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	<title>Educazione Archivi - Moreno Mattioli</title>
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	<description>Psicologo e Psicoterapeuta a Varese</description>
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		<title>Genitori che fanno quello che dicono i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 17:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli. Dai capricci e oltre Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è la crisi del padre, ma è una diluizione della funzione genitoriale che porta alcuni genitori a fare in modo sistematico quello che dicono i loro figli.</p>
<h3>Dai capricci e oltre</h3>
<p style="text-align: justify;">Nel senso comune si dice darle sempre vinte. Quando i bambini sono piccoli, e la coppia genitoriale non ha un assetto regolatore, allora può capitare che i genitori seguano i propri figli in ogni loro capriccio, generando in questo modo un senso di onnipotenza che nel futuro si scontrerà con la realtà delle relazioni.</p>
<h3>Lo smartphone</h3>
<p style="text-align: justify;">Il cellulare può essere un modo per facilitare la diluizione educativa. Se il bambino viene lasciato con lo smartphone (per non sentirlo), allora succederà che nel momento in cui si ascolta il bambino lo si dovrà subire. Il genitore che delega allo smartphone l’occupazione del tempo libero, o l’evitamento del conflitto per aggirare il peso del dire no, purtroppo predisporrà il proprio bambino ad un onnipotenza che potrà prendere vie problematiche.</p>
<h3>La delega</h3>
<p style="text-align: justify;">Alla base della diluizione educativa c’è una delega implicita, il non riuscire a stare in relazione con continuità. L’incapacità di stare in relazione potrà essere camuffato in vari modi, la delega allo smartphone è solo uno degli innumerevoli modi. L’educazione di un figlio non può che avvenire attraverso il vivere una relazione reale, una relazione in cui si incontra il piacere dello stare insieme, e si elabora il peso del conflitto.</p>
<h3>La delega misconosciuta</h3>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso i genitori deleganti non si rendono conto di farlo, e motivi possono essere molteplici. Una coppia che non da spazio al figlio, oppure una coppia che basa il proprio rapporto su una relazione superficiale. Quando gli aspetti narcisistici prevalgono, la delega diventa una modalità di difesa. Il figlio che metterebbe in crisi gli equilibri interni della coppia, oppure l’equilibrio interno personale, spinge i genitori a delegare, o ad evitare la relazione educativa.</p>
<h3>Educare, questo mondo sconosciuto</h3>
<p style="text-align: justify;">Non bastano le buone intenzioni per una buona educazione, ma va ricordato che la RELAZIONE TRA I GENITORI  è il fondamento su cui i propri figli costruiranno la loro personalità. Questo non vuole essere un dire che vuole colpevolizzare i genitori, ma un modo per informare e rendere più consapevoli. Educare non significa dire sempre sì, o sempre no, ma piuttosto creare una relazione famigliare significativa, in cui le cose che fanno e vivono i figli, diventano momento di condivisione e di un fare insieme partecipativo. Educare significa favorire l’espressione del proprio modo d’essere in un ambiente sicuro e attento, e questo non significa che la famiglia non debba essere un luogo reale, dove si può discutere e a volte litigare. Ma il collante deve esser sempre la relazione. In una sana relazione tra genitori e figli, i genitori non saranno subordinati ai loro figli, e non si ridurranno a fare quello che dicono loro.</p>
<p>Per leggere qualcosa sulle difficoltà nel fare famiglia clicca <a href="https://morenomattioli.it/sulle-difficolta-nel-famiglia/">qui</a></p>
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		<title>Come educare i figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2018 08:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dell'Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[come risolvere i problemi educativi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo è un tema molto delicato, un tema che però non può non essere affrontato dai genitori. Che sia implicito o meno, essere genitori significa anche educare i propri figli, ma purtroppo molto spesso la parola educazione rimane una parola vuota, anche se molto usata&#8230; Innanzi tutto è doveroso dire che l’educazione NON è l’istruzione, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Questo è un tema molto delicato, un tema che però non può non essere affrontato dai genitori. Che sia implicito o meno, essere genitori significa anche educare i propri figli, ma purtroppo molto spesso la parola