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	<title>Informazioni Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Feb 2022 07:47:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>&#8220;Fate la Nanna&#8221;, Estivill ha ritrattato veramente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Aug 2014 18:39:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Problematiche nel dormire]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare i bambini a dormire da soli]]></category>
		<category><![CDATA[bambini che riescono a dormire da soli]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare quando un bambino non riesce a dormire da solo]]></category>
		<category><![CDATA[libri su come aiutare i bambini a dormire da soli]]></category>
		<category><![CDATA[metodi per aiutare i bambini a dormire da soli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro “Fate la nanna” è uno dei testi maggiormente conosciuti dai genitori che hanno dei bambini che presentano delle problematiche nel dormire da soli. Qui di seguito è possibile leggere ciò che l’autore sembra aver ritrattato (in parte direi io) quelle che erano le  indicazioni descritte nel suo libro. Cosa sembra dire Una cosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro “Fate la nanna” è uno dei testi maggiormente conosciuti dai genitori che hanno dei bambini che presentano delle problematiche nel dormire da soli.</p>
<p>Qui di seguito è possibile leggere ciò che l’autore sembra aver ritrattato (in parte direi io) quelle che erano le  indicazioni descritte nel suo libro.</p>
<h3>Cosa sembra dire</h3>
<p>Una cosa vorrei sottolineare però (sempre che le dichiarazioni che possiamo reperire sui media siano complete) mi pare che l&#8217;autore in realtà non ritratti veramente, ma di base sembra suggerire che il suo metodo non può essere applicato ai bambini al di sotto dei 3 anni (a causa di un immaturità di tipo biologico dell’orologio interno) e che forse (aggiungo io) l’ambito di applicazione del metodo si restringe a quei bambini che soffrivano di insonnia infantile per abitudini scorrette.</p>
<p>Quello che è possibile leggere nel libro (per chi lo ha fatto) è quello di cogliere in sottotraccia quello che l’autore pensa dei bambini, dei processi di apprendimento e anche della loro psicologia.</p>
<h3>Cosa possiamo ipotizzare che  Estivill pensi dei bambini?</h3>
<p>Tutto il sistema Estivill si basa sull’idea (che lui afferma scientifica) ma che semplicemente abbraccia un approccio biologista della vita mentale, in cui “quasi tutto è determinato geneticamente” e che l’influenza psicologica delle relazioni “umane” è quasi nullo. Infatti nel suo metodo lui sostiene che il bambino “deve imparare da solo” ad addormentarsi, togliendo ogni valore alle relazioni con i genitori e con l’ambiente. Se è lodevole pensare che non è “giusto” colpevolizzare i genitori, è anche vero “che da un punto di vista psicologico” non è accettabile l’idea che le interazioni con le figure principali di “attaccamento” non influiscano sullo sviluppo psicobiologico del bambino. Ritengo utile sottolineare che non sono d’accordo con i principi psicologici che sono sottesi al suo metodo, i quali molto semplicemente non tengono in considerazione la matrice relazionale del sé e degli stati mentali del bambino, disconfermando (senza buoni motivi) la ricerca e la pratica della psicologia clinica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Ecco i passaggi dell’intervista ad Estivill:</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Incredibile ma vero: quelle che si leggono nell’intervista digitale di ‘El Paìs’ del 27 settembre sono proprio le parole di Eduard Estivill, noto neuropsichiatra spagnolo che nel 1999 ha pubblicato un famosissimo libro sui metodi per ‘insegnare il sonno’ ai bimbi piccoli; un metodo che in sintesi suggerisce di mettere il bambino a letto ancora sveglio e di ‘educarlo’ ad addormentarsi da solo, attendendo intervalli di tempo ben precisi prima di ritornare da lui, anche se piange.<br />
Ebbene, rispondendo alle domande di alcuni utenti (in occasione, tra l’altro, dell’uscita di un suo nuovo libro rivolto stavolta al sonno degli adulti!), alla domanda 10, una mamma chiede da che età si può iniziare ad applicare il metodo e come si concilia con l’allattamento al seno a richiesta di un neonato.<br />
Questa la risposta di Estivill:<br />
“Di recente abbiamo pubblicato il libro &#8216;A dormire&#8217;, che costituisce un aggiornamento sulle conoscenze riguardanti il sonno infantile. In esso spieghiamo alcune regole per insegnare ai bambini a dormire correttamente conciliando l&#8217;allattamento al seno; infatti gli studi scientifici che abbiamo pubblicato sulla rivista spagnola di pediatria sono stati condotti in bambini allattati al seno a richiesta. Nel cervello dei bambini c&#8217;è un gruppo di cellule che è il nostro orologio biologico e che ci indica che dobbiamo dormire di notte e stare svegli durante il giorno. Come altre strutture del cervello infantile, questo orologio biologico alla nascita è immaturo. Pertanto i bambini dormono a tratti e, fino a sei mesi di età, non possono dormire di fila per tutta la notte.<br />
