Anoressia come patologia della velocità e dell’iperconnessione


È curioso ed inquietante, constatare come una cura seria dei disturbi alimentari gravi, necessiti di molto tempo. Questi tempo è necessario, per poter fare quei piccoli passi che permettono di entrare in contatto con la soggettività psicosomatica.

La caduta dell’ideale del breve

Non esistono strategie per abbreviare i tempi (logici) dell’accesso alla soggettività, esistono strategie che creano l’illusione di una risoluzione sintomatica. Ma sappiamo troppo bene oramai, che il prendere peso non è la soluzione dell’anoressia. E’ troppo facile osservare come anche dopo un ricovero residenziale (dove il peso è stato preso), al suo temine, rientrando a casa, la paziente potrà riperdere tutto il peso preso, ed anche di più.

 

Il perché dello specifico psicoanalitico

Attraverso una lettura psicoanalitica dell’anoressia, è possibile uscire dalle strategie brevi, e dai protocolli standardizzati. In tutti e due i casi, c’è un tentativo di codificare il tempo. Ma le pazienti anoressiche ci mostrano che il tempo della soggettività, non è un tempo codificabile a priori, ma è un tempo che può nascere dal RITMO dell’incontro. Il ritmo nell’anoressia è molto spesso congelato, annichilito, annientato.

La soggettività è sepolta sotto questo annientamento, e i protocolli di intervento standard, sono delle forme di rieducazione sintomatica. In questo modo, viene lasciato fuori (dallo standard) lo specifico soggettivo, che è ciò  che determina il ritorno dei sintomi dopo un trattamento.

Dilatare il tempo per accedere alla semplicità 

La clinica psicoanalitica mostra come la possibilità di contattare la soggettività anoressica, richieda una dilatazione del tempo, un rallentamento, per cercare di produrre dei piccoli varchi, all’interno dei quali introdurre un punto di incontro, psicosomatico. La terapia non può che essere costellata dalla co-creazione di una successione di punti di incontro, (e di divisione soggettiva) unico modo per far sì che la soggettività sia all’interno della terapia, e non fuori.

La terapia senza soggettività 

Una terapia non soggettiva, è una terapia senz’anima, senza la sostanza vitale dell’essere. È una terapia che non allevia la persona dai fardelli dei nuclei di angoscia che hanno strutturato l’esperienza di sé della paziente. L’Anoressia è una massa di godimenti (in senso Lacaniano) fusi tra di loro, incistati nel corpo, con il rischio che diventino irrecuperabili, e non visibili dalla società della velocità e dell’iperconnessione. 

L’anoressia come sintomo della modernità 

Liperconnessione, moltiplica le immagini di sé, e del vuoto esistenziale che esse contengono. La velocità, annulla il soggettivo, facendolo rinchiudere in un bozzolo nascosto, moltiplicando l’intolleranza per il proprio corpo-anima, fusione di un sé, sostenuto dall’ideale dello sparire, come anche la moda dell’ipermodernita dimostra.

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