione allo stato “potenziale”.</p>
<h3>Significato e Informazione</h3>
<p style="text-align: justify;">Possiamo dire che il significato e l’informazione sono parenti stretti, nell’informazione troviamo sempre un significato, e nel significato passa sempre dell’informazione. Lacan però ci ha voluto mostrare che che non tutto è significato, ma che il significato scorre sopra una catena significante. Tra significante e significato non c’è identità.</p>
<h3>L’entropia nel Linguaggio Umano</h3>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio umano adempie a delle funzioni fondamentali per le relazioni umane, infatti il linguaggio è in grado di veicolare delle informazioni e dunque dei significati. Però attraverso Lacan, ma anche  con Matte Blanco, possiamo dire che il linguaggio non si esaurisce in elementi di significato informativo. Il linguaggio non serve solo a comunicare (anche se la comunicazione è una funzione fondamentale nella vita di relazione dell’uomo). Nel linguaggio c’è un di più, un qualcosa nell’immediato che non serve. Questo di più è una perdita di significato, non è una informazione immediatamente assimilabile, anzi esiste un quid nel linguaggio di non assimilabilita’. <br /><br /></p>
<h3>Il significante come insieme infinito</h3>
<p style="text-align: justify;">Il significante a mio parere non è un insieme vuoto (anche se così potrebbe apparire), come una certa lettura del testo di Lacan ammette (si veda il seminario XXIII). Esiste un quid nel linguaggio che sembra essere più un buco di significato; ma in questo buco non c’è il nulla. <br />La tesi di Matte Blanco è che nel buco ci sia un’Altro spazio e un’Altro tempo, ovvero il buco può essere visto come la manifestazione del multidimensionale.</p>
<h3>Buco e Simmetria </h3>
<p style="text-align: justify;">  L’elemento multidimensionale curva e distorce il significato tridimensionale che usualmente struttura la comunicazione umana. In questo senso, la manifestazione di questo inconscio non rimosso, mette in scacco l’informazione, e non prelude ad un significato latente (come nel l’interpretazione dei sogni). <br />Ciò che appare allo psicoanalista è la simmetria, ovvero quella logica in cui due elementi differenti vengono trattati come se fossero la stessa cosa. Il buco di significato non può essere decifrato, ma chiede di poter essere temporizzato. La simmetria è un non tempo, dal quale si può estrarre una temporalità paradossale. Costruire uno spazio e tempo che possa alloggiare i buchi di significato, può essere il modo di trattare psicoanaliticamente ciò che comunemente viene nominato come l’indifferenziato o l’indicibile.</p>
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		<title>La Psicoanalisi a Varese</title>
		<link>https://morenomattioli.it/la-psicoanalisi-a-varese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 11:12:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[fare una psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi a Varese]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalista a Varese]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia psicoanalitica a Varese]]></category>
		<category><![CDATA[trovare uno psicoanalista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dr. Mattioli che si è formato presso la Società Psicoanalitica Italiana, può proporre dei percorsi psicoanalitici alle persone che hanno un interesse nel capire cosa ci sia sotto le sintomatologie che generano sofferenza. La psicoanalisi infatti, si occupa di trovare il significato emotivo profondo su cui si radicano i sintomi. La psicoanalisi che pratica [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il dr. Mattioli che si è formato presso la Società Psicoanalitica Italiana, può proporre dei percorsi psicoanalitici alle persone che hanno un interesse nel capire cosa ci sia sotto le sintomatologie che generano sofferenza. La psicoanalisi infatti, si occupa di trovare il significato emotivo profondo su cui si radicano i sintomi. La psicoanalisi che pratica il dr. Mattioli, mantiene i dettami ispiratori di S. Freud, e li ha aggiornati rispetto alle nuove conoscenze che sono state prodotte dalle diverse anime della psicoanalisi moderna.</p>
<h3 style="text-align: left;">Le diverse anime della psicoanalisi moderna</h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 16px;"><strong>La psicoanalisi evolutiva</strong>: quella branca che si occupa dello studio delle relazioni primarie nel bambino, e il riverbero che esse hanno nella vita degli adulti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La psicoanalisi relazionale</strong>: lo studio non solo del mondo interno del paziente, ma anche come il mondo interno sia determinato dai diversi aspetti che caratterizzano le relazioni umane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La neuropsicoanalisi</strong>: ovvero lo studio di come le acquisizioni che sono state fatte dalle neuroscienze, possono orientare la teoria e la pratica della psicoanalisi</p>
<h3 style="text-align: justify;">Lo scopo della psicoanalisi</h3>
<p style="text-align: justify;">La psicoanalisi è una modalità relazionale molto specifica, che permette di cogliere i significati latenti della sofferenza. La psicoanalisi si prende cura dei sintomi e della sofferenza soggettiva, attraverso una pratica di ascolto analitica (rivolta verso i contenuti inconsci), partendo da quello che è il vissuto personale del paziente. La psicoanalisi è una cura che si esplica attraverso la mediazione della parola, luogo di transito dei significati delle emozioni, comportamenti e pensieri. L’ascolto analitico rende la parola “non quella di tutti i giorni”, perché ne coglie gli aspetti inconsci, ovvero quei vissuti non consapevoli che però agiscono nella formazione dei sintomi e della sofferenza soggettiva. <br /><br /></p>
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