Le regole spiegate in &#8216;Fate la nanna’ valevano per i bambini a partire dai tre anni che soffrivano della cosiddetta insonnia infantile per abitudini scorrette’. Tali norme non possono essere applicate con i bambini più piccoli a causa dell&#8217;immaturità del loro orologio biologico. Occorre praticare altre routine, rispettando l’allattamento materno a richiesta per insegnare a questo orologio biologico a sincronizzarsi con l&#8217;ambiente e così raggiungere i sei mesi con un sonno notturno adeguato di circa undici ore e tre sonnellini durante il giorno: una dopo la prima colazione, una dopo pranzo e una dopo la merenda. Nel nostro libro &#8216;A dormire&#8217; spieghiamo queste nuove conoscenze scientifiche e diamo le linee guida appropriate perché il bambino, seguendo l’allattamento a richiesta, possa arrivare a strutturare correttamente il suo sonno”.</p>
<p>Per chi è interessato ad un punto di vista diverso sul come aiutare i bambini a dormire da soli può visionare il mio libro guida cliccando <a href="https://morenomattioli.it/come-aiutare-i-bambini-a-dormire-da-soli-la-guida/">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cos&#8217;è la Depressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2014 09:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[come può venire la depressione]]></category>
		<category><![CDATA[come si manifesta la depressione]]></category>
		<category><![CDATA[conoscere la depressione]]></category>
		<category><![CDATA[segni della depressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita. Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La depressione è un disturbo dell’umore molto diffuso. Ne soffrono circa 15 persone su 100. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita. Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni di età ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e adulte, mentre le bambine e i bambini sembrano soffrirne in egual misura.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti quanti abbiamo l’esperienza di una giornata storta, in cui siamo giù di corda, tristi, più irritabili del solito e “ci sentiamo un po’ depressi”. Molto probabilmente non si tratta di un disturbo depressivo, ma di un calo d’umore passeggero. La depressione clinica invece presenta molti altri sintomi e si prolunga nel tempo. Chi ne soffre ha un umore depresso per tutta la giornata per più giorni di seguito e non riesce più a provare interesse e piacere nelle attività che prima lo interessavano e lo facevano stare bene. Si sente sempre giù e/o irritabile, si sente stanco, ha pensieri negativi, e spesso sente la vita come dolorosa e senza senso (“dolore del vivere”).<br />
L’episodio depressivo costituisce una delle esperienze peggiori che si possono avere nella vita. Ci si sente senza speranza, senza poteri né risorse, completamente impotenti difronte alla vita e alle persone. Mancano le energie per fare qualsiasi attività, fisica e mentale. E del resto niente sembra interessare più né in grado di dare piacere. Si guarda la propria vita e tutto appare un fallimento, un susseguirsi di perdite di cui spesso ci si sente colpevoli. Oppure si è convinti che la colpa sia degli altri, della vita, della sfortuna e ci si sente arrabbiati con tutto e tutti e si arriva a farsi terra bruciata intorno. L’isolamento è cercato e sofferto, e appare inevitabile.</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">I sintomi della Depressione</h3>
<p style="text-align: justify;">I sintomi principali della depressione clinica sono l’umore depresso e/o la perdita di piacere e interesse per quasi tutte le attività che prima interessavano e davano piacere. Molto frequentemente si presentano l’anedonia (stanchezza, affaticamento, mancanza di energie) e la demotivazione. Oltre a questi sintomi, la persona depressa può soffrire di un aumento o una diminuzione significative dell’appetito e quindi del peso corporeo senza essere a dieta; può presentare rallentamento o agitazione motorie e disturbi del sonno (dorme di più o di meno o si sveglia spesso durante la notte o non riesce ad addormentarsi o si sveglia precocemente); può non riuscire a concentrarsi, mantenere l’attenzione e prendere decisioni. Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole che può arrivare all’odio verso di sé; spesso sono presenti pensieri di morte o di suicidio, che possono andare da un vago senso di morte e desiderio di morire fino all’intenzione di farla finita con una vera e propria pianificazione e tentativi di suicidio.</p>
<p style="text-align: justify;">La caratteristica principale dei sintomi depressivi è la pervasività: sono presenti tutti i giorni per quasi tutto il giorno per almeno 15 giorni.</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">Come si manifesta la Depressione</h3>
<p style="text-align: justify;">E’ raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati sopra, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi su descritti e di almeno altri tre è molto probabile che abbia un disturbo depressivo.<br />