educazione rimane una parola vuota, anche se molto usata&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto è doveroso dire che l’educazione NON è l’istruzione, cioè non è solo insegnare delle cose, come d’altronde l’educazione non può essere dare un modello da imitare, questo sarebbe diseducativo. E’ normale invece che i bambini e le bambine possano identificarsi nei loro genitori, ma il frutto di questa identificazione, sarà un qualcosa di assolutamente soggettivo, unico e non prevedibile. Gli aspetti dei genitori su cui ci sarà identificazione, lo si potrà constatare, ma come ho detto prima, non lo si può prevedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Va da se’ però, che l’educaizone non può esaurirsi nell’identificazione, anche se l’identificazione ne è un aspetto essenziale. Educare, l’educere, sarebbe il favorire l’emregere di ciò che c&#8217;è, del potenziale latente. Questo è sicuramente vero in un ottica puramente pedagogica, se però alla pedagogia affianchiamo anche una teoria del funzionamento mentale, come può essere quella di Fonagy (sulla Mentalizzazione), allora ci accorgiamo che che l’educere non basta, non è sufficiente. Se partiamo dal fatto che ognuno di noi ha un proprio potenziale che può più o meno esprimersi, dobbiamo anche altrettanto dire che in ognuno di noi c’è una capacità più o meno sviluppata di Costruire le proprie potenzialità. Questo aspetto di costruzione non è un fatto individuale, ma è strettamente dipendente dal cosa accade nel rapporto che i bambini/e hanno con i propri care giver e con l’ambiente circostante. Una responsabilità implicita del genitore, è che il suo essere, il suo modo di fare relazione, di fare coppia o di aver fatto famiglia, sarà la base, su cui il proprio bambino/a edificherà il proprio senso di Se’.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ottica educare, significa (oltre all’educere) anche riflettere su quello che si sta trasmettendo al proprio bambino/a, educare in modo consapevole significa essere coscienti che il proprio modo di essere, pensare e sentire diventerà la base su cui il bambino/a costruirà il proprio modo di vedere Se’ e gli altri, diventerà il proprio modo di orientarsi. Responsabilità non significa colpa, non significa automaticamente che se il bambino ha dei problemi “allora” la colpa è del genitore; responsabilità significa che il ruolo del genitore è quello di aiutare e sostenere il proprio bambino/a nella capacità di leggere le situazioni, sapendo che la capacità di leggere le situazioni è un qualcosa che si Co-costruisce insieme, che non esiste un bambino isolato dalla mamma e dal papà, come non esiste un bambino che nasce senza degli aspetti potenziali innati propri.</p>
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		<title>Campagna contro il bullismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 12:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Metto il link di una campagna contro il bullismo che nella sua semplicità è molto efficace. Questo video può aiutare a far capire &#160;ai bambini cos&#8217;è il bullismo e come ci si può difendere. Per vedere il video, cliccare il link sottostante http://it.aleteia.org/2016/04/15/questa-e-forse-la-campagna-contro-il-bullismo-piu-bella-di-sempre/ &#160;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Metto il link di una campagna contro il bullismo che nella sua semplicità è molto efficace.</p>
<p>Questo video può aiutare a far capire &nbsp;ai bambini cos&#8217;è il bullismo e come ci si può difendere.</p>
<p>Per vedere il video, cliccare il link sottostante</p>
<p>http://it.aleteia.org/2016/04/15/questa-e-forse-la-campagna-contro-il-bullismo-piu-bella-di-sempre/</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;urgenza e il tempo per capire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2016 12:37:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si è presi da un problema, quando si è in grande difficoltà, nasce spontaneamente un urgenza, l&#8217;urgenza di risolvere, l&#8217;urgenza di avere una risposta. Questo normale stato psicologico, che si attiva nelle situazioni di forte stress (forte stress=forte problematicità), è funzionale là dove il riconoscimento del problema è appropiato rispetto al pericolo soggettivamente percepito. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando si è presi da un problema, quando si è in grande difficoltà, nasce spontaneamente un urgenza, l&#8217;urgenza di risolvere, l&#8217;urgenza di avere una risposta. Questo normale stato psicologico, che si attiva nelle situazioni di forte stress (forte stress=forte problematicità), è funzionale là dove il riconoscimento del problema è appropiato rispetto al pericolo soggettivamente percepito. Non raramente però, accade che lo stato di allarme, il pericolo percepito tende a rimanere costante, ad essere sempre presente, e l&#8217;effetto di tale condizione, è quello di generare un&#8217;<strong> urgenza cronica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;urgenza cronica necessita sempre di risposte immediate, ogni situazione diventa un potenziale pericolo dove &#8220;aspettarsi&#8221; sempre una risposta immediata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo tipo di aspettativa, genera la necessità, la non procastinabilita della risposta, e la risposta DEVE rientrare all&#8217;interno della gamma delle aspettative soggettive. Tutto ciò che esce da queste aspettative diventa perturbante, traumatico, da rifiutare. Aspettative molto selettive e rigide, producono inevitabilmente sofferenza&#8230;&#8230;nel tempo, avere una o più relazioni che possano sostenere questa situazione è raro, e molto difficile. Dall&#8217;altra parte invece, lo sviluppo di una gamma di aspettative NON rigide, ma flessibili,  di aspettative che possano MODIFICARSI con l&#8217;esperienza, allora, possono creare quel senso di sufficiente sicurezza personale, che permettono di affrontare i diversi aspetti del vivere quotidiano in modo soddisfacente e costruttivo per Sé e per gli altri.</p>
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		<title>Essere Educatore e Fare l&#8217;Educatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Moreno Mattioli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 08:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Educare]]></category>
		<category><![CDATA[Educatore]]></category>
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		<category><![CDATA[Pedagogia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Credo che queste considerazioni sul “fare” educativo possano valere sia per chi fa di professione l’educatore e sia invece per chi sta vivendo l’esperienza di essere padre o madre. Ma che cosa significa educare? In Pedagogia è insegnato che educare deriva dal educere ovvero il tirare fuori ciò che c’è, ovvero tirare fuori i talenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che queste considerazioni sul “fare” educativo possano valere sia per chi fa di professione l’educatore e sia invece per chi sta vivendo l’esperienza di essere padre o madre.</p>
<p>Ma che cosa significa educare? In Pedagogia è insegnato che educare deriva dal <i>educere</i> ovvero il tirare fuori ciò che c’è, ovvero tirare fuori i talenti di “quell’individuo”. In questo senso educare ha il significato di riuscire a capire quali sono le potenzialità di quell’individuo e di aiutarlo a vivere quelle situazioni che possono permettergli di esercitare i propri talenti sviluppandoli.</p>
<p>L’educatore è così una persona che partendo dalla propria umanità è capace di cogliere nell’altro il suo potenziale umano, di cogliere le attitudini e le capacità di un bambino o di una bambina, oppure il potenziale nascosto di una persona che sta vivendo un momento di difficoltà. Educare e fare l’educatore non può “non” partire dall’umanità di chi educa, l’educatore potrà cogliere i talenti di una persona solamente partendo dalla possibilità di cogliere i <i>propri</i>.</p>
<p>Perché ci possa essere un agire educativo è necessario che chi educa possa “appoggiarsi” alle fondamenta della propria esperienza umana come persona. Fare l’esperienza delle proprie attitudini, dei propri bisogni e desideri, è la pre-condizione necessaria per un autentico agire educativo, altrimenti il rischio è quello di “istruire” e non di educare.</p>
<p>La differenza tra l’istruire e l’educare lo possiamo cogliere nel fatto che l’istruire appartiene al trasmettere una forma di sapere che non “ha” un aggancio con la propria vita e la propria esperienza come uomo o come donna, mentre l’educare, il vero agire educativo, necessita che l’educatore possa appoggiare il proprio fare educativo sulla propria esperienza umana.</p>
<p>E’ in questo senso che oggi per come è strutturato il nostro sistema formativo e scolastico, si può pensare come negli asili nido e nelle scuole materne si cerchi di attuare un necessario fare educativo, mentre dalla scuola primaria in avanti, l’aspetto dell’istruzione diventa predominante.</p>
<p>Non volendo ideologicamente evidenziare come l’aspetto educativo debba necessariamente essere migliore dell’aspetto dell’istruzione, mi sembra importante dire che fare il genitore “deve” necessariamente passare attraverso un agire educativo, allo stesso modo di chi occupandosi di persone in difficoltà è chiamato ad operare sulla stessa linea di intervento.</p>
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