La Dislessia e il contesto di apprendimento

La Dislessia insieme alla Disgrafia e alla Discalculia è una problematica dell’apprendimento che sembra essere in grande crescita all’interno delle scuole. Considerando il fatto che attualmente la spiegazione di questo disturbo sembra appoggiarsi su di una causalità di tipo genitico, colpisce ancor di più l’apparente epidemia di questa problematica. I grandi numeri epidemiologici della dislessia però, possono far porre una semplice ma importante domanda, perché?

Come mai queste nuove generazioni sembrano manifestare in maniera così importante l’espressione di questa alterazione genetica?

Credo sia una domanda lecita, una domanda che nei prossimi anni potrà impegnare le neuroscienze su questo punto.

E’ vero però che un genitore a cui viene segnalato che il figlio probabilmente ha una problematica di dislessia e a cui viene indicato un accertamento diagnostico al riguardo, può comunque farsi preliminarmente alcune domande. La prima di queste potrebbe essere: “ma in che cosa mio figlio è diverso dagli altri bambini della sua classe?”, ovvero in che modo l’apprendimento della lettura, della scrittura e del fare le operazioni aritmetiche si discosta dal resto della classe?

Capita all’interno delle scuole che i bambini siano sottoposti a delle prove che più di altre possano mostrare delle problematiche rilevanti in queste aree. Spesso l’osservazione delle maestre, sostenute da queste prove, possono indurre i docenti a segnalare questo tipo di problematiche.

E’ vero però che se in una classe si riscontrano problemi di dislessia (ad esempio) in una decina di bambini credo sia lecito chiedersi, c’è una così alta concentrazione di questa problematica di tipo genetico, oppure forse c’è qualcosa nel contesto di apprendimento che interferisce con l’acquisizione delle capacità di lettura o scrittura? Apprendere la capacità di leggere e quella di scrivere, implica la messa in gioco di sistemi neurobiologici che non hanno una chiara spiegazione scientifica. Spesso viene molto sottovalutato “l’effetto gruppo”che influisce sulle capacità di apprendimento del singolo bambino. Oggi nelle scuole le classi sono sempre più numerose, le insegnanti sono chiamate a rispettare i programmi ministeriali, e passa in secondo piano una pre-condizione essenziale dell’apprendimento, la classe. Cosa succede in una classe mentre è in atto un processo di apprendimento?

Il lavoro con il gruppo è un lavoro molto particolare, e classi che superano le 12- 13 unità (oggi ci sono classi alle elementari composte da 24 bambini) si pongono già nella dinamica del “medio gruppo”, una dinamica che per sua consistenza psicologica offre un attivazione emotiva importante, con una conseguente possibile spinta disgregativa “sul piano dell’attenzione”.

Dunque i genitori che si trovano con una segnalazione di ipotesi di dislessia per il proprio bambino, è bene che possano parlare con le insegnanti e gli altri genitori per capire se la problematica riguarda “solamente” il loro bambino, oppure se invece in un qualche modo può riguardare diversi altri bambini della classe. Nel caso in cui il problema fosse diffuso, credo sia utile aprire una riflessione sul “cosa accade” nel contesto classe nel momento dell’apprendimento. Questa domanda è utile potersela fare per poter escludere la possibilità che dinamiche di interazione tra insegnanti e  bambini (dinamiche del gruppo classe) possano influire sulla capacità di apprendimento del singolo, producendo dei disturbi dell’apprendimento indotti dal contesto.

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