Spesso la depressione si associa ad altri disturbi, sia psicologici (frequentemente di ansia) sia medici. In questi casi la persona si deprime per il fatto di avere un disturbo psicologico o medico. 25 persone su 100 che soffrono di un disturbo organico, come il diabete, la cardiopatia, l’HIV, l’invalidità corporea fino ad arrivare ai casi di malattie terminali, si ammalano anche di depressione. Purtroppo la depressione può portare ad un aggravamento ulteriore, dato che quando si è depressi si ha difficoltà a collaborare nella cura, perché ci si sente affaticati, sfiduciati, impotenti e si ha una scarsa fiducia di migliorare. Inoltre, la depressione può complicare la cura anche per le conseguenze negative che può avere sul sistema immunitario e sulla qualità di vita già compromessa dalla malattia medica.<br />
I sintomi depressivi possono alternarsi, e a volte presentarsi in contemporanea, a sintomi di eccitamento (euforia, irritazione, impulsività, loquacità, pensieri veloci che si accavallano e a cui è difficile stare dietro, sensazioni di grandiosità, infinita potenzialità personale o convinzioni di essere perseguitati). In questo caso si tratta di episodi depressivi o misti all’interno di un disturbo bipolare dell’umore.</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">Decorso e conseguenze della Depressione</h3>
<p style="text-align: justify;">La depressione è un disturbo spesso ricorrente e cronico. Chi si ammala di depressione può facilmente soffrirne più volte nell’arco della vita. Mentre nei primi episodi l’evento scatenante è facilmente individuabile in un evento esterno che la persona valuta e sente come perdita importante e inaccettabile, nelle ricadute successive gli eventi scatenanti sono difficilmente individuabili perché spesso si tratta di eventi “interni” all’individuo come un normale abbassamento dell’umore, che per chi è stato depresso già diverse volte è preoccupante e segnale di ricaduta.<br />
Il disturbo depressivo può portare a gravi compromissioni nella vita di chi ne soffre. Non si riesce più a lavorare o a studiare, a iniziare e mantenere relazioni sociali e affettive, a provare piacere e interesse nelle attività. 15 persone su 100 che soffrono di depressione clinica grave muoiono per suicidio. Più giovane è la persona colpita, più le compromissioni saranno gravide di conseguenze. Per esempio un adolescente depresso non riesce a studiare e ad avere relazioni, e quindi non riesce a costruire i mattoni su cui costruire il proprio futuro.</p>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;"></h3>
<h3 style="text-align: justify;">Le cause della Depressione</h3>
<p style="text-align: justify;">Come per altri disturbi psichiatrici non c’è ancora una letteratura sufficientemente robusta e condivisa sulle cause del disturbo. Per spiegarle si fa di solito ricorso a modelli di tipo bio-psico-sociali. In generale, si può dire che cause della malattia sono molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà, ambiente sociale, relazioni affettive precoci, avere un caregiver depresso, lutti familiari, problemi di lavoro, relazionali, etc.).<br />
Le ricerche hanno scoperto due cause principali: il fattore biologico, per cui alcuni hanno una maggiore predisposizione genetica verso questa malattia; e il fattore psicologico, per cui le nostre esperienze (particolarmente quelle infantili) possono portare ad una maggiore vulnerabilità acquisita alla malattia. La vulnerabilità biologica e quella psicologica interagiscono tra di loro e non necessariamente portano allo sviluppo del disturbo. Una persona vulnerabile può non ammalarsi mai di depressione, se non capita qualcosa in grado di scatenare il disturbo e se ha relazioni buone e supportive. Il fattore scatenante è spesso qualche evento stressante o qualche tensione importante che turba la nostra vita e che è valutata il termini di perdita importante e non accettabile. Quindi si può trattare di un evento negativo di perdita (un lutto, la fine di una relazione, la perdita del lavoro, etc.) oppure un evento positivo ma sempre valutato come perdita (la nascita di un figlio che “toglie libertà”, la laurea in cui si perde lo status di studente, etc.) o la mancanza di eventi positivi per i quali ci si è impegnati tanto come per esempio una promozione. Mentre è piuttosto semplice individuare la causa che ha scatenato un primo episodio depressivo, lo è molto difficile quando gli episodi aumentano.</p>
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		<title>Eiaculazione precoce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2014 17:52:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[ansia da prestazione]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmo maschile]]></category>
		<category><![CDATA[problematiche sessuali maschili]]></category>
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		<category><![CDATA[problemi nell'eccitazione maschile]]></category>
