Come affrontare l’iinsoddisfazione nel lavoro

Molte persone si alzano alla mattina, e avvertono come un peso nel dover uscire da casa e affrontare una nuova giornata lavorativa.
Perché può succedere questo? Quali le possibili cause?

Prima di tutto, è il potersene accorgere

Non è scontato che l’insoddisfazione lavorativa possa essere percepita direttamente, che si riesca a collegare lo stato di un malessere persistente alle cause lavorative. Il lavoro può logorare nel tempo, creando un disagio che tende ad incarnarsi, a diventare una parte di sé, così dentro di sé, che il disagio può sembrare un qualcosa da cui non ci si potrà mai separare. Anzi può diventare quasi impossibile il poterlo solamente pensare.

Il valore psichico del lavoro

Il lavoro è ciò che caratterizza la vita adulta (così come il gioco dovrebbe caratterizzare quella dei bambini).  Attraverso il lavoro l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni e quelli dei propri cari. Nello specifico si potrebbe anche parlare di soddisfazione dei desideri, anzi, potremmo dire che il desiderio è il modo particolare attraverso cui l’individuo cerca di soddisfare i propri bisogni. Un esempio semplice: tutti devono mangiare (bisogno), ma il modo in cui farlo appartiene al campo del desiderio. Su questa semplice distinzione, tra bisogno e desiderio, possiamo ricavare il valore psichico che implicitamente attribuiamo al lavoro, e questo valore, ci introduce alle possibili cause di malessere che la routine lavorativa può generare.

Il lavoro: tra bisogno e desiderio

Come in ogni vicenda umana, quando il lavoro è sostenuto dal desiderio, allora ci sono le condizioni per la soddisfazione e la crescita (personale e professionale). Quando il lavoro si appiattisce sulla dimensione del bisogno, allora cominciano i problemi. La perdita o la caduta del desiderio, fa perdere la prospettiva, lo sguardo verso un’avvenire, e iniziano a crearsi delle sacche nella personalità, che diventano “zavorre” psichiche, ovvero  dei veri e propri pesi  psichici da portare e sopportare.

Gli effetti delle zavorre

Il peso  psicologico, diventa un qualcosa che implicitamente obbliga il sistema psichico a doversene farne qualcosa. E come si formano le zavorre? Utilizzando la metafora dell’apparato digerente, possiamo dire che una buona digestione avviene quando il sistema psichico è in grado di assimilare i propri nutrienti (ciò che stimola il desiderio e l’ampliamento della prospettiva), e quando riesce a scartare ciò che non gli serve. Le zavorre invece,, sono la difficoltà nel distinguere ciò che serve da ciò che può essere effettivamente scartato. Nell’ indecisione su ciò che può essere scartato, si tende a trattenere tutto. Questo trattenere, è spesso generato dalla paura del cambiamento, o dalla impossibilità di prendere (e mantenere) una posizione che si ritiene utile per il lavoro (e dunque a anche per sé stessi).

Aprirsi alle nuove prospettive 

Perché ciò possa accadere, innanzi tutto è necessario coltivare un atteggiamento attivo all’interno del proprio lavoro. Un atteggiamento attivo, significa che la routine del quotidiano non deve intorpidire la propria capacità di valutazione. Ciò che non va, ciò si avverte come pesante, o addirittura nocivo per sé stessi, deve poter essere colto. Deve poter avere uno spazio mentale in cui farlo esistere, per avvertire le risonanze emotive di ciò che può significare. Arrivare ad un proprio significato personale, nel disagio sul lavoro, è il primo passo per poter prendere delle Reali decisioni. È per Reali qui si intende il capire che cosa effettivamente si cerca e si vuole da proprio.

 

Per approfondire 

 

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