Il vuoto dentro

Esistono degli stati mentali in cui una persona può avvertire che di tutto ciò che la circonda, nulla ha più un valore. Ma ciò che ha perso valore, ciò che non si ritrova più è un senso al proprio vissuto interiore. Guardandosi dentro, non si trova più niente, esiste un vuoto esistenziale.

E’ depressione?

Sicuramente negli stati depressivi esiste questo tipo di vissuto, ma non solo, anche nei disturbi borderline di personalità possiamo rivenire quote importanti di vuoto, vuoto che spesso si tenta di coprire con atti autolesivi.

La cura della depressione e del disturbo borderline

Se in senso generale la psicoterapia di questi disturbi necessita di una trasformazione delle strutture psichiche non vitali che hanno portato ai disturbi, certamente la cura di questi due tipi di disturbi mette il curante in una posizione diversa, a seconda del disturbo con cui si trova a trattare.

Curare la depressione

Nella cura della depressione, si tratta di creare un aggancio rispetto alla completa devitalizzazione del mondo interno del paziente. Nei casi più severi, l’integrazione di una terapia farmacologica con la psicoterapia, risulta un prerequisito fondamentale. Lo psicoterapeuta può implicitamente chiedere alla terapia farmacologica di creare degli spazi di sollievo, dove poter entrare per iniziare a costituire un legame che abbia come sfondo quello della vitalità. Per vitalità qui si intende quella di restituire la capacità di elaborare contenuti psichici non digeriti.

Nel disturbo borderline

Qui la devitalizzazione del mondo interno non si vede direttamente nel comportamento, ma spesso lo si può incontrare all’interno della psicoterapia. Queste pazienti hanno la tendenza ad agire, ad essere impulisive, sia sul piano sociale che personale. In questi casi l’impulsività ha come scopo quella di coprire la percezione del vuoto, del niente che esiste dentro di sé. Anche in questo caso la terapia psicofarmacologica potrebbe diventare un prerequisito necessario, per poter tollerare la discesa nelle profondità della propria esperienza soggettiva. Questa discesa si rende necessaria per  poter curare effettivamente gli elementi che vanno a strutturare il disturbo.

La cura del vuoto

In realtà è necessario che lo psicoterapeuta sappia che il vuoto interiore, non è un vuoto senza una struttura. La struttura soggettiva potrà assumere forme strane, potrà mimetizzarsi all’interno del dolore e della nullificazione, però questa struttura c’è. E le strutture non vitali che generano il vuoto, dovranno diventare l’oggetto dell’azione psicoterapica. Solo modificando queste strutture non vitali, la persona potrà ricominciare a percepire un senso dentro di sé.

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