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Una chiave per uscire dall’Obesità: il ritmo

Una delle caratteristiche più comuni nelle persone che soffrono di sovrappeso o obesità, è la riduzione della capacità di movimento. Il senso comune vuole che la persona che ingrassa perda progressivamente la capacità di muoversi, oltre che il piacere di farlo.

Una valutazione psicologica però, può mostrare altro.  Lo stile psicologico individuale può manifestarsi in configurazioni di movimento che oggi possiamo definire come poco ritmiche. L’obesità e il sovrappeso nella maggioranza dei casi hanno delle cause di tipo psicologico, e uno degli effetti principali che queste cause provocano, è quella di diminuire le capacità ritmiche dell’organismo.

Cosa sono le capacità ritmiche?

Il ritmo lo possiamo pensare come il ponte che collega la sfera biologica con quella psicologica. Quando una persona inizia a mangiare in modo disordinato o troppo abbondante,  va a modificare quelli che sono i ritmi metabolici. Mangiare e digerire necessitano di loro ritmi particolari, una volta si diceva “mangia piano!”.

Una persona che inizia ad avere un alimentazione disordinata, altera il ritmo sociale dell’alimentazione.  Il classico: colazione, pranzo e cena (con eventuali spuntini), si altera profondamente.

Il ritmo sociale

Esistono i ritmi biologici, ma esistono anche i ritmi sociali. Come il calendario è una convenzione, così lo sono anche le abitudini alimentari. Il fatto che sono convenzioni, non vuol dire però che non abbiamo degli effetti profondi in noi stessi. Noi apparteniamo ad un campo sociale, le sue regole, le sue aperture o possibilità, non sono un qualcosa che possiamo ignorare a nostro piacimento. Le convenzioni sociali scandiscono dei ritmi che si incarnano nel nostro corpo e nella nostra psiche. La persona obesa o in sovrappeso, tende a perdere la sua capacità di movimento non solo perché “aumenta di peso”, ma anche e sopratutto perché non può (o non tollera) di SENTIRE il proprio corpo.

Il corpo che si muove

La persona obesa, non tollera di sentire il proprio corpo. Nel suo immaginario, allontana da Se la percezione delle parti flaccide, delle parti molli, delle parti…obese. Il corpo che si muove, è un corpo che ripropone questo tipo di contatto, il corpo che si muove, è un corpo che amplifica questo tipo di percezione. È questo il motivo per cui le persone obese tendono a muoversi poco. Il problema della fatica, della difficoltà dei movimenti è un fatto vero, sotto cui si nasconde questo tipo di verità.

 Ritmo e percezione

Per uscire dall’obesità (o dal sovrappeso), esiste una chiave di volta. Oltre alla necessita’ di una dieta equilibrata (che presuppone l’essere seguiti sul piano Nutrizionale attraverso una relazione d’aiuto) si necessita anche di un altro tipo di lavoro, quello sul ritmo-movimento. Ciò che può sfuggire a chi si occupa di riabilitazione nutrizionale, è che il punto di cambiamento psicofisico, non è il solo fare movimento per riattivare il metabolismo, ma anche, la possibilità di riabilitare la propria percezione  psico-corporea.

Riabilitare il movimento,  non significa spingere la persona obesa a fare una qualche attività sportiva, oppure, a camminare per perdere peso. Riabilitare, significa introdurre la persona obesa a compiere dei movimenti consapevoli, movimenti in cui si possa percepire la ritmica che è stata soffocata, violata e annullata. Spesso, quello che è accaduto alla propria ritmica del movimento, è un qualcosa di analogo che accaduto ad un aspetto del Se e della storia del paziente.

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About Moreno Mattioli

Psicologo e psicoterapeuta. Opero da diversi anni a Varese presso il mio studio professionale in via Piatti 9.

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