		<category><![CDATA[problemi nell'eiaculazione]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità maschile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’eiaculazione precoce è una delle maggiori problematiche riguardanti la sessualità maschile, è sicuramente una problematica molto diffusa, e allo stesso tempo è anche una problematica di cui si parla poco perché porta con sé un grosso carico di vergogna. L’eiaculazione precoce, come le problematiche di erezione, sono dei disturbi che vanno a minare alla base [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’eiaculazione precoce è una delle maggiori problematiche riguardanti la sessualità maschile, è sicuramente una problematica molto diffusa, e allo stesso tempo è anche una problematica di cui si parla poco perché porta con sé un grosso carico di vergogna. L’eiaculazione precoce, come le problematiche di erezione, sono dei disturbi che vanno a minare alla base quella che possiamo considerare (a tutto tondo) l’identità maschile. Mi è capitato di constatare come questo ti problemi non trovi solo una difficoltà (da parte dei paziente) nel poterle essere comunicare, ma spesso, si trovano anche delle difficoltà a livello medico in quella che potremmo chiamare l’interpretazione del problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Una premessa importante: le considerazioni che svilupperò di seguito devono essere intese come riflessioni di tipo psicologico, ovvero come riflessioni che danno per scontato che il problema dell’eiaculazione precoce (di cui si parla) non abbia alla base una problematica di tipo organico. E’ bene ricordare che per una valutazione di tipo organico è necessario rivolgersi ad un uno Specialista in Andrologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
Nelle terapia di tipo sessuologico dell’eiaculazione precoce, o anche nelle terapie mediche di tipo sessuologico, spesso (ovvero quasi sempre) vengono proposte delle tecniche (che al di la delle modalità proposte) hanno il fine di generare una capacità di ritardo nell’eiaculazione precoce, generando una sorta di desensibilizzazione all’eccitazione. Non posso e non voglio affermare che tali tecniche non abbiano una certa efficacia a livello sintomatico, ma quello che più spesso incontro nella mia pratica clinica è che questo modo di operare<strong> “tende”</strong> a non occuparsi direttamente di ciò che può essere alla base del problema dell’eiaculazione precoce, ovvero <strong>“il vissuto”</strong>. E’ vero che se un uomo impara a controllare l’eiaculazione ne avrà sicuramente un beneficio di autostima e di percezione di capacità, ma spesso, quello che viene bypassato è la possibilità di provare un piacere autentico derivante da un coinvolgimento autentico nell’atto sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sempre generare una capacità di controllo sull’anticipazione dell’eiaculazione significa generare nel paziente la capacità di sentirsi eccitato in modo autentico all’interno dell’attività sessuale. Per tale motivo nei problemi di eiaculazione precoce di tipo psicogeno, io preferisco affrontarli con una psicoterapia basata sulla mentalizzazione, ovvero una terapia che si occupi dei vissuti che si sono strutturati attorno al sintomo dell’eiaculazione precoce, vissuti che in un qualche modo vanno a cronicizzare il problema.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel momento in cui si parte dai vissuti, è possibile “vedere” come la persona viva e soffra di questa problematica, è possibile vedere come la problematica possa essere accostata per quel soggetto. Spesso, nelle problematiche legate all’eiculazione precoce è possibile recuperare all’interno dei vissuti delle tematiche che non sono direttamente riconducibili alla tematica sessuale, ma spesso hanno più a che fare sul come si è costituita l’identità di genere per quel soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentalizzare</strong> questi tipi di vissuti significa poter discriminare e vedere cosa c’è al loro interno, significa capire qual è il modo per accostarli in modo rispettoso ma efficace, e solo da ultimo permette anche <strong>(se è necessario)</strong> sviluppare delle indicazioni anche tecniche <strong>(sulle modalità sessuali soggettive)</strong>. Tali indicazioni di tipo tecnico però, non partono dall’idea che la sessualità sia sostenuta solamente da un organismo macchina da aggiustare, ma piuttosto la tecnica individuata può diventare una modalità “altamente” specifica che permette alla persona in trattamento di poter fare un esperienza di sé (nel campo sessuale) che possa restituirle un senso di integrità e capacità rispettose della propria umanità.</p>
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		<title>Psicoterapia breve?</title>
		<link>https://morenomattioli.it/psicoterapia-breve/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2013 14:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[migliori psicoterapie]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia breve]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapie efficaci]]></category>
