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C’è linguaggio nell’inconscio di Freud?

Riprendendo alcuni passi dell’articolo di Roberto Finelli su “Rappresentazione e linguaggio in Freud“, riporto una constatazione teorica che ritengo possa essere di un certo interesse per chi studia e si occupa del rapporto tra Psiche e Linguaggio:

Dice Finelli:

“E’ lo snodo della funzione linguistica a fondare la distinzione, nella psiche umana, tra conscio e inconscio, e a derivarne la dualità delle logiche che ne derivano e di cui quella attinente all’inconscio si caratterizza come una logica caratterizzata dall’assenza di linguaggio: diversamente di quanto poi avrà a concepire Jacques Lacan con la sua celebre, e celebrata, concezione dell’inconscio strutturato come un linguaggio”.

Direi che l’articolo di Finelli è di un certo interesse per chi si occupa dei rapporti tra inconscio e il linguaggio in Freud; di tale rapporto mi sembra utile metterne in evidenza un punto cruciale, ovvero, il perché nell’inconscio di Freud non vi può essere  presente alcun tipo di linguaggio, e di come l’inconscio Freudiano non possa essere accostato, assimilato o analogizzato ad alcuna forma di linguaggio.

Citando Freud (Metapsicologia): “I processi del sistema Inc sono atemporali, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alterati dallo scorrere del tempo, non hanno, insomma, alcun rapporto col tempo. Anche la relazione temporale è legata al lavoro del sistema C”.

Cosa vuol dire tutto ciò? possiamo pensare che nella teoria di Freud, ciò che è presente nell’inconscio, non è articolato in nessun modo, le rappresentazioni inconsce non hanno nessuno tipo di rapporto tra di loro, il rapporto, genererebbe di base una sequenza (o una configurazione), e dunque una temporizzazione.

Questo passaggio è cruciale perché va a sostanziare la differenza tra ciò che è linguaggio e ciò che non lo è; un linguaggio (che sia il linguaggio verbale, o che sia un linguaggio inteso come struttura sequenziale di significanti) non può che essere sequenza. E’ la natura stessa della sequenza a sancire l’esistenza del tempo, possiamo dire che la sequenza è tempo in atto.

Va da se’ dunque che ciò che è nell’inconscio, o l’inconscio in se’, non può contenere o essere considerato come una qualsiasi forma di sequenza, pertanto, nell’inconscio Freudiano, non vi può essere contenuta alcuna forma di linguaggio, e allo stesso tempo, l’inconscio Freudiano non può essere considerato in nessun modo “come” un linguaggio.

N.B.

In caratteri specifici del sistema Inc, Freud scrive: “Il nucleo dell’Inc è costituito da rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali sono* fra di loro coordinati, esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi, e non si pongono in contraddizione reciproca”.

*Va sottolineato che nel testo Metapsicologia della Boringhieri del 1978 e ristampato nel 2006 si può trovare questa nota in riferimento al “sono”, ecco la nota: “Così in tutte le edizioni tedesche. Tuttavia il senso della frase suggerisce piuttosto che i moti pulsionali “non” siano coordinati. E’ probabile che per una svista sia stato omesso un “nicht” nel testo tedesco”.

 

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About Moreno Mattioli

Psicologo e psicoterapeuta. Opero da diversi anni a Varese presso il mio studio professionale in via Piatti 9.

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