Nel proliferare delle diverse forme di sofferenza psicologica, spesso al fondo di ogni vita che soffre è possibile trovare “anche” una problematica con l’amore. L’amore è forse uno dei sentimenti di cui si parla e si scrive di più, e non solo nel campo della psicologia, ma sicuramente nell’arte, nella letteratura e nel cinema. Nonostante questi tentativi di rappresentazione, l’amore sembra mantenere un carattere di ineffabilità che ne produce il suo mistero e in fondo il suo desiderio. Parlare d’amore significa parlare del mondo affettivo di ogni essere umano, del suo bisogno e desiderio d’amare.
Spesso questo bisogno viene negato, cancellato, o semplicemente espulso dalla vita del quotidiano, e si continua a vivere credendo che si possa non rispondere alla radicalità che questo sentimento richiama. In fondo le domande dell’amore sono molto semplici, anche se è difficile assumere la responsabilità della risposta. Spesso la domanda che la persona non riesce o non può farsi è questa: “io sto bene insieme alla persona che mi sta accanto?”…..L’amore non necessità di ragionamenti o congetture, l’amore richiama a quel profondo sentire che rilascia una risposta semplice ma radicale, spesso è difficile assumere la responsabilità di ciò che si prova verso le persone più vicine, il partner o la partner, ma anche verso i figli e verso le amicizie. Spesso è anche difficile assumere la risposta ad un’altra semplice domanda: “io come sto con me”.
Tutto ciò è legato all’amore e al sentimento dell’amore, all’amore che si prova verso gli altri e all’amore che si può provare verso sé. Spesso dietro ad una sofferenza psicologica, scavando un po’, è possibile scoprire che queste domande inascoltate vivono dentro di sé chiedendo un posto o uno spazio, chiedendo una risposta, chiedendo di poter appartenere alla vita della persona che le prova.