		<category><![CDATA[quale psicoterapia scegliere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel campo delle psicoterapia esistono diversi tipi di orientamenti e diverse metodologie di intervento. Nella mia pratica clinica, spesso i pazienti che incontro chiedono una risoluzione dei problemi “il più presto possibile”. Mi sembra importante sottolineare questo aspetto non tanto per rimarcare che non sia corretto il voler ottenere una risoluzione delle problematiche, ma che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel campo delle psicoterapia esistono diversi tipi di orientamenti e diverse metodologie di intervento. Nella mia pratica clinica, spesso i pazienti che incontro chiedono una risoluzione dei problemi “il più presto possibile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra importante sottolineare questo aspetto non tanto per rimarcare che non sia corretto il voler ottenere una risoluzione delle problematiche, ma che dietro all’idea del <strong>“più presto possibile”</strong> si annida quella che è un po’ la tendenza della contemporaneità, ovvero quella di confondere l’essere umano con una macchina. Già la medicina tende a trattare il corpo come una macchina che perde temporaneamente le proprie funzioni, funzioni che necessitano di aggiustare “le parti rotte” per far ritrovare il loro originario funzionamento. Questa è l’idea della macchina. Spesso chi soffre di attacchi di panico, ansia o depressione viene dallo psicoterapeuta con l’aspettativa che si possa essere sottoposti a “quella tecnica terapeutica” che possa riportare il tutto allo stato iniziale, quello prima della malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">
Purtroppo (lo dico per l’ideologia contemporanea) per le problematiche psicologiche o relazionali le cose non stanno così. La mente, la vita di relazione, non sono macchine, non sono un qualcosa che “devono” essere aggiustate, ma sono semplicemente il fondamento del nostro essere, e noi come esseri umani non siamo macchine da aggiustare o computer da riprogrammare.<br />
Dietro l’ideologia dell’essere umano come macchina, si nasconde il bisogno di ricevere sicurezza attraverso la possibilità di esercitare un controllo, un controllo su di sé e un controllo sugli altri. Questo senso di controllo “spesso” è ciò che porta i pazienti a fare delle richieste paradossali, implicitamente si chiede di stare bene “subito” o in tempi molto brevi, non mettendo al centro della faccenda il fatto che ogni problematica psicologica “necessità” della possibilità di mettere in gioco qualcosa di sé. Chi chiede una cura, spesso lo fa con l’implicita aspettativa di non doversi mettere in gioco, deve essere il medico che sottoponendo il paziente ad una “tecnica” deve ripristinare lo stato precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">
Ecco credo sia utile sapere che questo tipo di idea non può essere applicata alle questioni psicologiche, in psicologia non si può effettuare una performance o una prestazione terapeutica, è invece vero che ogni problematica psicologica non deve necessariamente mettere in discussione aspetti ampi del proprio vivere, ma è possibile focalizzarsi su alcuni aspetti che in quel periodo storico “chiedono” una particolare attenzione. In questo senso la <span style="text-decoration: underline;"><strong>PSICOTERAPIA FOCALE</strong></span> adattandosi alle esigenze sintomatologiche del paziente non necessariamente deve essere un trattamento lungo, ma diviene il trattamento che lavora “sul tempo” che gli aspetti di vita (psichica e relazionale) richiedono.</p>
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		<title>Winnicott e Lacan a confronto: attualità di un dibattito per la psicoanalisi</title>
		<link>https://morenomattioli.it/winnicott-e-lacan-a-confronto-attualita-di-un-dibattito-per-la-psicoanalisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 21:55:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Seminari e Congressi]]></category>
		<category><![CDATA[confronto in psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[lacan]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi intersoggettiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>COLLEGIO GHISLIERI PAVIA Seminario Clinico Winnicott e Lacan a confronto attualità di un dibattito per la psicoanalisi Mercoledì 23 Ottobre ore 9.30 -12.00 Aula Biblioteca femminile Collegio Ghislieri Prof. Stefano Pozzoli La costruzione del soggetto tra Winnicott e Lacan Dott. Moreno Mattioli Winnicott, Lacan e la Psicoanalisi Intersoggettiva Dott. Roberto Pozzetti Oggetto ed area transizionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr" style="text-align:center;"><a href="https://morenomattioli.it/wp-content/uploads/2013/10/collegio-ghislieri.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-292 aligncenter" alt="collegio ghislieri" src="https://morenomattioli.it/wp-content/uploads/2013/10/collegio-ghislieri.jpg" width="120" height="80" /></a></p>
<p dir="ltr" id="docs-internal-guid-121d55ad-b8f3-7edf-0871-3c4918a5b51a" style="text-align:center;"><strong>COLLEGIO GHISLIERI</strong></p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;"><strong>PAVIA</strong></p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">Seminario Clinico</p>
<h2 style="text-align:center;">Winnicott e Lacan a confronto</h2>
<h2 style="text-align:center;">attualità di un dibattito per la psicoanalisi</h2>
<p dir="ltr" style="text-align:center;"><strong>Mercoledì 23 Ottobre</strong></p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;"><strong>ore 9.30 -12.00</strong></p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">Aula Biblioteca femminile</p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">Collegio Ghislieri</p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;"><strong>Prof. Stefano Pozzoli</strong></p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">La costruzione del soggetto tra Winnicott e Lacan</p>
<h3 style="text-align:center;">Dott. Moreno Mattioli</h3>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">Winnicott, Lacan e la Psicoanalisi Intersoggettiva</p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;"><strong>Dott. Roberto Pozzetti</strong></p>
<p style="text-align:center;">Oggetto ed area transizionale</p>
<p dir="ltr" style="text-align:center;">La frequentazione del seminario è valido per l’acquisizione di CFU come attività formativa integrativa alla cui certificazione provvederà il prof. Pozzoli.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>Scarica la brochure :</strong></span></p>
<p><a href="https://morenomattioli.it/wp-content/uploads/2013/10/seminariowinnicotlacanpavia-doc.pdf">attualità di un dibattito per la psicoanalisi </a></p>
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		<title>Il ruolo della memoria nelle problematiche Psicologiche</title>
		<link>https://morenomattioli.it/il-ruolo-della-memoria-nelle-problematiche-psicologiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 08:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Mancia]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria implicita]]></category>
		<category><![CDATA[Problematiche psicologiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intreccio che sta lentamente avvenendo tra Psicologia e Neuroscienze ha già prodotto alcuni dati importanti per le applicazioni cliniche. Si ritiene che una delle implicazioni maggiormente rilevanti per il piano clinico possa derivare dalla distinzione che è stata introdotta nella memoria a lungo termine, la quale oggi è distinta in memoria esplicita (o memoria dichiarativa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’intreccio che sta lentamente avvenendo tra Psicologia e Neuroscienze ha già prodotto alcuni dati importanti per le applicazioni cliniche. Si ritiene che una delle implicazioni maggiormente rilevanti per il piano clinico possa derivare dalla distinzione che è stata introdotta nella memoria a lungo termine, la quale oggi è distinta in memoria esplicita (o memoria dichiarativa o autobiografica) e memoria implicita (o non dichiarativa). La memoria esplicita è una memoria cosciente, che può essere verbalizzata e rappresenta la storia autobiografica del soggetto. La memoria implicita, non è ne cosciente ne verbalizzabile, essa comprende il priming, la dimensione procedurale (relativa all’apprendimento motorio) e quella affettivo-emozionale delle esperienze primarie (anche traumatiche). La memoria implicita è il deposito delle esperienze pre-verbali e dunque pre-simboliche che andranno a costituire un nucleo del Sé inconscio non rimosso, che potrà condizionare la vita affettiva, emozionale, cognitiva e sessuale dell’individuo. Come già descritto da M.Mancia (2004), la memoria implicita e la sua organizzazione anatomo funzionale può costituire un punto di incontro tra neuroscienze e psicoterapia. La memoria è una funzione complessa  della mente e del cervello che interessa molti campi di ricerca, da quello neuropsicologico a quello biologico-molecolare, da quello psicologico-sperimentale a quello della psicoterapia.</p>
<p>Come hanno evidenziato (Squire, 1994; Schacter, 1996), la memoria esplicita può essere selettiva, episodica (riguardare ad esempio alcuni fatti specifici del soggetto), oppure può essere semantica, e riguardare fatti, conoscenze, e la capacità di dare un senso al ricordo delle esperienze più antiche. La memoria esplicita permette dunque un processo ricostruttivo della propria storia. La memoria implicita invece si collega a esperienze non coscienti ma non verbalizzabili. La memoria implicita riguarda ad esempio il priming, ovvero l’abilità di identificare un oggetto visivamente o uditivamente come risultato di una precedente esposizione, anche se subliminale rispetto al livello della coscienza. La memoria implicita è anche una memoria procedurale, ovvero una memoria implicata nelle esperienze motorie e cognitive, come i movimenti necessari in determinati sport, per suonare strumenti, è la memoria implicata quotidianamente nei gesti che non raggiungono il livello della coscienza, ma comprende anche la memoria emotiva e affettiva, che comprende la memoria delle emozioni vissute in rapporto a determinate esperienze affettive che caratterizzano le prime relazioni del bambino con l’ambiente in cui nasce. E’ possibile ipotizzare che questo tipo di memoria riguardi anche gli ultimi periodi della vita gestazionale, in cui il feto vive una stretta relazione con la madre, <i>con i suoi ritmi (cardiaco e respiratorio) e in particolare con la sua voce, che vengono a costituire un modello di costanza, ritmicità e musicalità intorno al quale si organizzano le prime rappresentazioni del neonato.</i>  E’ importante rilevare che in questo tipo di memoria possono essere immagazzinate le esperienze sensoriali provenienti dall’interazione con l’ambiente esterno che il neonato percepisce e memorizza.</p>
<p>Gli psicolinguisti attribuiscono molta rilevanza alla voce materna memorizzata dal feto e riattivata al momento dell’allattamento, come indicano le variazioni della frequenza cardiaca e del tasso di suzione del neonato all’ascolto della voce materna rispetto ad altre voci. Dalla nascita e per tutto il periodo in cui si svilupperà il sistema simbolico del bambino (i primi 24 mesi), il bambini andranno incontro a importanti e significative esperienze affettive che nella relazione primaria con la madre, ed è verosimile che queste esperienze siano memorizzate. Molte di queste esperienze saranno positive ed essenziali per la crescita mentale e fisica del bambino, ma molte altre potranno essere <i>traumatiche</i> : negligenze e inadeguatezze dei genitori, una loro patologia mentale, frustrazioni, violenze, abusi che l’ambiente o la famiglia possono perpetrare ai danni del bambino.</p>
<p>Esse costituiranno l’essenza della memoria implicita. Nella misura in cui tali esperienze fortemente cariche di emozioni e affetti, sono memorizzate in questa fase preverbale e presimbolica, faranno parte di un nucleo inconscio della personalità del bambino e ne condizioneranno gli affetti, il comportamento e la personalità anche da adulto. Come evidenziano Stern e Danfer (1998),  esse costituiranno un modo implicito di essere in relazione con l’altro.</p>
<p>L’inconscio di cui si sta parlando non è l’inconscio Freudiano legato alla rimozione, il quale è attuato da aree corticali  riguardanti un periodo della vita in cui non sono ancora mature le strutture necessarie per questo  complesso processo di memorizzazione (ippocampo, corteccia temporale e orbito frontale). E’ piuttosto espressione di un archiviazione (nelle aree corticali posteriori temporo-occipitali, in particolare dell’emisfero destro) che avviene in epoca preverbale e presimbolica e che pertanto resta al di fuori della coscienza e non raggiunge il livello della significazione linguistica.</p>
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		<title>Psicoanalisi in giallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 14:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Libri gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sette psicoanalisti che hanno lo studio a Pavia, uniti dalla scrittura. E’ il secondo libro quello uscito nei giorni scorsi, che unisce Giuseppe Civitarese, Maurizio Collovà, Antonino Ferro, Giovanni Foresti, Fulvio Mazzacane, Elena Molinari e Pierluigi Politi, tutti membri della Società psicoanalitica italiana. Si intitola “Psicoanalisi in giallo. «L’interesse per la letteratura gialla è nato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sette psicoanalisti che hanno lo studio a Pavia, uniti dalla scrittura. E’ il secondo libro quello uscito nei giorni scorsi, che unisce Giuseppe Civitarese, Maurizio Collovà, Antonino Ferro, Giovanni Foresti, Fulvio Mazzacane, Elena Molinari e Pierluigi Politi, tutti membri della Società psicoanalitica italiana. Si intitola “Psicoanalisi in giallo.</p>
<p>«L’interesse per la letteratura gialla è nato in noi dalla percezione della somiglianza tra alcuni sviluppi del romanzo giallo e l’evoluzione del pensiero psicoanalitico – spiega Mazzacane, segretario scientifico del Centro psicoanalitico pavese –. Il modo in cui funziona un giallo e quello in cui si dipana un’analisi sono affini, e i meccanismi della detective story possono essere a pieno titolo accostati ai metodi dell’indagine piscoanalistica, come abbiamo cercato di fare con questo libro».</p>
<p>«Si tratta in entrambi i casi di una congettura in cui il colpevole non risulta facilmente identificabile – prosegue Mazzacane –. Se il commissario Montalbano o il tenente Colombo procedono guidati da ragione e scienza, sicuri del trionfo della verità, da parte sua l’analista, attento osservatore delle vicende del paziente, è mosso dalla convinzione che il suo intervento interpretativo porterà alla soluzione migliore».</p>
<p>Dai bassifondi di Ed McBain, al tenente Colombo e all’Adamsberg di Fred Vargas, l’ottica adottata dagli autori si fonda su alcuni assunti: il fatto che il racconto del paziente possa essere letto a più livelli, e dunque possa essere analizzato con successo anche nella sua rivelatoria struttura narrativa; la figura dello psicoanalista “eroe”, investigatore che si immerge nell’indagine con tutta la sua capacità interpretativa e il suo personale metodo; infine l’epilogo, che come ogni “risoluzione del caso” non necessariamente è edificante, al punto da lasciare spesso zone d’ombra difficilmente sondabili. Ognuno degli autori del libro ha affrontato un aspetto diverso del problema: Mazzacane, ad esempio, attraverso le vicende dell’87° distretto di Ed Mc Bain ha tracciato un percorso parallelo tra l’evoluzione del romanzo giallo e della figura dell’investigatore e l’evoluzione dell’analista impegnato nel lavoro sul sogno.</p>
<p>L’idea di “protagonista conglomerato” di Mc Bain offre l’opportunità di riflettere sui vari fattori che compongono la funzione analitica. L’autore conclude: «Questo libro è un progetto che coltivavamo da anni. Siamo sette colleghi, e nel 2007 abbiamo pubblicato il primo nostro lavoro dal titolo “Sognare l’analisi”. Ci ispiriamo ad un modello comune, il riferimento di campo analitico. Ora abbiamo in cantiere il terzo libro, sempre frutto di un impegno d’équipe. E’ un manuale su come noi intendiamo la psicoanalisi».</p>
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		<title>Un consiglio per i famigliari delle persone che soffrono di Attacchi di Panico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 09:27:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Agorafobia]]></category>
		<category><![CDATA[Attacchi di Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Claustrofobia]]></category>
		<category><![CDATA[Famigliari]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie]]></category>
		<category><![CDATA[Panico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può capitare nella vita di una persona che all’improvviso si sia presi da un forte senso dì incertezza, ciò che era normale e quotidiano può cominciare a fare paura. Sudorazioni, tachicardia, una paura generalizzata e soprattutto una forte paura iniziano a costellare le giornate di chi soffre gli attacchi di panico. Quando arriva l’attacco di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Può capitare nella vita di una persona che all’improvviso si sia presi da un forte senso dì incertezza, ciò che era normale e quotidiano può cominciare a fare paura. Sudorazioni, tachicardia, una paura generalizzata e soprattutto una forte paura iniziano a costellare le giornate di chi soffre gli attacchi di panico.</p>
<p>Quando arriva l’attacco di panico è come se i normali confini del vivere quotidiano andassero perduti, un intensa paura compare di colpo accompagnata da un aumento del battito cardiaco e  da un intensa attivazione dello stato di allerta. La sensazione di un pericolo imminente diventa forte ed opprimente, spesso si può provare un intensa paura di stare per morire o di stare per impazzire. La vita di una persona viene prepotentemente sconvolta da questi attacchi che spesso possono manifestarsi in luoghi in cui c’è molta gente (ad esempio i grandi centri commerciali), oppure in gradi luoghi in cui vi è molto spazio (come le piazze delle grandi città). Anche gli ambienti chiusi (come gli ascensori) possono favorire la paura che può portare all’attacco di panico.</p>
<p>L’unica cosa che una persona che prova un attacco di panico vuole è che l’attacco di panico possa passare nel più breve tempo possibile e che non si ripresenti  mai più nella sua vita. Per questo motivo le persone che iniziano a soffrire di questo disturbo spesso sono spinte a ridurre la loro attività sociale, andare al cinema, dalla parrucchiera, o in banca, può diventare un grosso problema.</p>
<p>La paura che l’attacco di panico possa presentarsi in mezzo alla gente, o comparire quando non c’è nessuno che si conosce e che possa prestare un immediato soccorso, può diventare una vera e propria ossessione. Le persone che soffrono di attacchi di panico, inizieranno a diventare molto insicure, anche l’attività lavorativa potrebbe esserne colpita.</p>
<p>Per aiutare queste persone è necessario che chi sta loro accanto non minimizzi il loro star male, ma invece provi a mettersi nei loro panni, cercando di capire quali sono quelle attenzioni che nel quotidiano possano apportare un sollievo e ridare parzialmente un senso di sicurezza così perduto.</p>
<p>Se una persona non riesce più ad entrare in un supermercato, o a prendere un ascensore è perfettamente inutile minimizzare le sue paure dicendo: “ cosa vuoi che sia, fino all’altro giorno facevi tutto quello che volevi, puoi farlo ancora”. Ecco non è più così, chi sta male ha la necessità che venga compreso che la loro situazione di vita è cambiata, già loro si trovano a combattre con la riduzione delle proprie capacità e autonomie, ciò che implicitamente chiedono è una vicinanza rispettosa e comprensiva, non una minimizzazione o un approccio superficiale alla loro sofferenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/un-consiglio-per-i-famigliari-delle-persone-che-soffrono-di-attacchi-di-panico/">Un consiglio per i famigliari delle persone che soffrono di Attacchi di Panico</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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		<title>Perchè consultare uno Psicologo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 14:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Informazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Consulenza è una modalità di incontro Psicologico, atta a delineare e definire le problematiche portate dalla persona che sta chiedendo un aiuto. Lo scopo della consulenza è quello di mettere a punto le soluzioni ottimali per le problematiche evidenziate, nel rispetto della sensibilià e disponibilità individuali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Consulenza è una modalità di incontro Psicologico, atta a delineare e definire le problematiche portate dalla persona che sta chiedendo un aiuto.</p>
<p>Lo scopo della consulenza è quello di mettere a punto le soluzioni ottimali per le problematiche evidenziate, nel rispetto della sensibilià e disponibilità individuali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://morenomattioli.it/perche-consultare-uno-psicologo-2/">Perchè consultare uno Psicologo?</a> proviene da <a href="https://morenomattioli.it">Moreno Mattioli</a>.</p>
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